Redazione

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Mar 14, 2014

Ecco il primo Bancomat Bitcoin italiano

Immaginate di essere all’estero e di voler cambiare la vostra valuta con quella locale. Ecco, il Bancomat Bitcoin funziona (più o meno) così e restituisce in crittomoneta l’equivalente degli euro inseriti. L’utilità di macchine di questo tipo consiste nell’abbattimento della barriera davanti alla quale si ferma la maggior parte dei curiosi: la difficoltà ad acquistare online... Read more »

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Immaginate di essere all’estero e di voler cambiare la vostra valuta con quella locale. Ecco, il Bancomat Bitcoin funziona (più o meno) così e restituisce in crittomoneta l’equivalente degli euro inseriti.

L’utilità di macchine di questo tipo consiste nell’abbattimento della barriera davanti alla quale si ferma la maggior parte dei curiosi: la difficoltà ad acquistare online le monete del circuito e di muoversi all’interno dell’ecosistema. Tra qualche mese sarà invece possibile utilizzare il primo Bancomat Bitcoin. Oggi a Roma, presso l’acceleratore Working Capital, è stato presentato il primo prototipo  funzionante realizzato dalla startup Coin Capital (ne abbiamo parlato qui), che si è occupata della parte software, e da OpenPicus, altra startup più focalizzata sulla parte hardware. “Senza il loro modulo Flyport avremmo speso 5mila euro, invece ce la siamo cavati con meno della metà”, spiega a SmartMoney Sebastiano Scròfina, partner di Coin Capital. “Ci sono aziende straniere che hanno prodotto vari tipi di ATM, noi abbiamo deciso di costruircelo da soli, più per gioco e per dimostrare a noi stessi di essere capaci di farlo”, prosegue. Si tratta, in realtà, di molto di più di un semplice gioco: “Il primo Bancomat canadese è arrivato a transare 30mila euro al giorno”.

Funziona così: “Vado al Bancomat con le mie banconote euro, le metto nella macchina, e poi mostro il codice QR del mio indirizzo Bitcoin. A quel punto la macchina fa una conversione degli euro che ho inserito, calcola quanti Bitcoin mi spettano, e me li invia immediatamente al mio indirizzo. Ovviamente nel backend c’è molto di più, non è per niente banale, ci sono aspetti tecnici hardware e software, di sicurezza e finanziari, ma sembra che siamo riusciti almeno nel primo passo. Per ora il nostro è solo un prototipo”. Difficile ipotizzare tempi precisi per l’apertura al pubblico degli sportelli veri e propri, ma Scròfina assicura che accadrà abbastanza rapidamente. L’intenzione è quella di portarli anche in altre città.