L’India è il posto migliore dove fare startup Fintech. Lo dice anche Bill Gates

Il Fintech fa boom in India perché si innesta in un mercato privo di legacy. Per il fondatore di Microsoft in India «ci sono le basi per guidare i trasferimenti di denaro e il mercato dei pagamenti»

Lo dice anche Bill Gates: l’India è la prossima digital economy ed e lì che si gioca la partita dei nuovi pagamenti. Più di metà della popolazione indiana – come ha osservato il fondatore di Microsoft – negli ultimi 3 anni ha utilizzato un sistema di money transfer, ma buona parte della popolazione stessa è “unbanked”, non possiede cioè un conto bancario.

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«Sono molto soddisfatto di quello che vedo qui in India. Ci sono le basi per guidare i trasferimenti di denaro e il mercato dei pagamenti», ha detto Gates.

L’inclusione finanziaria è un problema, e il fintech potrebbe essere la soluzione, perché si innesta anche più facilmente in un mercato privo di legacy. Un report di McKinsey ha stimato che la digitalizzazione dei pagamenti nel mercato indiano potrebbe portare il governo a essere agevolata ed incentivata proprio da scelte governative e da una regolamentazione più snella.

In cosa gli indiani sono già avanti

L’innovazione però non sta certo ad aspettare, e moltissime sono le realtà fintech nate e cresciute negli ultimi due anni in India per cavalcare il trend in atto soprattutto in 3 macro-aree.

Mobile payments

In India 900 milioni di persone possiedono un contratto con un operatore telefonico e la penetrazione degli smartphone è in costante crescita. Gli operatori stessi (come Vodafone) hanno implementato soluzioni come M-Pesa, uno dei primi servizi a rivoluzionare il concetto stesso di denaro e di servizio bancario, permettendo di depositare e ritirare contanti, di fare pagamenti o trasferire fondi con il cellulare. Oggi M-Pesa è considerata pienamente una moneta digitale. Tra i servizi che stanno e stanno contendendo il mercato indiano, i più interessanti come numeri e funzionalità similari Paytm, acronimo di “Pay Through Mobile ” e QuikWallet che offre soluzioni di pagamento via mobile soprattutto ai ristoranti e il cui claim incuriosisce non poco: “la vita è troppo breve per aspettare di pagare il conto”. Soluzioni che si diffondono grazie ai costi inferiori rispetto ai tradizionali circuiti e alla mancanza di capillarità dell’infrastruttura esistente di accettazione delle carte di pagamento.

Financial inclusion & personal finance

Dall’India arrivano molte app che in modo semplice ed intuitivo rendono disponibili ed accessibili strumenti per monitorare i propri conti bancari, le spese delle proprie carte di pagamento. Tra le più utilizzate e diffuse: MProfit, e Intuit.

Peer-to-peer Lending

Social lending e p2p lending si stanno diffondendo rapidamente nel mercato indiano proprio perché rappresentano delle leve principali di inclusione finanziaria a causa della difficoltà di ottenere il credito da parte delle banche e del mercato. Tra le realtà più interessanti LenDen Club e MicroGraam, che ha reso i MicroFund uno strumento potente, alternativo e accessibile.

In un anno 1,2 miliardi sul Fintech

Data la vivacità del mercato non stupisce dunque l’interesse suscitato in Bill Gates su questo mercato. Un interesse confermato dai numeri. In totale, ad ottobre 2015, il totale degli investimenti in startup fintech ha sfiorato l’1.2 miliardi di dollari. Ad alzare la soglia di Sequoia Capital in CitrusPay e il round di finanziamento di 9 milioni di dollari incassato da RazorPay a cui hanno partecipato tra gli altri Matri Partners e Y-Combinator.

Emanuela Perinetti
@manuperinetti