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Ago 1, 2018

SixthContinent, il social commerce che fa più ricchi i consumatori

La piattaforma fondata da Fabrizio Politi ha annunciato un aumento di capitale per sostenere la sua rapida espansione. Il segreto? Portare nelle tasche dei consumatori i budget che le big company spendono in advertising

Un milione di euro già versato, più un altro milione di riserva. Quello annunciato da SixthContinent è un forte aumento di capitale interno – ad effettuarlo è stata, infatti, la capogruppo americana SixthContinent verso la sussidiaria europea di Milano – per supportare il prosieguo di quella che, nei numeri, sembra essere un’espansione inarrestabile.

La piattaforma di social commerce

Dai 3.127 acquirenti unici mensili del giugno 2017 si è passati a più di 43mila meno di un anno dopo. Crescita che si lega a un fatturato giornaliero da 120K, un parterre con oltre 3.000 brand e una community da 263mila utenti. “SixthContinent nasce con l’obiettivo di essere una global company, capace di integrarsi a qualsiasi tipo di realtà e muoversi liberamente nel mondo”, racconta il founder Fabrizio Politi. “Ma, soprattutto, per rendere più equo il commercio nel confronto”.

 

Cosa significa più equo? Significa che una volta entrati nel social commerce non solo ogni acquisto effettuato, ma anche ogni interazione (accedere alla piattaforma, rilasciare un feedback, ecc.), garantisce all’utente punti e crediti che hanno un impatto economico reale sulle spese successive effettuate attraverso le shopping card dei numerosi brand presenti.

 

 

Su ogni acquisto SixthContinent guadagna, come intermediario della transazione, un profitto che condivide per il 70% (parte all’autore materiale dell’acquisto e parte suddiviso tra il network degli utenti) con la community stessa alimentando un circolo favorevole. Tutti ci guadagnano: l’utente che si ritrova in tasca un extra budget, la piattaforma che ospita un numero sempre maggiore di transazioni e i brand che vedono aumentare il numero delle vendite.

Il mercato che cambia

A rimanere fuori da questo sistema, però, qualcuno c’è. E sono i soggetti principali del B2B, come le agenzie pubblicitarie e il settore retail. “È un dato di fatto, questo sistema rivoluziona il mercato della pubblicità a livello globale. Un mercato che online si basa su impression e click, ma spesso senza risultati concreti”, aggiunge Politi.

Fabrizio Politi, founder della piattaforma SixthContinent

Su SixthContinent a contare sono le vendite e non le visualizzazioni. E questo permette anche a un’azienda con poca liquidità e un buon prodotto di farsi conoscere senza essere ostaggio dei costi di mercato. “Quello di Birrificio Ventitré è uno dei nostri casi di successo. Quando sul web riesci a far vendere 200K a una realtà di valore, ma poco conosciuta, vuol dire che il tuo modo di fare comunicazione funziona. E oltre a questo il traffico che generiamo è diretto verso il sito e-commerce del brand che guadagna così anche nuovi clienti”.

 

Ovviamente, simili vantaggi non potevano lasciar indifferenti quelle grandi realtà che annualmente spendono decine di milioni di euro in pubblicità. E così sono entrate a far parte di SixthContinent aziende come Apple, Adidas, Amazon, Starbucks, Whole FoodsEni, Ikea, Q8, Eataly e iTunes. Mentre la nuova partnership con InComm porterà a breve sulla piattaforma prodotti a firma Netflix, Microsoft, Nintendo.

Il Sesto Continente

L’aspirazione globale cui faceva riferimento Fabrizio Politi all’inizio è ben rappresentata non solo dal nome SixthContinent (il “Sesto Continente”, quello in grado di unire insieme gli altri), ma anche dalle prospettive di sviluppo.

Tra 5 anni saremo la prima società al mondo per fatturato perché da noi passeranno tutti i consumi

Se il 2018 dovrebbe concludersi con un fatturato da 35 milioni di euro in Italia, superiore di 5 volte rispetto all’anno precedente, le metriche per il 2019 puntano ad una crescita progressiva che rende la frase, pronunciata dal suo founder, “tra 5 anni ci vediamo come prima società al mondo per fatturato perché da noi passeranno tutti i consumi” non tanto un’utopia, quanto una possibile realtà.

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