Italian Fintech Awards: CheBanca! manda a Londra la migliore startup italiana

12 finalisti, 6 categorie in gara. Chi vince va a Londra con un assegno da 25K. Cosa è cambiato in 2 anni di fintech italiano, dal primo GrandPrix a una nuova grande avventura: gli Italian Fintech Awards

«Fino a 2 anni fa in Italia pochi sapevano cosa significasse la parola Fintech, l’ecosistema era piccolo, ed eravamo davvero in pochi a scommetterci. Ora la musica è cambiata». Così Mattia Ciprian, founder di ModeFinance, intervistato da SmartMoney commenta lo scenario italiano del settore fintech.

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Dove eravamo rimasti

Certamente uno dei primi esperimenti di valorizzazione del fintech italiano è stato il GrandPrix di CheBanca! del 2014, dove 14 tra startup, imprese e idee d’impresa non si sono solo contese 4 assegni da 25 mila euro: si sono fatte conoscere.
Sono passati poco più di 2 anni da allora, eppure sembrano molti di più. Secondo i dati del Polihub di Milano, nel 2014 il fintech italiano ha raccolto complessivamente investimenti per 7,15 milioni di euro, praticamente meno della metà del round che MoneyFarm chiuderà un anno dopo.

Ciprian e la sua startup 2 anni fa sono stati tra i vincitori del GrandPrix, e di strada ne hanno fatta molta. ModeFinance, spin-off fintech dell’Università di Trieste nato per applicare i Big Data alla finanza, era una realtà già solida, ma coi 25 mila euro di CheBanca! ha potenziato team e tecnologia di ModeFinance. A luglio 2015 ha ottenuto la certificazione ESMA (European Securities and Markets Authority), ed anche diventata agenzia di rating europea.
Oggi a Trieste sono in 15, vendono i loro report a più di 300 multinazionali in tutto il mondo e dicembre 2015 ha chiuso un round da 1,3 milioni con il gruppo Corvallis, che gli stanno consentendo di aggredire i mercati di mezzo mondo. In una parola, internazionalizzazione.

Tra i vincitori del GrandPrix c’era anche Borsadelcredito.it. Nata come piattaforma per aiutare le imprese a ottenere prestiti dalle banche, la startup a ottobre del 2015 Borsadelcredito.it ha aperto anche un canale di p2p lending riservato alle imprese, e per il 2016 gli obiettivi sono molto ambiziosi. «Vogliamo raggiungere un traguardo importante di erogato, 100 milioni», ha detto il Ceo Antonio Lafiosca. Le premesse ci sono tutte: in poco più di 2 mesi Borsadelcredito.it ha fatto quasi mezzo milione di erogato e conta oltre 500 prestatori.

Leggi anche: Ferrari, “3 motivi per puntare tutto sul fintech nel 2016″

Cosa è cambiato in Italia in 2 anni

Se 2 anni fa erano ancora poche decine le startup in Italia, adesso la musica è finalmente cambiata. O almeno dà ottimi segnali. Il fintech italiano nel 2015 non ha certo deluso le aspettative, anzi, tutt’altro. C’è l’eCommerce, che come vediamo proprio in queste ore sta scalando anche nel mercato dell’editoria digitale. Diversificazione, native advertising, o più semplicemente: soldi. Ma il fintech pensa anche ai commercianti “tradizionali”, perché acquisti vuol dire anche pagamenti, mobile payments, un settore dove le nostre startup iniziano a scalare velocemente e a guadagnare fette di mercato anche all’estero. E viceversa inizia a crescere la concorrenza, con l’arrivo in italia di startup fintech, non solo nei pagamenti ma anche nel settore banking.

Ma la vera, grande, cartina di tornasole sono i round milionari chiusi nel 2015 da MoneyFarm, Satispay e Doveconviene: 3 startup, dello stesso settore, nella top ten dell’Open Summit di Milano del 14 dicembre. Tra fondi d’investimento, banche, grandi società, holding finanziarie, a metterci soldi (tanti) sulle startup fintech nostrane sono stati gli inglesi, ovviamente. In Italia la crescita dell’ecosistema prima che del settore procede a piccoli passi, il Regno Unito, invece, in questi ultimi 2 anni si è conquistato il primato mondiale di Regno del Fintech.
Sempre gli inglesi sono quelli che hanno investito sul p2p lending di Smartika e che poche settimane fa agli UK-Italy Business Awards hanno staccato un biglietto per Londra per la startup fintech italiana Solo.

Leggi anche: Tutto il Fintech italiano del 2015 in un post

Adesso chi vince va a Londra (e con un assegno da 25K)

Le premesse c’erano tutte, e sarebbe davvero difficile dimostrare il contrario: la più grande difficoltà per le startup fintech italiane è competere sul mercato con l’estero, con ecosistemi più grandi, organizzati e competitivi. E per crescere c’è bisogno di un boost, per questo CheBanca! ha deciso di riprendere l’esperienza del GrandPrix, e visto che di strada se n’è fatta tanta, l’ambizione è ora quella di farne molta di più e di creare non un evento ma L’Evento del fintech italiano: arrivano i CheBanca! Italian Fintech Awards.

Non è solo il nome a cambiare, ma la location, i partner e, soprattutto, le prospettive: oltre al premio in denaro da 25 mila euro, infatti, la startup vincitrice andrà a Londra, per un periodo di accelerazione nella città-cuore del fintech in Europa.
E alla fine, i 12 finalisti vincono tutti, prima e dopo l’evento. Prima, con un periodo gratuito di 2 settimane di formazione e boost, nel quale potranno sviluppare e migliorare i propri progetti con mentor ed esperti. Dopo, quando per i progetti più interessanti potrebbero anche aprirsi delle collaborazioni con CheBanca!.

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Cos’è il FinTechStage e cosa succede a Milano il 5 e 6 maggio

FinTechStage è un format (ma anche piattaforma) ideato nel 2015 da Matteo Rizzi, pioniere italiano che 20 anni fa ha iniziato a muovere i primi passi nel Fintech, quando ancora il settore neanche si chiamava così. Si svolge tutto in 2 giorni a Milano, al Talent Garden Calabiana, dove si incontrano i 3 attori principali del fintech: banche, investitori e startup.
La prima giornata, quella del 5 maggio, è di networking puro, ma a porte chiuse. Poi, nella giornata conclusiva del 6 maggio si aprono le porte al pubblico, ed è lì che quest’anno al TAG si incontreranno e sfideranno a suon di pitch i 12 finalisti dei CheBanca! Italian Fintech Awards.

CheBanca! Italian Fintech Awards, prime istruzioni per l’uso

Alla Call di CheBanca! possono partecipare tutte le startup innovative (si definiscono startup innovative le società di cui all’art.25 del D.L. n. 179/2012, convertito in L. n. 221/2012, e successive modifiche), le società di persone e i team informali, anche se non ancora costituiti in società o startup.

Sono 6 le categorie in gara: Onboarding & engagement; Tech, data & cyber security; Servizi SME; Lending & investments; Payments; Alternative finance (Equity). Per ognuna di queste categorie una giuria qualificata selezionerà i migliori 2 progetti, che andranno a comporre la platea dei 12 i finalisti. A differenza del GrandPrix ci sarà poi una novità: il voto della community, una sorta di premio della critica.

Stay tuned!

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