ICO, dopo Cina e Corea, anche l’Iran vieta alle banche di scambiare criptovalute

Formalmente per frenare il riciclaggio, di fatto per diminuire la speculazione. La moneta nazionale è infatti in sofferenza a causa degli USA

Anche Teheran segue Pechino e Seul nel tentativo di regolamentare il traffico di criptovalute. La Banca centrale iraniana (CBI) ha infatti vietato alle banche nazionali di negoziare criptovalute.

Stop al riciclaggio di denaro

Il motivo? Quello ufficiale lo spiega la stessa Central Bank of Iran, in una nota indirizzata agli istituti di credito e alla stampa: “le criptomonete potrebbero essere utilizzate per il riciclaggio di denaro e per il sostegno al terrorismo“. Tuttavia, molti analisti ritengono che dietro ci possa essere ben altro.

Nuove sanzioni, il Riyal dell’Iran in picchiata

In realtà, la decisione non sarebbe legata all’esigenza di attuare la recente normativa in tema di riciclaggio varata dal Paese, ma avrebbe natura politico-economica. Infatti, i recenti venti di guerra, tornati a soffiare dopo l’intervento statunitense in Siria, hanno causato il tracollo del Riyal iraniano. Se nessuno ancora parla ovviamente di conflitto armato, tutti però si attendono un possibile inasprimento delle sanzioni da parte degli USA.

Bloccare la corsa al bene rifugio virtuale

Data l’estrema volatilità attuale della banconota nazionale, congelare gli scambi di criptovalute può  senz’altro costituire un modo per arginare il problema. Inoltre, permette alla Banca Centrale di evitare possibili speculazioni basate proprio sul ricorso in massa degli investitori alle criptovalute. A sostegno di questa tesi protezionista, il fatto che l’Iran abbia recentemente unificato i suoi tassi di cambio ufficiali e la Banca Centrale abbia anche limitato l’ammontare di valuta estera che può essere detenuta legalmente dagli iraniani a diecimila euro.

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Si attende la decisione di Trump

Ora non resta che aspettare il prossimo 12 maggio, quando il presidente degli Stati Uniti d’America sarà chiamato a esprimersi sulle possibilità di inasprire o rimuovere le sanzioni a Teheran e, soprattutto, dovrà dire che intende fare con il piano sul nucleare voluto dal suo predecessore, Barack Obama. Se, come già annunciato dall’attuale inquilino della Casa Bianca, Trump, gli Stati Uniti uscissero unilateralmente dal programma, la situazione in Medio Oriente potrebbe tornare a surriscaldarsi e l’economia dell’Iran ne uscirebbe ulteriormente indebolita.

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