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Set 4, 2018

Ethereum sotto scacco: a ottobre si decide il futuro della blockchain

L'aggiornamento (hard fork) del prossimo mese decisivo per il progetto di Vitalik Buterin. Tante le sfide che il fondatore di Ethereum non può assolutamente perdere

Pochi nel mondo crypto vorrebbero indossare oggi i panni di Vitalik Buterin, il fondatore di Ethereum, la blockchain da quasi 30 miliardi di dollari di valore. Il programmatore russo cresciuto in Canada inizia un 2018 di fuoco, zeppo di decisioni da prendere.

Ottobre è già il mese decisivo per il futuro della sua creatura, tre anni dopo il rilascio ufficiale della prima versione beta. L’aggiornamento del software che avverrà il prossimo mese (il cosiddetto hard fork) è subito la prova del nove. Tante le sfide che Vitalik non può perdere, come le tre di cui parliamo in quest’articolo.

Sta per scattare la “difficulty bomb”

La scorsa settimana c’è stato un incontro che ha visto protagonisti molti degli sviluppatori e i principali investitori in Ethereum. Sul tavolo della discussione sono emersi tre punti chiave su cui lavorare. Uno di questi è il nodo difficulty bomb. Di cosa si tratta? In parole semplici, è un meccanismo che è stato introdotto dai creatori del protocollo secondo il quale le difficoltà del mining degli ether aumenta in relazione proporzionale al tempo trascorso.

 

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La difficulty bomb, che scatterà nel 2019, è stato introdotta per spingere gli sviluppatori di Ethereum ad aggiornare continuamente la tecnologia. A ottobre, secondo le opinioni venute fuori all’incontro, si lavorerà sul codice per ritardare “l’esplosione” di questa bomba.

Perché ha tanta importanza poi? Rendere più complesso il mining rischia di allontanare i miner, che potrebbero scegliere di dirigersi verso cripto più vantaggiose, e  di rendere meno sicura la blockchain.

L’emissione di moneta

Se aumenti l’emissione di criptomoneta rischi di favorire l’inflazione, se la riduci, allontani potenziali investitori dalla piattaforma. Vitalik si troverà a dover scegliere il male minore. Il controllo dell’emissione della crypto è fondamentale. Ha degli effetti diretti sui salari degli sviluppatori, sui finanziamenti dei progetti: le cosiddette ICO che avvengono sulla piattaforma. In aprile, ha fatto molto discutere la proposta di Vitalik di stoppare la creazione di ether, una volta raggiunta la cifra di 120 milioni.

Dare un tetto massimo al mining di ethereum, un po’ come accade per i bitcoin, è stata vista da molti come una manovra che può favorire le speculazioni, e allontanare la blockchain da quell’idea originaria, di maggiore libertà rispetto ai bitcoin, con cui è stata originata.

Tuttavia, sembra una manovra necessaria per Vitalik, specie in una fase dove il tasso di inflazione della crypto è stato uno dei motivi principali, secondo gli esperti, del declino del valore degli ether nella seconda parte del 2018.

La riduzione dell’emissione di ether corre anche un altro rischio: quello di diminiuire la ricompensa che i miner ottengono per minare ether, allontandoli di fatto da Ethereum.

Gli ASIC un’opportunità o una minaccia?

Gli ASIC sono strumenti che facilitano il mining. Recentemente, Bitman, il più grande produttore di ASIC al mondo, ha creato un ASIC per minare ether (3.800 dollari, il suo costo sul mercato). Rispetto a un normale CPU, GPU, un ASIC ha una potenza maggiore.

Dalla loro uscita sul mercato, gli ASIC hanno fatto discutere perché sono per molti una minaccia alla decentralizzazione del network, favorendo pochi a discapito di molti. D’altronde, il mercato degli strumenti è dominato da Bitman, con ancora pochi competitor che riescono a stare al passo.

Sulla questione, Vitalik non ha sciolto le sue riserve. Anzi, in passato ha affermato che non saprebbe proprio che “tipo di protocollo potesse fare la differenza”. Qui un articolo molto interessante sul tema a  MotherBoard.

Eppure, ora non può girare più la testa dall’altra parte, dato che l’argomento è sempre più discusso dalla community  di Ethereum che ha già accusato Vitalik di non proteggere il network storico che ha costruito la crypto, con schede grafiche e GPU.

Malgrado tutto, sembra davvero difficile che misure Anti Asic, come quelle prese già da alcune crypto come Monero, possano essere implementate nell’hard fork di ottobre.

Intanto, Vitalik viene chiamato da Google

Il peso delle decisioni non spaventa Vitalik che di vie di fuga ne avrebbe tantissime. L’ultimo è il tentativo di Google di assumerlo, una notizia che è circolata con grande insistenza negli scorsi mesi. Verità o bugia? Lo stesso Vitalik in un’intervista per Forbes rivela l’arcano: è tutta colpa di un algoritmo che ha analizzato il suo profilo su Github e lo ha segnalato in automatico ai responsabili HR del colosso di Mountain View.

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