Da oggi potete pagare con Samsung Pay in Italia

Il sistema di pagamento coreano a mezzo smartphone è semplice da usare. E funziona anche sui vecchi POS. Ecco la lista dei dispositivi compatibili e delle catene che accettano il pagamento cashless

C’è un nuovo sistema di pagamento cashless in città, ed è Samsung Pay. L’azienda coreana ha fatto debuttare il suo circuito che si appoggia alle carte di credito tradizionali anche nel nostro Paese, un sistema più aperto di quanto non siano altri concorrenti grazie all’approccio utilizzato: negli smartphone più recenti dell’azienda (compresi però anche i Galaxy S7 di due anni fa ormai) c’è tutto l’hardware che serve per funzionare anche con i vecchi POS compatibili solo con la banda magnetica, e sono molti i partner tra banche e circuiti di pagamento ad aver già aderito a questa novità.

Come funziona Samsung Pay

Se avete già visto qualcuno usare lo smartphone, o lo smartwatch, per pagare il conto allora sapete già di cosa si parla: quello che si fa tipicamente in questi casi è avvicinare lo smartphone al POS, invece che la carta di credito o il bancomat, e confermare l’intenzione di pagare con un tap sullo schermo, oppure con uno sguardo al cellulare, o con un dito ne caso si utilizzi il lettore di impronte. Samsung Pay non fa eccezione: funziona proprio in questo modo.

 

A differenza di altri sistemi, però, Samsung ha sviluppato una capacità pressoché unica: mentre in generale è necessario un POS di nuova generazione con modulo NFC, ovvero compatibile con i cosiddetti pagamenti di prossimità, negli smartphone coreani c’è un altro modulo che “simula” la presenza della cara vecchia banda magnetica delle carte. In questo modo funzionano anche macchinette più datate: ciò è possibile grazie ad un’acquisizione effettuata da Samsung qualche anno fa, che ha permesso di integrare una tecnologia denominata magnetic secure trasmission che svolge il compito appena descritto.

Per abbinare la carta di credito al telefono basta scaricare l’app Samsung Pay dallo store e inserire i propri dati. Già siglati accordi con Bnl, CheBanca!, Intesa Sanpaolo, Banca Mediolanum, Unicredit, Nexi, Visa, Sia e Mastercard: quanto basta per coprire oltre il 60 per cento del mercato, e altri accordi sono in vista. Il risultato sarà identico a quando si paga con la carta: ricevuta dal POS, addebito secondo i modi e i tempi della propria banca.

Quale smartphone serve?

L’elenco degli smartphone compatibili con Samsung Pay è il seguente: ci sono naturalmente i nuovissimi Galaxy S9 e S9+ appena presentati al Mobile World Congress, ci sono l’S8 e l’S8+ dello scorso anno, Note 8, Galaxy S7, Galaxy A8, Galaxy A5 2017, Galaxy A5 2016, mentre tra gli smartwatch ci sono il Gear S3 e il Gear Sport.

L’uso di Samsung Pay non comporta spese. Tra le insegne che accettano già da oggi il nuovo sistema di pagamento: Bennet, Cisalfa Sport, DayBreakHotels.com, EF Education, Esselunga, Leroy Merlin, Moleskine, Old Wild West, Penny Market, Prenatal, Yoox.

Ma è sicuro?

Utilizzare Samsung Pay, così come tutti gli altri sistemi di pagamento cashless, è piuttosto sicuro. Innanzi tutto non è possibile effettuare un pagamento senza l’approvazione del proprietario, ovvero senza che quest’ultimo guardi lo smartphone (sui Galaxy S8 e S9 ad esempio) per rilevare l’iride, o metta il dito sul lettore di impronte digitali. Il numero della carta e i suoi estremi rimangono al sicuro sui server, non vengono mai inviati all’esercente: e anche se i server fossero violati, senza l’autorizzazione (tramite riconoscimento biometrico) del proprietario non verrebbero autorizzati pagamenti.

Paradossalmente, tirare fuori la carta di credito in un negozio o al ristorante è più rischioso: la possibilità che venga intercettata la combinazione tra numero di carta, codici di sicurezza, PIN, è più alta. Dunque ben vengano questi sistemi di pagamento.

I concorrenti

L’Italia è uno dei Paesi meno incline alla trasformazione cashless: siamo ancora molto legati al contante, per ragioni culturali e anche a causa di un fenomeno tristemente diffuso nel Belpaese, ovvero l’evasione fiscale. Utilizzare sistemi di pagamento tracciabili azzera la possibilità di aggirare il Fisco, e non sempre questa è tra le priorità del consumatore.

I tempi per gli acquisti si riducono, ma anche i costi di commissione rispetto alle normali transazioni con carte di credito

Ciò detto, come dimostra l’esempio di Satispay c’è una domanda crescente per soluzioni alternative al contante. La startup italiana permette addirittura di fare a meno della carta di credito, e sfrutta un sistema analogo a quello che si utilizza per domiciliare le bollette per attingere direttamente dal conto in banca. I diretti concorrenti di Samsung Pay sono i quasi omonimi Google Pay e Apple Pay: il primo non è ancora attivo in Italia, mentre la soluzione di Cupertino è stata la prima a essere lanciata qui da noi.

 

All’appello mancano poi altri marchi che stanno tentando questa strada: FitBit ha un suo circuito di pagamento, che tuttavia non pare al momento aver preso particolarmente piede. Si attende infine la contromossa di Huawei, la terza grande forza del mercato, che in Cina ha già servizi analoghi e che potrebbe decidere di allargarsi già quest’anno anche al Vecchio Continente. Novità potrebbero arrivare già la prossima settimana, col lancio del nuovo smartphone P20 a Parigi.

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