Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Nov 29, 2017

Kickstarter: Matteo Di Pascale fa goal con Cicero, le carte per il public speaking

Lo startupper è alla terza campagna di successo. In totale ha raccolto più di 60mila euro con le sue carte speciali

L’incubo di tanti startupper è quello di parlare in pubblico. Si ha sempre paura di annoiare, di superare i minuti concessi, di non essere in grado di trasmettere l’utilità dell’idea. Matteo Di Pascale ha pensato a una soluzione: si chiama Cicero ed è un sistema che si serve di carte speciali per allenare al public speaking. Per lanciare l’idea ha avviato una campagna di Kickstarter: l’obiettivo, 2mila euro, è stato superato in poche ore e nel momento in cui scriviamo ha giù superato quota 5mila. Matteo non è nuovo a queste imprese su Kickstarter. Sempre grazie a carte speciali (Intuiti prima e Fabula poi) ha già raccolto 60mila euro in crowdfunding. Lo abbiamo raggiunto su Skype per farci raccontare di più.

Cicero, come un manuale di public speaking

Matteo ci racconta che con Cicero ha provato a trasferire su carta un vero e proprio manuale di public speaking e spiega come funziona il “gioco”: «Cicero procede per piccoli passi. Le carte portano il giocatore all’inizio a ragionare sugli ingredienti principali del discorso (target, obiettivi, tempo…). Dopodiché inizia lo sviluppa nelle parole chiave, negli argomenti a supporto della sua tesi, e nelle frasi di raccordo tra un punto e l’altro. E alla fine come ultimo step costruisce il discorso».

 Le origini di Cicero sono bizzarre: Matteo e il suo socio Andrea Binasco stavano pensando a un gioco come Cicero già durante il lancio di Fabula nel 2016, quando hanno ricevuto una chiamata di Marco Venturini, esperto di public speaking che ha chiesto loro di realizzare un gioco per insegnare la sua materia: «Marco ci ha letto nel pensiero! Durante la fase di progettazione di Cicero ha messo la sua esperienza a disposizione per aiutarci a creare un prodotto efficace».

Matteo alla terza campagna di successo

 Matteo conosce molto bene lo strumento del crowdfunding. L’ha usato per le sue campagne precedenti. Lo schema che segue è più o meno questo: raccolta dei fondi online e la produzione in Cina, a Macao “dove ci sono ottimi stampatori di carte”. Matteo ha anche vissuto una parte della sua vita proprio in Cina e conosce bene con il mercato. L’unico problema avuto nelle precedenti campagne è stato con Poste Italiane: «Da Macao il prodotto passa a Shenzhen, dove c’è un fabbricato da cui partono le spedizioni in tutto il mondo. Per le precedenti campagne abbiamo inviato il materiale in temi record ovunque. Solo in Italia, con Poste Italiane, si sono perse delle spedizioni e i backer hanno dovuto aspettare 12 mesi per ricevere il prodotto».

«Cosa ho imparato sul crowdfunding »

 Matteo ci spiega qual è il giusto approccio al crowdfunding, sulla base della sua esperienza: «Il crowdfunding è davvero un piccolo inizio e tale resta se non viene accompagnato da un percorso di imprenditorialità più classica».

Secondo lo startupper il promotore della campagna deve impegnare il suo tempo a studiare quali strategie adottare dopo che il goal è stato raggiunto, per esempio come realizzare il prodotto, dove farlo e come distribuirlo: «La parte più difficile non è la raccolta dei soldi. Molti si sono trovati con 50mila euro in tasca, ma senza la capacità di creare un “sistema prodotto serio”. Se non si studiano gli aspetti di produzione e distribuzione, si rischia di perdere una ciclicità nel business e restare con un prodotto realizzato, ma che poi resta lì e non ti consente di costruire una vera impresa».

Schiavi degli algoritmi

Matteo ci fa notare che il “mondo del mi rimbocco le maniche” sta diventando sempre più difficile. In altre parole, gli strumenti che una volta garantivano una visibilità con pochi investimenti, come Facebook, stanno diventando “sempre più corrazzati”. Facebook, ma anche lo stesso Kickstarter: «Quando ho lanciato Intuiti, con Facebook ho raggiunto migliaia i fan con il reach organico, ora senza un investimento non vai da nessuna parte. Anche Kickstarter è diventato molto più selettivo».

Secondo Matteo gli algoritmi con cui funzionano questi strumenti, hanno finito per “impigrire” gli startupper che si sono “seduti” credendo di poter raggiungere il mondo seduti dalla propria scrivania: «È una trappola in cui ci siamo infilati da soli. Ora siamo abituati a questi strumenti che ormai non sono più performanti se non si spendono tanti soldi in promozioni».

Sulla base di queste considerazioni, lui ha deciso di “non sedersi”, non in senso metaforico. Per lanciare al meglio Cicero si è spostato dall’online all’offline, «Ci siamo messi in movimento, dall’online siamo passati all’offline, e abbiamo fatto presentazioni a Torino e nel resto d’Italia. Così abbiamo avuto più risultati in proporzione di una campagna sponsorizzata su Facebook»