Nel cuore di Milano nasce una delle più grandi cripto-miniere d’Italia

Tre giovani intraprendenti hanno lanciato il progetto con una startup

A due passi dal Duomo, tre piani sotto terra, ha iniziato a lavorare una delle più grandi cripto-miniere d’Italia. Dieci macchine, in funzione 24 ore al giorno, impegnate in algoritmi e calcoli di bitcoin e criptovalute. Criptomining srl” è la società che ha messo su il piccolo impero all’avanguardia, con i risparmi dei due cofondatori e di un terzo componente. Nata come startup, all’insegna della greeneconomy, vanta un processo produttivo basato sull’innovazione tecnologica.

La nascita

Un avvocato, un tecnico informatico e un broker. Cosa hanno in comune? Le stesse passioni: finanza ed economia digitale. Così è nata “Criptomining srl”. Elio Viola, giovane avvocato 31enne, e Matteo Moretti, talentuoso broker, si sono conosciuti quasi per caso. Moretti era amministratore delegato dell’azienda dove Viola aveva effettuato un tirocinio. “Stanco della vita da avvocato, a Perugia, dove ero vice procuratore, ho deciso di trasferirmi nel cuore della finanza italiana: Milano. L’economia mi ha sempre attratto ed avevo voglia di nuovi stimoli”, racconta Viola. Qua si è mescolata la passione per la finanza con il mondo digitale. Ed è nata la società che ha visto, dopo poco, l’adesione di Massimiliano Porcaro, tecnico informatico, che ha colto con entusiasmo la proposta.

La piccola criptominiera

E’ stato appena inaugurato il piccolo, grande, patrimonio sotterraneo vicinissimo a piazza del Duomo. Nello spazio adibito all’installazione di PC e macchine, si contano, soltanto per adesso, 10 computer, attivi 24 ore al giorno che, continuamente, garantiscono la criptovaluta. Una banca virtuale che permette agli utenti di generare bitcoin tramite la blockchain. Fisicamente, questi 10 gioielli, dal valore di circa 5.500 euro l’uno, non producono niente, ma garantiscono la segretezza delle operazioni. Superdotati, si compongono di ben 6 schede video l’uno. Tenuti in un ambiente a temperatura bassissima, sotto lo zero, i processori lavorano continuamente e svolgono, unicamente, questo compito. Un PC centrale fornisce informazioni su tutti i passaggi che avvengono all’interno dei 10 macchinari. E i tre imprenditori controllano, da remoto, sui propri smartphone e PC, l’attività delle loro creature. Il guadagno, in termini di economia digitale, si basa sulle operazioni svolte dalla macchina. Più calcoli i PC riescono ad elaborare, più i creatori incassano.

I costi

“Per creare la nostra società abbiamo investito 60.000 euro”, afferma Viola. Ma i tre si sono avvalsi anche di importanti accordi con enti esterni, come quello con “Enertronica”, grazie al quale godono di notevoli agevolazioni sulla corrente elettrica. Si pensi che soltanto 1 di quei PC, al mese, consuma, in media, 300 euro di corrente. Inoltre, contribuiscono anche alla “greeneconomy”, grazie all’accordo con “Treedom”.

 

Perché creare una cripto-miniera in Italia?

“Avremmo potuto abbattere moltissimi costi spostandoci all’estero – spiega Moretti – come in Bulgaria e Romania, o, addirittura, in Islanda. Avremmo risparmiato sulla corrente, e, in certi casi, anche sui climatizzatori, ma non lo abbiamo fatto. Primo: perché in Milano noi ci crediamo. Qui c’è il nostro presente e il nostro futuro. Secondo, perché è la città finanziariamente più importante d’Italia. Terzo: qua possiamo, fisicamente, incontrare investitori, clienti e chiunque abbia voglia di entrare o, semplicemente, scoprire questo mondo così ancora sconosciuto”.

 

Come vi immaginate questo futuro?

“Sulla criptovaluta ci sono diverse teorie, ma, fondamentalmente, il mondo si divide in due: chi crede che possa perdurare a lungo, e chi no – spiega Porcaro – Noi non abbiamo investito nel bitcoin, ma nel garantire la criptovaluta, che è una cosa differente. Non creiamo, ma diamo sicurezza. E questa sicurezza, qualora il bitcoin morisse, può essere reimpiegata in diverse forme. Ad esempio, nello scambio di dati ed informazioni, come è molto richiesto in campo medico, scientifico ed universitario. La nostra ambizione è, infatti, quella di aumentare il numero di macchinari sopra il centinaio”.

di Chiara Buratti

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