Simone Cosimi

Simone Cosimi

Mag 31, 2017

Giovani cuochi crescono, Gnammo entra a scuola per formare gli chef

La startup torinese lancia un programma con l'istituto professionale Colombatto per preparare professionisti nel settore dell'enogastronomia e dell'ospitalità alberghiera, preparandoli per il mercato

C’è chi sostiene che la sharing economy, e in generale le nuove forme di economia digitale, non produca posti di lavoro. O meglio, che ne produca, sì, ma di scarso spessore. Meno garantiti, per esempio, con scarse tutele e alla mercé delle piattaforme digitali. Non è sempre vero. Lo dimostra l’ultima iniziativa di Gnammo, il sito di social eating fondato da Gian Luca Ranno e Cristiano Rigon, ultimamente molto attivo sotto il profilo delle partnership. Formare professionisti nel settore dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera, preparandoli per il mercato, è l’obiettivo della più recente iniziativa.

Cristiano Rigon, cofondatore di Gnammo

Il progetto

Il progetto si chiama Giovani cuochi crescono e nasce dalla collaborazione della piattaforma con l’Istituto professionale Giuseppina Colombatto di Torino. Un caso più unico che raro di collaborazione fra una realtà tanto nuova e una scuola. Si partirà col nuovo anno scolastico, a settembre: gli alunni più grandi metteranno in pratica le abilità apprese sui banchi, culinarie e non solo. I ragazzi saranno raggruppati in “brigate” di cucina e organizzeranno degli eventi di social eating proprio all’interno dell’istituto. Si tratterà di pranzi e cene aperte a tutti gli utenti iscritti alla community di Gnammo, ormai oltre 220mila che hanno partecipato a 15mila eventi in tutto il Paese.

Il percorso verso la borsa di studio

In seguito le brigate saranno valutate attraverso i feedback che la piattaforma permette di lasciare. Così i professori dell’istituto avranno modo di far emergere i cuochi più bravi, quelli che saranno cioè coinvolti per una seconda fase di eventi come Cuochi di Gnammo, popolando anche altre iniziative. La valutazione finale sarà determinata dal punteggio ottenuto tramite i feedback su Gnammo e dai giudizi di un comitato scientifico. Al termine di questa sorta di prova del cuoco sarà selezionato un “best cook” che riceverà una borsa di studio per continuare la propria formazione culinaria.

Sharing economy e lavoro

«Il progetto è un esempio di come, grazie all’innovazione e alla sharing economy, sia possibile creare occasioni in cui percorsi formativi e professionali si intrecciano con il mondo del lavoro – spiega Cristiano Rigon, founder di Gnammo – per tutti i giovani chef questa collaborazione rappresenta l’occasione per mettere in pratica le abilità apprese durante il loro percorso di studi: potranno sperimentare il lavoro sul campo in un contesto di condivisione e socialità e confrontarsi direttamente con il mercato, ricevendo un riscontro oggettivo e reale. Diamo loro l’opportunità di avere un curriculum ancora prima di presentarsi sul mercato».

Concretizzare il talento degli studenti

Gnammo dovrebbe allargare questa iniziativa ad altri istituti, almeno uno per regione, per sottolineare ancora di più le opportunità che realtà come queste, pochi anni fa inesistenti, possono far germogliare. «La scuola sente sempre più l’esigenza di perfezionare una formazione che miri allo sviluppo di attitudini, abilità e conoscenze imprenditoriali affinché ciascun studente abbia la possibilità di concretizzare le proprie idee – ha aggiunto Claudia Torta,  dirigente scolastico dell’istituto Colombatto – competenze e abilità che vengono acquisite attra­verso esperienze di apprendimento pratiche, di vita reale e che richiedono metodologie attive per portare gli studenti ad esprimere il proprio lato creativo e innovativo, integrandole in tutte le discipline».