Arriva Robot Cache per rivendere i videogiochi usati

Novità nel mondo del digital delivery. Un veterano dell'industria sta progettando uno store a prezzi ribassati che darà la possibilità di rivendere i videogiochi acquistati, poggiando su una criptovaluta

Per anni il mercato del digital delivery è stato monopolizzato da pochi colossi. Il più noto è sicuramente Steam di Valve, in grado di applicare sconti da capogiro a prodotti nuovi. Adesso il suo dominio potrebbe essere messo in discussione da un nuovo, agguerrito, rivale: Robot Cache. Dietro c’è (anche) Brian Fargo, vero e proprio veterano dell’industria videoludica, producer di titoli come Wasteland, Wasteland 2, Fallout e Torment: Tides of Numenera, tanto per citare solo gli ultimi.
Questo basta per intuire che chi si prepara a sfidare Steam non è proprio uno sprovveduto.

Caratteristiche vincenti: la possibilità di rivendere l’usato

E infatti saranno due le caratteristiche sulle quali Robot Cache punta per affermarsi. La principale riguarda l’annosa questione della rivendita dei videogames acquistati. Steam e altri la hanno sempre vietata, Robot Cache la ammette.

Acquistando un gioco non si diventa proprietari ma licenziatari

Del resto, come spiega l’avvocato Giovanni Maria Ferrando: “Steam è un portale gratuito al quale con l’iscrizione ci si abbona. Sottoscrivendolo, si può accedere a determinati contenuti e servizi che, nel nostro caso, sono i videogames sia gratuiti sia a pagamento”. Con l’acquisto di un titolo dal portale, non avviene un trasferimento di proprietà ma “si accetta di dare avvio a una licenza e a un diritto non esclusivi a fruire dei Contenuti e Servizi per un uso personale e non commerciale”. Pertanto i “Contenuti e Servizi vengono concessi in licenza, non venduti, quindi non si diventa titolari e proprietari di ciò che si acquista“. “La caratteristica peculiare del contratto di licenza del software – conclude l’avvocato Ferrando – è quella di trasferire all’acquirente non l’intera totalità dei diritti patrimoniali sul programma informatico, ma solo alcuni di questi. In particolare il licenziatario potrà utilizzare il software, installandolo sull’hardware, visualizzarlo ed eseguirlo per lo scopo previsto dal contratto di licenza”.

Robot Cache concederà agli utenti di rivendere il proprio software – a patto di averlo acquistato nel proprio store digitale – ma con diversi ordini di limiti: anzitutto, il prezzo sarà deciso dal publisher. Non sembra, insomma, che sarà dato spazio al mercanteggiamento. In più, il 70% del ricavato tornerà ai distributori (che, dunque, continueranno a essere titolari del diritto di proprietà), il 25% andrà agli utenti sotto forma di nuovo credito e il 5% a Robot Cache, a titolo probabilmente di mediatore.

Prezzi più bassi per sviluppatori e produttori?

La seconda caratteristica che merita attenzione riguarda invece il fatto che Robot Cache promette royalties più basse per sviluppatori e produttori che sfrutteranno la piattaforma come vetrina. Poggiando su di una tecnologia blockchain per decentralizzare il servizio, il negozio digitale che Brian Fargo ha deciso di finanziare avrà meno costi operativi con un risparmio che gli consentirà di ridurre sensibilmente le tasse ai distributori.

Su Robot Cache si utilizzerà la criptomoneta IRON

Anche qui, è necessario tirare in ballo Steam per capire le differenze e avere una idea di quanto questo competitor sia agguerrito. A differenza di Valve, che trattiene il 30% dei ricavi derivanti dall’acquisto dei giochi, Robot Cache ne tratterrà solamente il 5%, lasciando un cospicuo 95% a chi ha sviluppato e finanziato il videogame. In base a queste prime informazioni è possibile ipotizzare che su Robot Cache, una volta a regime, troveremo offerte incredibili, forse persino più allettanti di quelle che hanno permesso a Steam di diventare la piattaforma numero 1 nel servizio di digital delivery.

Alla base di tutto una criptomoneta

Se Robot Cache avrà il successo cui ambisce, sulle sue lande virtuali gireranno un bel po’ di soldi. Virtualissimi anch’essi. L’intero sistema poggerà infatti su di una criptomoneta, l’IRON, supportato da Ethereum, che però non sarà la sola valuta accettata per le transazioni. Tuttavia, Robot Cache integra un software di cryptomining che fa sì che quando il PC dell’utente non è utilizzato il software generi altra criptovaluta. Un modo per i singoli abbonati per vedere le proprie riserve incrementare giorno dopo giorno (con quelle faranno appunto acquisti) e probabilmente per Robot Cache di avere maggiori guadagni proprio dall’andamento della criptomoneta che, in ogni momento, sarà convertibile in denaro frusciante.