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Mag 28, 2018

Governo Cottarelli, lo studio che anticipa la Finanziaria

Il Presidente del Consiglio incaricato è un tecnico di lungo corso. Che ha ben delineato in un documento, che vi proponiamo sulle nostre pagine, quali saranno le possibili linee guida della finanza del suo Governo

Nato nel 1954 a Cremona, un passato da economista tra l’altro anche alla Banca d’Italia e al Fondo Monetario Internazionale, già conosciuto dal grande pubblico per essere stato chiamato da Enrico Letta a svolgere una spending review dei conti pubblici italiani. Carlo Cottarelli, oltre a essere da poche ore il Presidente del Consiglio incaricato da Mattarella a provare a formare un Governo di transizione che approvi una legge finanziaria e traghetti l’Italia verso le prossime elezioni, è oggi un professore dell’Università Cattolica di Milano oltre che il direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani dello stesso ateneo.

Come Cottarelli scriverebbe questa Finanziaria possiamo già anticiparlo anche prima che il suo Governo abbia incassato la fiducia in Parlamento: basandoci sulle informazioni contenute nel documento elaborato in occasione dell’ultimo Workshop Finanza a Cernobbio di The European House – Ambrosetti, redatto da un team guidato proprio dallo stesso economista oggi sul punto di entrare a Palazzo Chigi.

 

Il futuro del debito pubblico italiano

“La fine del Quantitative Easing in Europa e impatti sull’Italia”: nel lungo saggio, che trovate su questa stessa pagina, Cottarelli e la sua squadra analizzano la natura del debito pubblico italiano e la sua evoluzione dagli anni ’80 a oggi. Nel periodo della crisi la Banca Centrale Europea è intervenuta con il cosiddetto QE, ovvero muovendo le leve del sistema finanziario acquistando titoli di stato per aumentare la liquidità in circolo: il governatore BCE Mario Draghi ha già annunciato la fine di questo programma nel momento in cui verranno definite le politiche relative all’inflazione, se naturalmente la situazione geopolitica internazionale lo consentirà.

 

 

Le conclusioni a cui giunge Cottarelli nel rapporto per The European House – Ambrosetti sono facilmente riassumibili: allo stato attuale, con la crescita moderata che sta registrando il nostro PIL e con il QE attivo, il nostro debito pubblico resta sostenibile. Se, però, si dovesse tornare in fase recessiva l’Italia si troverebbe potenzialmente esposta a un attacco sui mercati: “Per migliorare la sostenibilità del debito pubblico italiano è necessario promuovere politiche a favore della crescita economica – si legge nello studio – In questo senso, tutti gli elementi caratterizzati da effetti potenzialmente recessivi hanno degli impatti che potrebbero mettere in discussione la sostenibilità del debito italiano”.

L'aumento dello spread si rifletterebbe anche sul credito per privati e imprese, con un costo annuo compreso tra 9 e 14 miliardi di euro che graverebbe direttamente sulle tasche dei cittadini

In altre parole, secondo le elaborazioni dei tecnici TEHA in caso di recessione il debito italiano potrebbe diventare difficile da sostenere: per questo occorre anticipare i tempi e sfruttare questo momento positivo per consolidare i conti. “A maggiori avanzi primari corrispondono maggiori possibilità di affrontare con successo eventuali schock esterni recessivi che possono colpire l’Italia nei prossimi anni – sono le conclusioni a cui giunge lo studio – riducendone la crescita e mettendo a rischio la sostenibilità del debito”.

Il caso peggiore

Lo scenario peggiore sarebbe proprio quello che in molti hanno invece invocato in questi giorni: l’uscita dell’Italia dall’Euro. In quel caso affronteremmo un’impennata dello spread che farebbe crescere sensibilmente il costo del rifinanziamento del nostro debito (l’emissione di altri bond), facendo lievitare sensibilmente il rapporto debito/PIL (che arriverebbe a sfiorare il 150%). Se ciò non bastasse, l’aumento dello spread si rifletterebbe inevitabilmente anche sul credito per privati e imprese: aumenterebbero i tassi d’interesse per tutti, con un costo annuo compreso tra 9 e 14 miliardi di euro che graverebbe direttamente sulle tasche dei cittadini – a cui si sommerebbe un aumento di 18 miliardi sugli interessi del debito pubblico.

La politica non è il mestiere di Cottarelli: come detto è un economista, con una vasta esperienza sui sistemi fiscali internazionali, ed è per questo motivo che venne chiamato nella passata legislatura ad elaborare un corposo dossier che avrebbe potuto incidere in un periodo di crisi economica sui conti dello Stato. Le sue ricette avrebbero potuto tagliare qualcosa come 30-35 miliardi di euro, l’anno, dalla spesa corrente dell’Italia: un dossier che però, complice anche il cambio di esecutivo (con Renzi che era succeduto a Letta), è rimasto nel cassetto fino a oggi. Non è detto che quanto elaborato in passato torni oggi nel possibile programma di Governo di Cottarelli: il professore ha già chiarito che l’obiettivo del suo mandato sarebbe scrivere una legge finanziaria e poi andare alle elezioni probabilmente durante la primavera del 2019, senza contare che oggi il nostro PIL cresce dunque il quadro economico è molto differente.

La posizione espressa da Cottarelli e dalla sua squadra nel documento che vi abbiamo riportato è comunque facilmente riassumibile: l’Europa ci ha garantito tassi d’interesse contenuti che hanno permesso all’Italia di gestire agilmente il debito pubblico. L’uscita dall’Euro stravolgerebbe questi equilibri: nel caso in cui entrassimo di nuovo in recessione, da soli non riusciremmo a sostenere il peso degli interessi sul nostro debit.

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