Boom! Sardex ha fatto girare 100 milioni in 3 anni. Ed era solo una startup

La notizia arriva da Facebook: dal 2012 il circuito di moneta complementare sardo ha fatto transazioni per 100 milioni. Di questi e altri numeri parla a Startupitalia Carlo Mancosu, co-founder di Sardex.

Quando sono partiti, nel 2009, molti li davano per spacciati ancor prima di iniziare, altri ridevano. “Ahahah, vogliono ritornare al baratto”, oppure ancora “c’è da scommettere: chiuderanno dopo il primo anno”. E invece eccoli qui, i giovani di Sardex, a tirare (davvero con tanta umiltà) le somme degli ultimi 3 anni di attività, quelli nei quali hanno fatto davvero boom. E non è stato facile arrivare fin qui.

I fondatori di Sardex (da sinistra): Gabriele Littera, Piero Sanna, Carlo Mancuso, Giuseppe Littera and Franco Contu. Foto: Alessandro Toscano

I fondatori di Sardex (da sinistra): Gabriele Littera, Piero Sanna, Carlo Mancuso, Giuseppe Littera and Franco Contu. Foto: Alessandro Toscano

Nel 2010 la startup sarda registrava poco più di 200 iscritti e le transazioni ammontavano a circa 300 mila euro. Anni difficili, con “family and friends” a sostenere gli sforzi dei 5 founders. Fino a quando, nel 2011, non è arrivato Gianluca Dettori: con dpixel ha scommesso 150 mila euro su Sardex, uno dei round più grandi per l’ecosistema italiano al tempo, e ha creato la rete giusta intorno all’idea degli startupper fintech sardi. Da lì in poi non li fermerà più nessuno.

Sardex ha fatto girare 100 milioni in 3 anni

Si corre, tanto. E poi alla fine arriva il boom. Nel 2015 la velocità di circolazione del sardex è stata 11 volte superiore a quella dell’euro. E un primo grande traguardo, annunciato oggi su Facebook: 100 milioni di crediti transati dal 2012. Sì, Sardex ha fatto girare in 3 anni 100 milioni di euro, di cui 50 milioni solo nel 2015.

sardex-100milioni

La corsa della moneta complementare ha ormai abbondantemente contaminato tutta Italia, dal circuito lombardo Linx.net, a Felix.net per Caserta, Napoli e Salerno, che si aggiungono ai circuiti di Piemonte, Marche, Lazio, Emilia-Romagna, Abruzzo e Molise-Sannio.

Tutti i numeri di Sardex

Abbiamo chiesto a Carlo Mancosu, co-founder di Sardex, alcuni numeri per fotografare meglio il 2015 del circuito della moneta complementare più famosa d’Italia. «3000 imprese e i 1600 conti dipendente in Sardegna, e 9 Circuiti attivi nella penisola (che in appena due anni per i più “anziani”, cumulativamente, hanno oltre 2000 imprese aderenti)».

Sardex in un anno ha corso come non mai. «Il volume delle transazioni – sottolinea Mancosu – è cresciuto di oltre il 75% raggiungendo nel solo 2015 oltre 50 milioni di euro. A questo si aggiungono altre piccole grandi soddisfazioni come l’articolo sul Financial Times, la collaborazione con Yale e la London School of Economics e l’invito ad Istambul da parte delle Nazioni Unite. Questi sono solo alcuni dei fatti che hanno reso il 2015 un anno davvero indimenticabile».

Carlo Mancosu

Carlo Mancosu

Continua la scalata all’Italia

E, anche se non è stato possibile centrare un obiettivo dichiarato del 2015, ovvero l’apertura di circuiti regionali in tutta Italia, Sardex rilancia la sfida per il prossimo anno: «Nei prossimi 3 mesi – dice Mancosu – abbiamo 3 nuovi circuiti in apertura». E poi, «dopo due anni di attento studio e progettazione la partenza del progetto europeo Digipay4growth e tantissime altre novità che per scaramanzia per il momento preferirei non rivelare».

“Reciprocità, fiducia e collaborazione”

Quanto ai 100 milioni di transato, abbiamo chiesto a Mancosu qual è stato, se c’è stato, un ingrediente fondamentale per raggiungere un traguardo così rotondo. «Sicuramente – ha risposto il co-founder di Sardex – tanto lavoro e dedizione da parte nostra e delle imprese aderenti. Anche se l’ingrediente fondamentale è stato senza dubbio la condivisione all’interno del Circuito di valori imprescindibili quali la reciprocità, la fiducia e collaborazione». Perché, ha spiegato Mancosu, «il vero motore dell’iniziativa sono le relazioni che il Circuito è stato in grado di generare in questi anni, riconnetendo le imprese al territorio ed alle comunità e favorendo la creazione legami umani ed economici forti animati da una visione ed obiettivi comuni. E’ questo a mio parere l’aspetto più dirompente del progetto».

Infatti Sardex non è una moneta, perché nessuna banca li stampa, e non è neanche un algoritmo che genera una criptomoneta (come bitcoin). Per questo è davvero distruptive. Come ha spiegato anche Paolo Dini, della London School of Economics, il quale in un paper ha scritto che «Sardex ha caratteristiche strutturali che lo rende quasi unica tra le centinaia di esempi di monete complementari in giro per il mondo, che sono esistite da sempre nella storia umana in tutte le nazioni del mondo».

Per la serie “erano solo startup”. Sono passati 6 anni, e Sardex è già storia.

Aldo V. Pecora
@aldopecora

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