#FTSFest18 | FintechStage Festival – Day1: le sfide del mondo Fintech

Primo appuntamento, a Roma, per il FintechStage Festival 2018. Un’occasione per capire in che direzione sta andando il settore della finanza in Italia e come potrà essere regolamentato

È andata in scena la tappa romana del FintechStage Festival 2018. A due passi da Piazza di Spagna si sono incontrati i protagonisti del mondo finanziario, istituzioni, media e innovatori, per fare il punto sullo stato dell’arte del Fintech nel nostro Paese e definire i prossimi passi verso la costruzione di un’ecosistema maturo e funzionante. 

L’evento FinTechStage Festival: RegTech, Technology and Ecosystem, powered by Accenture, si è aperto con il saluto di Matteo Rizzi e Lazaro Campos, fondatori del FintechStage, che hanno illustrato i temi che verranno approfonditi in questa quattro giorni tra Roma, Milano e Torino:  Insurtech, Intelligenza Artificiale, Cyber Security, Cloud, RegTech e molto altro. Rizzi ha anche presentato la nuova partnership con Gellify, piattaforma di innovazione B2B che connette startup software digital e aziende tradizionali, che ha acquisito la quota di maggioranza di FinTechStage e lanciato una business unit Fintech. Nell’ottica di incentivare gli investimenti in questo settore “Gellify è il partner ideale – ha spiegato Rizzi –  perché aggiunge alla parte di eco-system building un’attività di consulenza strategica e di co-creazione di impresa”.

Obiettivo finale: sviluppare un network che comprenda istituzioni finanziarie, venture capitalist, startup, regolatori e partner tecnologici. «Dobbiamo formare un ecosistema innovativo per fornire un servizio migliore ai consumatori – ha spiegato Campos – Per farlo è necessario che gli attori in gioco possano cooperare tra loro».

Il sistema Italia

Tanti gli speaker in arrivo da tutto il mondo e da ogni area della società, da Pierfrancesco Gaggi, Head of International Relations di ABI, al deputato PD Sebastiano Barbanti, autore di una proposta di emendamento sul Fintech. E ancora, Mark Holmes CEO & Founder di Waymark Tech Ltd, o Bianca Lopes, ex Chief Identity Officer di Bioconnect, eletta da Google tra le 100 persone più influenti al mondo sul tema identità digitale. E tanti, tanti altri.

 

Ad illustrare lo scenario attuale è Mauro Macchi, Senior Managing Director di Accenture Financial Services Lead for Italy, Central Europe and Greece: “L’evoluzione nel mondo finance è in forte crescita – ha spiegato Macchi – dal 2015 ad oggi gli operatori tradizionali in Europa si sono ridotti del 40%, a fronte della nascita di nuovi attori del Fintech”.

 

 

E l’Italia? Secondo Macchi, nel nostro Paese il Fintech deve diventare un volano dell’innovazione. “Il fatto di trovarci oggi qui a Roma è un grande segnale per i policy make” ha dichiarato. “C’è una grande richiesta di progetti innovativi e una grande vitalità del settore. C’è bisogno di un’accelerazione – ha detto Macchi – stimolare l’innovazione per colmare il gap con gli altri paesi”.

 

Maggiore concorrenza, democratizzazione del settore finanziario, maggiore tutela degli investitori, più efficienza e personalizzazione dei servizi. Questi alcuni dei vantaggi, che un paese come il nostro non può ignorare. “È dunque un momento importante per l’Italia per passare dall’innovazione tradizionale all’Open innovation”, ha concluso Macchi. A cui ha fatto eco l’intervento di Massimiliano Colangelo, Managing Director Financial Services di Accenture: “I player bancari hanno capito che devono recuperare un ritardo nella digitalizzazione – ha detto Colangelo  e quindi è necessario diminuire gli investimenti in ricerca interna e aprirsi a Fintech, startup e Open Innovation”.

L’esempio del Lussemburgo

Del resto, parliamo di un ecosistema che, secondo i dati dell’osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano, ha raccolto negli ultimi 6 anni oltre 26 miliardi di dollari a livello globale. E che continuerà inevitabilmente a crescere.

Tra gli esempi virtuosi, quello del Lussemburgo. Un paese che, per il Fondo Monetario Internazionale, rappresenta il centro dell’ecosistema finanziario, ai primissimi posti come numero di banche, quotazione di titoli e gestione delle risorse finanziarie nell’intera Eurozona. Nel presentare l’evoluzione dell’ecosistema del proprio paese, Nicolas Mackel, CEO dell’agenzia per lo sviluppo Luxembourg for Finance ha più volte ripetuto un concetto: “Università, angel investor, banche, istituzioni e tech company, devono cooperare per lo sviluppo di nuove soluzioni” ha spiegato. “Cyber Security e RegTech sono vitali per il futuro: i regolatori dovranno parlare con tutti gli attori in gioco per trovare le soluzioni migliori”.

Come raccontato dallo stesso Mackel, l’intero stato del Lussemburgo è una sandbox per il Fintech. Un ambiente sicuro, nel quale le startup finanziarie possono sperimentare i loro prodotti innovativi. Il problema non è la scalabilità dei progetti: “Non si parla più di scalabilità, ma di modernizzazione” racconta Mackel. “Noi in Lussemburgo abbiamo ragionato così: c’è un sistema esistente che deve cambiare, come deve cambiare il modo di pensare l’intero sistema. Non mi interessa creare progetti scalabili, ma digitalizzare l’intero ecosistema finanziario”. Per fare questo, “è importante avere la tecnologia, ma è altrettanto fondamentale creare un mercato, con un corretto business model, infrastrutture e regole certe”.

 

 

Come costruire questo ecosistema in Italia? La ricetta è fondamentalmente la stessa e può essere riassunta con una sola parola: cooperazione.

Tecnologia e cooperazione

La creazione di un ambiente in cui coesistano regulators, Amministrazione Pubblica, fondi di Venture Capital e startup Fintech consentirebbe di creare un ecosistema favorevole per lo sviluppo del settore e per attrarre nuove aziende nel paese.

 

“E poi c’è il mondo accademico – ha spiegato ancora Mauro Macchi – che consente la crescita di nuovi talenti, futuri protagonisti del settore e startup”. Secondo il manager Accenture, anche le Università dovranno essere coinvolte nel processo di regolamentazione del mondo Fintech. Ma se parliamo di peer-to-peer lending, crowdfunding, intelligenza artificiale, blockchain, cloud computing e big data, parliamo di tecnologie potenzialmente “disruptive”, con un importante capacità di aumentare il capitale circolante per startup e banche ma, allo stesso tempo, con forti implicazioni riguardo la tenuta dell’intero sistema finanziario, la trasparenza e la possibilità di illeciti.

Inevitabilmente dunque, il dibattito ha toccato il ruolo dei regolatori: la necessità di una collaborazione fra Tech Company e istituzioni finanziarie è sempre più forte. Secondo Roberta Profeta, Senior Manager di Intesa Sanpaolo International, “La sfida della Reg Tech è vitale, ma si tratta di un processo in corso, che va valutato passo dopo passo”.

Tecnologia e regole

Durante la giornata si è assistito anche a un Oxford Debate, una discussione che ha messo di fronte “Tecnologisti” e “Regolatori”, e che ha avuto il merito di portare alla luce tutti i problemi attuali legati alla regolamentazione di un sistema così innovativo. Sarà dunque la tecnologia a vincere, o nasceranno nuove forme di collaborazione? Presto per dirlo. Paola Soccorso di Consob ha sottolineato come questo sia un processo ancora in divenire, ma ha assicurato che “si stanno testando tutte le soluzioni migliori per risolvere queste controversie”.

Nella seconda parte della giornata Bianca Lopes ha anche introdotto il dibattito sulla Digital identity. Dinamiche importanti che implicano una riflessione su quale sia il confine tra la necessità di gestire una mole enorme di dati per fornire un servizio efficiente e la privacy dei consumatori (chi avrà accesso ai nostri dati? E come verranno protetti?). E che inseriscono nella discussione un protagonista nuovo e attualmente molto in voga: la tecnologia Blockchain. Per la Fintech influencer, comunque, non ci sono dubbi: in futuro, ci sarà un Chief Identity Officer in ogni organizzazione. Ma c’è di più. In futuro i consumatori potranno decidere di monetizzare i propri dati, grazie al maggior controllo che avranno sugli stessi.

Quel che è certo, è che  il processo di regolamentazione di un fenomeno come il Fintech porta con sè innumerevoli  rischi. Ma, anche in questo caso, la soluzione migliore sembra essere che i vari attori in gioco parlino tra loro, per individuare la soluzione migliore in un contesto assolutamente nuovo per tutti. “Condividere idee e esperienze è fondamentale – ha spiegato ancora Roberta Profeta di Intesa Sanpaolo – serve un cambio totale di approccio, per questo non è facile promuovere il cambiamento in un settore abituato per tanti anni a lavorare in una certa maniera”.

 

Sarebbe necessario – e auspicabile – un passaggio graduale, che consenta alle aziende di sperimentare i loro servizi e prodotti sotto la supervisione dei regolatori. I quali, al contempo, potranno fare esperienza e studiare i nuovi fenomeni, per adeguare opportunamente la legislazione e i sistemi di sorveglianza. Il Lussemburgo insegna.

Intanto domani, alle 9, si riparte da Milano. La seconda tappa del FintechStage Festival 2018 si terrà presso il Talent Garden Calabiana. I temi sul tavolo: Intelligenza Artificiale e Open Banking.

@antcar83

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