Ecco perché la mia startup poteva diventare un unicorno miliardario solo in Uk

Abbiamo intervistato Dan Wagner, founder e Ceo della startup dei pagamenti Powa Technologies, che ci spiega perché Londra è diventata davvero la capitale del fintech

Ci siamo già domandati perché UK è diventato un hub mondiale per il fintech, capace di attrarre (da solo) più del resto d’Europa messo insieme. Adesso lo abbiamo chiesto direttamente a uno dei protagonisti del settore, Dan Wagner, fondatore e ceo di Powa Technologies, unicorno del mobile payment con sede a Londra.

Dan Wagner, fondatore e ceo di Powa Technologies

Dan Wagner, fondatore e ceo di Powa Technologies

The United Fintech Kingdom

Perché il Regno Unito è più avanti del resto d’Europa?

«Negli ultimi 10 anni, il governo inglese ha lavorato duro per creare un sistema fiscale che favorisca gli investimenti nelle startup tecnologiche. Gli investitori che pagano le tasse nel Regno Unito hanno accesso a importanti sgravi fiscali che sono stati concessi dal governo in riconoscimento dei rischi che si assumono. Queste misure rientrano in una serie di incentivi fiscali tra cui l’Enterprise Investment Scheme, che offre un’agevolazione fiscale fino al 30% per coloro che investono in startup, e il Seed Enterprise Investment Scheme, che prevede un’agevolazione fiscale fino al 50% per investimenti effettuati durante i primi passi di una startup».

Come siete riusciti a diventare il regno del fintech?

«Facendo leva sui settori in cui è storicamente leader mondiale come i servizi finanziari e la tecnologia, Il Regno Unito ha avuto il merito di creare un vero e proprio ecosistema fintech, che comprende alcune delle più grandi banche del mondo e alcune delle aziende tecnologiche maggiormente all’avanguardia. Alcuni delle più importanti innovazioni nel campo della finanza e della tecnologia sono stati introdotte nel Regno Unito, il che spiega il motivo per cui più del 50% degli investimenti fintech verso l’Europa nel 2015 sono stati effettuati nel mio Paese. Si sono dunque create le condizioni per instaurare una proficua sinergia tra i centri finanziari mondiali della City e di Canary Wharf e il cluster dedicato al fintech (Tech City)».

E le banche?

«La ricerca dell’innovazione e la velocità nell’adottare le nuove tecnologie sono da sempre state delle peculiarità della popolazione del Regno Unito. I consumatori britannici stanno dimostrando di essere molto ricettivi nell’adottare nuovi sistemi di pagamento e oggi la Gran Bretagna è una delle nazioni che effettua più acquisti online al mondo. Basti pensare che il 76% dei consumatori ha effettuato la metà dei regali di Natale online. L’utilizzo dello smartphpone e del tablet per controllare il conto in banca da parte dei clienti britannici ha indotto poi il settore bancario ad accettare la sfida della modernizzazione e a prendere in considerazione le innovazioni che vengono dal settore fintech».

«Londra è leader a livello mondiale per i servizi finanziari, tutte le principali istituzioni finanziarie internazionali hanno un ufficio di rappresentanza o una sede nella capitale inglese. Al giorno d’oggi le banche e le istituzioni finanziarie si sono resi conto che hanno bisogno di soluzioni all’avanguardia per aumentare la loro efficenza e hanno iniziato a rivolgersi alle startup di fintech per innovare la propria offerta. Gli investitori sono consapevoli della grande domanda di servizi digitali da parte delle banche e e hanno cominciato a iniettare denaro nelle imprese fintech, consapevoli della loro redditività».

E poi c’è il ruolo di mediatore tra mondo anglosassone ed Europa…

«Il Regno Unito ha una posizione geografica privilegiata, che gli permette di svolgere una funzione di ponte tra il mercato europeo e quello americano. Il mercato del lavoro flessibile e la dinamica e frenetica cultura degli affari creano un ambiente aperto e accessibile per le aziende internazionali. Grazie ai forti legami intercontinentali con gli Stati Uniti e gli altri Paesi del Commonwealth, il Regno Unito rappresenta un trampolino di lancio per le aziende alla ricerca di nuove opportunità di business al di fuori dei confini europei. Dall’altro lato il Paese viene considerato dalle aziende americane la porta di accesso per servire il mercato europeo».

Paolo Fiore
@paolofiore