Simone Cosimi

Simone Cosimi

Dic 28, 2017

Anche Israele vuole la sua valuta digitale (ma non c’entra nulla col Bitcoin)

Secondo una fonte il ministero delle Finanze e la Banca centrale starebbero pensando a un criptoshekel agganciato alla valuta fisica per tracciare le transazioni e combattere l'evasione

Anche Israele potrebbe presto avere una sua criptovaluta. Non è ben chiaro per farci cosa, ma un criptoshekel – lo sheqel, il siclo, antica unità di peso è ora, nella denominazione “nuovo siclo”, la moneta in vigore nel Paese – sembrerebbe dietro l’angolo. Questa, almeno, la rivelazione di una fonte anonima del ministero delle Finanze che avrebbe parlato col Jerusalem Post. Dovrebbe essere qualcosa di sostanzialmente diverso da Bitcoin e compagnia ma una sorta di valuta digitale nazionale che passerebbe da un’applicazione dedicata, rendendo più complicato evadere le tasse. La sua quotazione sarebbe infatti agganciata a quella del nuovo siclo.

Una valuta digitale

Secondo la fonte il ministero e la Banca di Israele – che, curiosità, non conia in casa il nuovo siclo ma affida la produzione delle monete alla zecca di Stato sudcoreana e delle banconote a una società svizzera – starebbero dunque seriamente considerando il lancio di questa criptovaluta come risposta all’esplosione di Bitcoin e derivati. “Potreste immaginare – ha spiegato la fonte – che invece di scambiarsi un pezzo di carta con su scritto Banca di Israele potremmo spedirci un pezzo di codice digitale emesso dalla banca centrale”.

Il Bitcoin non c’entra nulla. Anzi

Com’è evidente, si tratterebbe dunque di una valuta del tutto differente da Bitcoin, Ether e compagnia, che invece non si basano su un’autorità centrale ma sulla registrazione diffusa e certificata delle transazioni su una rete blockchain. Transazioni veloci, da cittadino a cittadino, e soprattutto tracciate. Insomma, più che una criptovaluta sembrerebbe un modo per combattere l’uso del contante e digitalizzare le transazioni, controllandole meglio. Anche il dirigente del ministero ha fatto riferimento a queste necessità, così come al bisogno di analizzare ancora diversi altri aspetti del progetto.

Il precedente russo e la battaglia della Consob israeliana

Non sembrerebbe, ricorda Cryptovest, il primo spunto del genere. All’inizio dell’anno alcuni ministri russi avevano pensato di fare qualcosa di simile creando un criptorublo. Una moneta digitale che tuttavia di crittografato e di “libero” non avrebbe avuto granché. Intanto, pochi giorni fa, l’autorità che controlla i mercati finanziari israeliani ha annunciato che proporrà di bandire dalla borsa di Tel Aviv le società che basano il loro business su Bitcoin e sulle altre criptovalute.

​Shmuel Hauser, presidente della Israel Securities Authority (Isa), la Consob israeliana, ha detto durante una conferenza del magazine Calcalist che porterà la proposta al consiglio di amministrazione della Isa della prossima settimana: “Non consentiremo la quotazione di società che hanno la loro attività principale nelle valute digitali. Se invece è già quotata, la negoziazione sarà sospesa“, ha spiegato, aggiungendo che l’Isa dovrebbe al più presto trovare un sistema di regole per queste aziende.

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