Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Apr 24, 2018

5 cose da sapere sul brevetto di Amazon sui bitcoin

Jeff Bezos vuole diventare pioniere anche nel campo delle criptovalute? Ecco cinque indizi che lo lasciano supporre...

Jeff  Bezos vuole accaparrarsi tutto, anche i bitcoin. La scorsa settimana l’ufficio brevetti degli Stati Uniti ha approvato un brevetto di Amazon che è stato depositato ben quattro anni fa, nel 2014.

All’interno del sistema, che consente di raccogliere flussi di dati sul web, accorparli e renderli disponibili in tempo reale, una sezione è dedicata ai bitcoin, per rintracciare più facilmente l’identità dei protagonisti delle transazioni e metterli a disposizione delle autorità. In caso di attività sospette o per questioni fiscali.

Abbiamo letto il brevetto ed ecco cinque punti di riflessione.

1. Un mercato decentralizzato dei dati in streaming

L’idea del colosso dell’e-commerce è quella di creare un marketplace di dati in streaming per consentire agli utenti di ricevere in tempo reale più informazioni sulle transazioni online. In questo modo, Amazon punta ad aiutare le aziende ad avere più dati per offrire consigli ai loro utenti in fase di acquisto, e in genere a rendere più immediate le decisioni dei Ceo in materia di vendite. Ne nascerebbe così un mercato decentralizzato delle informazioni.

2. Casi d’uso per le criptomonete

Nel brevetto vengono riportati dei possibili casi d’uso della tecnologia brevettata da Amazon. Il primo consiste nella possibilità per i rivenditori online, che accettano transazioni in bitcoin, di legare un indirizzo di spedizione a un indirizzo di bitcoin, in modo da definire in modo chiaro l’identità dell’utilizzatore della criptomoneta.

I dati sugli indirizzi di spedizione sono poi correlati ad altre informazioni come gli IP, per esempio, e possono così essere messi a disposizione delle forze dell’ordine che vogliano ricevere informazioni sulle transazioni globali di bitcoin per determinare “la posizione e l’indirizzo IP di un wallet di Bitcoin” Questo faciliterebbe le attività di controllo nei casi di attività illecite o per questioni fiscali.

3. Jeff Bezos, il pioniere

Bezos sarebbe riuscito anche questa volta a trovare una soluzione a una questione delicata. Secondo Motherboard, la NSA (l’agenzia per la sicurezza nazionale americana) dal 2013 sta lavorando a un sistema per rintracciare l’identità degli utilizzatori di bitcoin e altre criptomonete, come Monero e Zchash, che hanno aumentato la privacy sui bitcoin. Bezos potrebbe arrivare prima a realizzare un sistema del genere e venderlo alle agenzie di sicurezza di tutto il mondo.

4. Un brevetto è solo un brevetto

Su Reddit le reazioni preoccupate di molti utenti al brevetto di Amazon. D’altronde, sono più che giustificate visto che la mole di dati che un’organizzazione cosi imponente possiede e i rischi per la privacy che ne potrebbero derivare. Tuttavia, c’è poco da temere finora. Un brevetto è solo un brevetto e Amazon ne ha depositati tantissimi che non sono mai diventati poi realtà. Uno dei più strambi nel 2016 con un sistema futuristico di consegne di prodotti attraverso dei tunnel sotterranei.

5. L’interesse di Amazon per le criptomonete

Il futuro delle criptomonete è legato alla capacità di conquistare il retail. Amazon è una delle big company che già in passato ha dimostrato interesse nei confronti dei bitcoin. “Rumors” si sono succeduti negli anni sull’azienda, sulla sua presunta (finora) volontà di accettare pagamenti in bitcoin. Il brevetto, se non altro, mostra che l’interesse del gigante dell’e-commerce per i bitcoin è più che vivo.

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