Apr 2, 2018

Da Playboy alla Disney. Le aziende insospettabili che adottano la blockchain

Playboy e Penthouse sfruttano le potenzialità della blockchain per aumentare la fidelizzazione degli utenti.

Che la blockchain si prestasse a mille usi diversi, era chiaro da tempo. Forse meno evidente che potesse essere usata in alcuni settori, come il porno. Il  VIT, Vice Industry Token, è una blockchain che spopola nelle big company del piacere, adottata da due marchi storici come Penthouse e Playboy.

Le due aziende non sono le uniche “insospettabili” che hanno adottato. Dalla fotografia, al gioco, passando per il beverage, la blockchain ha fatto innamorare di sé tante imprese.

Alcune la usano per rivoluzionare il loro business, altre la stanno brevettando per capire poi che uso farne a loro vantaggio, altre ancora stanno semplicemente sfruttando il trend per aumentare il loro valore in Borsa. Ecco chi sono e come applicheranno la tecnologia ai loro business.

La criptomoneta del vizio

Lo hanno annunciato a distanza di poche settimane di distanza. La prima è stata Playboy, l’azienda fondata nel 1953 da Hugh Hefner, ha scelto di adottare la blockchain. La tecnologia è creata da una startup  che ha sviluppato un sistema di pagamento online. Questo ha come protagonista una moneta virtuale, il VIT, un gettone pensato ad hoc per l’industria dell’intrattenimento per adulti.

Qualche settimana dopo è la volta di Penthouse, l’azienda rivale creata da Robert C. “Bob” Guccione nel 1965, che ha annunciato di offrire ai suoi consumatori il VIT.

Come funziona? In sostanza, il token è pensato per essere una sorta di premio per gli utenti online. Potranno conquistarlo interagendo con i contenuti, commentando, partecipando ai sondaggi, guardando pubblicità, per poi spenderli in servizi a pagamento.

Il vantaggio della criptovaluta sarà anche per i produttori di contenuti, che potranno profilare meglio il loro target, studiarne i gusti e le tendenze e così realizzare prodotti e servizi ad hoc, offrendo al contempo una maggiore flessibilità di pagamento agli utenti (protetti dall’anonimato).

Anche Kodak gira su blockchain

Lo ha annunciato qualche mese fa, durante la più importante fiera di tecnologia al mondo, il CES di Las Vegas: “Lanceremo la nostra moneta virtuale”. L’azienda in questione è Kodak che negli ultimi anni ha vissuto varie vicissitudini, vendendo varie divisioni e accelerando la conversione verso la stampa e la fotografica digitale.

Per creare la sua blockchain ha stretto una partnership con una startup, la Wenn Digital. L’obiettivo è il lancio di KodaCoin, una criptomoneta pensata per pagare all’istante i fotografi e tutelare i loro lavori, risolvendo i diritti di immagine grazie a una piattaforma parallela chiamata KodakOne, che ha il compito di verificare violazioni sulla Rete.

Ad oggi non si sa quale sarà il risultato di questa scelta. Per ora c’è, tuttavia un dato: legandosi al carro vincente della blockchain, la società di pellicole fotografiche, ha avuto un boom in Borsa (+ 45%) all’indomani dell’annuncio.

Dopo l’annuncio la società è decollata in borsa con un +45%, del resto ultimamente la parola “blockchain” risulta molto attraente.

Che c’entra il tè con la blockchain

Prima che scoppiasse la bolla del dot com, c’erano diverse aziende che aggiungevano “dot com” ai loro nomi per avere una maggiore fortuna in Borsa.  Ha tutti i tratti di un’azione speculativa quella di Long Island Iced Tea, multinazionale leader nel settore del bevarage, che ha cambiato il suo nome in Long Blockchain Corp.

Aggiungere la “parola magica” al suo nome ha fatto bene all’azienda che ha aumentato del 200% il valore delle sue azioni, all’indomani dell’annuncio. Il Ceo della multinazionale aveva dichiarato che l’azienda avrebbe investito nell’acquisto di 1000 macchine per il mining, per poi rimangiarsi tutto. Resta invece aperta l’idea dell’operazione di acquisizione di Stater Blockchain, una startup britannica che opera nel campo nelle criptovalute, con la quale “esplorare le immense potenzialità e opportunità nel sistema della blockchain”. Staremo a vedere.

La vicenda ha fatto scoppiare un caso in America, con l’intervento dell’authority, la SEC, che  ha denunciato la cattiva pratica di molte aziende di cavalcare l’onda della blockchain, senza avere le dovute competenze.

E se anche topolino si fa la sua blockchain?

La notizia l’avevamo data in anteprima su SmartMoney. Anche Disney ha scelto la blockchain. L’ha chiamata Dragonchain e ha lo scopo di migliore l’azienda nelle sue operazioni di business nei settori in cui è impegnato, come retail, produzione televisiva e all’interno dei suo parchi tematici.

Dragonchain esplora gran parte delle potenzialità della blockchain. La rete peer to peer è destinata a diversi usi, al rilascio di coin, che potrebbero essere interoperabili con asset come i bitcoin, per creare programmi per monitorare, per esempio, il tempo delle corse delle piste di giochi e la lunghezza delle code nei parchi tematici.

E infine, in tutte le procedure di supply chain, un campo dove la blockchain ha dimostrato di poter fare la differenza.

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