Ecco BlockchainLab, la piccola Silicon Valley milanese del Fintech

Giacomo Zucco ci racconta BlockchainLab, il progetto tutto italiano sulle criptovalute

Il progetto di ricerca che riunisce le migliori competenze nella più grande rivoluzione in campo Fintech, ovvero la blockchain, non si trova in qualche angolo della Silicon Valley, ma è a Milano, dove Giacomo Zucco direttore generale del Fintech Lab, coordina i lavori all’interno dello spazio coworking Copernico. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare meglio di cosa si tratta.

 

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Cos’è Blockchainlab?

Blockchainlab è il primo progetto di ricerca avviato dalla Fondazione FintechLab. Come si evince dal nome, il focus è sulle tecnologie “blockchain”, relative cioè alla recente innovazione tecnica che rende possibile, per la prima volta nella storia, la conservazione e lo scambio di particolari beni digitali in grado di presentare alcune caratteristiche tipiche dei beni fisici, come la scarsità e l’indipendenza da enti terzi. La prima e più nota implementazione di questa innovazione è il protocollo Bitcoin, attualmente citato più che altro come sistema di pagamento o come opportunità di investimento e di trading (qui le ultime novità, con il clamoroso sdoppiamento). Ma blockchain non vuol dire solo bitcoin, ovvero il prezioso (ed estremamente volatile) “oro digitale” che viaggia sull’omonimo protocollo: può anche voler dire molto di più. Siamo in un momento molto delicato ed importante per lo sviluppo di queste tecnologie: è come se fossimo nei primi anni ’90 con l’avvento della rivoluzione Internet. Con il tempo, con i giusti investimenti e con l’avvento di servizi di terze parti, applicazioni, migliorie e integrazioni, le tecnologie blockchain permetteranno la creazione di una vera e propria “Internet della proprietà”. Il progetto Blockchainlab ha come scopo di accompagnare queste evoluzioni tecnologiche, mappando e valutando tutto quello che accade in nel settore e anche contribuendo direttamente al suo sviluppo. Per farlo, abbiamo radunato attorno al progetto tutta l’eccellenza italiana del settore, oltre che una buona parte di eccellenza internazionale.

 

Chi vi finanzia?

Ci siamo rivolti ai principali attori di quei settori industriali in cui, da un lato, potrebbero rivelarsi interessati le effettive applicazioni di queste innovative tecnologie oppure in cui, dall’altro lato, la rivoluzione tecnologica in corso potrebbe rappresentare una minaccia in termini di disruption, di disintermediazione, di sconvolgimento degli equilibri. In entrambi i casi un attore attento ha il massimo interesse a capire cosa sta succedendo, con quale velocità questa rivoluzione sta avanzando, quali sono i vicoli ciechi e quali invece le strade promettenti su cui investire. Chi ha deciso o deciderà di sponsorizzare le nostre attività di ricerca vole essere in prima linea in questo momento di passaggio. In particolare, abbiamo aperto la possibilità di partecipare come Fondatori ai player più lungimiranti di quattro differenti settori industriali (con la presenza di un Fondatore per ogni settore): servizi di investimento, attività bancaria, sistemi di pagamento e consulenza tecnologica. Per il primo settore abbiamo già formalizzato l’ingresso di Azimut, una delle più importanti società italiane di servizi finanziari. Per il secondo settore stiamo finendo di definire in questi giorni l’ingresso di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Sugli ultimi due settori siamo ancora in una fase di discussione aperta con diverse realtà interessate. Abbiamo inoltre deciso di dare la possibilità di partecipare al progetto anche a realtà più piccole, come Sostenitori della Fondazione. Si tratta di ovviamente di figure “illuminate” che hanno ben compreso, già oggi, il valore aggiunto di queste innovazioni, che sono ancora in una fase embrionale ma che potrebbero cambiare per sempre la quotidianità di tutti nel prossimo futuro, proprio come ha fatto Internet negli ultimi 20 anni.

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Quali sono le startup del vostro network?

Penso sia importante sottolineare, innanzitutto, che anche se la nostra missione è quella di radunare eccellenze da tutto il mondo, sul territorio italiano ci siamo ritrovati a disporre di grandi competenze, che spesso hanno dato alla luce alcune interessanti iniziative imprenditoriali. Lavora con noi, per esempio, una delle startup più innovative a livello internazionale nell’ambito dei “portafogli per bitcoin”: GreenAddress, dell’imprenditore Lawrence Nahum. Sono con noi anche Riccardo Casatta, fondatore di GeoBit ed EternityWall, e Davide La Spina, fondatore di Wolf of Trading. Ci sono poi l’intero team del network di consulenza CoinCapital, quello della neonata e interessantissima start-up Cryptoclub e quello della società Bcsi. Nuovi ingressi saranno formalizzati subito dopo l’estate. Non tutti i ragazzi che partecipano alle nostre attività di ricerca sono imprenditori e “startupper”: ci sono anche ricercatori, divulgatori, professionisti. Per esempio lavorano assieme a noi Franco Cimatti, storico “bitcoiner” italiano e Presidente della locale Bitcoin Foundation, e Gabriele Domenichini, Presidente della neonata associazione di categoria AssoB.IT, che raccoglie sostanzialmente tutte le più rilevanti attività imprenditoriali del settore e con cui la nostra Fondazione collabora in strettissima sinergia. Ci avvaliamo infine della collaborazione di un Comitato Scientifico che comprende alcuni dei massimi esperti del settore sotto il profilo accademico e istituzionale.

Cosa deve fare una startup per partecipare?

Nella fase attuale, in cui il focus è sul progetto Blockchainlab, il nostro intento è quello di radunare tutti i migliori esperti in campo Bitcoin e blockchain. Ma attorno al nucleo di esperti “eccellenti”, vogliamo anche creare un piccolo ecosistema aperto e inclusivo, che funga da riferimento per chiunque voglia avvicinarsi allo studio di queste tecnologie o allo sviluppo di business basati su di esse. Già ora stiamo creando questa apertura ospitando e organizzando l’appuntamento mensile del “Milano Bitcoin Meetup” (che è arrivato alla sua ventunesima edizione e vede una partecipazione molto importante). Da settembre stiamo pensando di lanciare, per coinvolgere più start-up in questa comunità tematica, un progetto chiamato “Casa Bitcoin”, gestito da Sebastiano Scrofina di CoinCapital in collegamento con il network internazionale “Bitcoin Embassy”. Ovviamente si tratta di tecnologie acerbe e di un mercato per il momento ancora quasi inesistente, quindi non ci aspettiamo, per i primi anni, folle oceaniche di imprenditori e grandi guadagni. Ma ogni settimana incontriamo diverse startup interessate a esplorare alcune idee nel mondo blockchain, sia partendo da zero che magari studiando qualche “spinoff” di imprese già esistenti.

 

Quanto durerà il progetto?

È difficile poterlo dire con esattezza. L’impegno che abbiamo richiesto ai Fondatori è di almeno tra anni: si tratto di un intervallo in cui abbiamo la ragionevole certezza della necessità di passare da un unico centro di eccellenza verticale e specializzato. Può darsi che tra 5 anni le competenze specifiche su queste tecnologie non saranno più limitate a pochi circoli di appassionati, ma saranno materiale reperibile in numerose università, nei dipartimenti di ricerca e sviluppo di grandi imprese, nelle società di consulenza, e così via. Del resto, un Centro Studi dedicato a studiare e a seguire l’imminente “rivoluzione Internet” avrebbe avuto sicuramente senso nel 1995, ma forse meno nel 2000. Per il momento, l’accesso all’eccellenza nel campo delle tecnologie blockchain, soprattutto evitando improvvisati e imbroglioni, è tutt’altro che semplice. L’orizzonte temporale in cui ci muoveremo dipenderà, chiaramente, anche dai risultati che riusciremo ad ottenere, sia in termini di scoperte e prototipi, sia in termini di sostegno e risorse.

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