Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Gen 17, 2018

Bitcoin a picco: 3 motivi secondo Giacomo Zucco

La psicologia, la geopolitica, l'inesperienza dei nuovi investitori, ma anche il phising e Twitter, spiegano il crollo della criptomoneta

Crollo bitcoin. La criptomoneta torna sotto la soglia dei 12mila dollari e perde il 13% del valore rispetto a ieri. La caduta è ancora più evidente, del 40%, se si tiene conto dei 20mila dollari raggiunti a metà di dicembre.

A dire il vero non se la passano bene neanche le altre criptomonete, male tutte: Ethereum perde il 20% e anche Ripple il 26%.

Per capire cosa sta succedendo nel mondo bitcoin, e se gli investitori debbono preoccuparsi, abbiamo raggiunto Giacomo Zucco, amministratore delegato di BLOCKCHAINLAB.

3 motivi che spiegano un crollo

Secondo l’esperto ci sono tre principali motivi che spiegano il crollo, un primo legato all’andamento tipico del mercato:

«Chi conosce l’andamento storico del bitcoin non è sorpreso da questo ribasso. È già successo altre volte (a 30 dollari, a 620 dollari, a 1200 dollari, ora a 19000 dollari) e succederà ancora, come tipico da questo mercato fortemente speculativo: si arriva a un massimo storico accompagnati da un eccesso di entusiasmo, poi la domanda reale non cresce più quanto l’aspettativa ed arriva la correzione, che rimane comunque molto sopra al precedente massimo (1200 dollari, in questo caso). Dopo un po’ di risalita si forma una “bull trap” e il prezzo scende di più, per un periodo più o meno esteso. Anche questa volta, come in altri casi, si tratta di un pattern abbastanza prevedibile».

Oltre a una ragione di “analisi tecnica”, Giacomo ci spiega anche che dietro il crollo dei bitcoin ci sono dei motivi “psicologici”:

«C’è un fenomeno psicologico inedito, che muove molti i nuovi arrivati: l’effetto novità delle altcoin più sconosciute. Molti nuovi speculatori improvvisati, che stanno cercando guadagni facili senza sapere assolutamente nulla della tecnologia e delle sue applicazioni, hanno l’impressione di essere arrivati “troppo tardi” per Bitcoin, a treno già partito. Piuttosto che fare i conti con questa sensazione, preferiscono illudersi di avere invece preso per primi un “nuovo treno”, più nuovo e scintillante del primo.

Allora stanno investendo su qualunque asset digitale alternativo (le “altcoin”), compresi i più strampalati, purché sia venduto come “il nuovo bitcoin”. Hanno cavalcato il classico “pump” che segue le correzioni del bitcoin dopo i massimi storici. Per la prima volta, questo fenomeno é cosí ampio e forte da non riguardare solamente le altcoin più pubblicizzate e celebri, ma centinaia di progetti sconosciuti e casuali. Il market cap totale, per la prima volta, non vede una predominanza delle prime 10 criptomonete».

La terza ragione è invece geopolitica e si riferisce a quello che sta succedendo in due grossi mercati per le criptomonete, Cina e Corea del Sud. Da tempo Pechino ha vietato il trading centralizzato (cioè lo scambio su piattaforme di cambio), mentre Seoul ha ventilato l’ipotesi di vietare il trading di criptovalute e impedire l’anonimità dei possessori, per arginare il rischio speculativo:

«Questo clima di incertezza mette paura agli ultimi arrivati tra i trader. Anche l’ennesimo annuncio, piú o meno sostanziato, di divieti vari sul settore, é uno degli “inneschi” tipici di una correzione di Bitcoin. E’ successo molte altre volte in passato. Mentre per il momento manca un grande furto su una piattaforma di exchange, in passato abbastanza tipico come “trigger”».

Ipotesi secondarie: il fishing e Twitter

Nel terminare il suo intervento, Giacomo analizza anche quelle che vede come cause secondarie, che contribuiscono al crollo della criptomoneta principale:

«Un elemento minore ad appannare le performance di Bitcoin può essere un enorme episodio di “pishing” (utilizzo di siti internet con nomi assonanti per ingannare gli utenti), con il sito “bitcoin.com” che propone  agli utenti, invece di Bitcoin, la nuova altcoin Bcash (molti utenti che vanno su quel sito, dal nome apparentemente molto chiaro, per comprare bitcoin, e vengono con l’inganno portati a scaricare dei portafogli Bcash, spesso perdendo anche soldi nel processo».

Sempre di “phishing” si parla anche su Twitter: «L’account Twitter @bitcoin è un altro esempio: è il candidato naturale per nuovi arrivati che cercano informazioni su Bitcoin, invece diffonde false informazioni su questo progetto al fine di promuovere, anche in questo caso, l’aquisto dell’altcoin Bcash», conclude Giacomo

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