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Dic 21, 2017

#SIOS17 | Da Moneyfarm a Mamacrowd, come cresce il mercato del fintech

Coordinato da Cecilia Guimaraes, il workshop ha messo a confronto diverse realtà che si stanno facendo strada nel mondo del fintech

Come affrontare il cambiamento nel mondo della finanza? È una domanda a cui si è tentato di dare risposta il 18 dicembre alla conferenza di smartmoney, all’interno dell’Open Summit di StartupItalia!

Tra gli speaker c’erano rappresentanti di relatà storiche come Accenture e di nuovi player quali N26 o Mamacrowd. Il panorama fintech mondiale, e il suo equivalente italiano, è amplio, variegato e molto complesso. Tracciare tutte le singole interazioni e conseguenti sinergie è uno sforzo continuo.

Danilo Mazzara di Accenture Strategy parte dalle basi: “Nel 1999 sviluppavo il sito web per un cliente, e solo per la grafica, avevamo un budget di un miliardo di lire. Oggi con l’evoluzione delle tecnologie per fare la grafica bastano 12.000 euro.” Spiega a un pubblico variegato e curioso. “Con lo scoppio della bolla delle dot com molte realtà, pur senza far clamore, sono andate avanti. Restano comunque dei problemi che l’Italia deve affrontare. Prima di tutto la promozione della cultura digitale. Oggi chi ha i fondi ha una posizione senior e la sua percezione del mondo digitale è ancora in evoluzione. Secondo aspetto, il mercato dei pagamenti è molto piccolo e c’è ancora spazio per crescere. Terzo e non meno rilevante, il tema del credito. Qui non ci si indebita. Per fare fintech servono tanti soldi.”

L’esperienza di Mamacrowd

Sul tema debito e investimenti si è lanciato Mamacrowd, realtà che sta ridefinendo lo scenario della finanza. Come ha spiegato il Dario Giudici, cofounder della startup, dal picco del 2011 nel sistema mancano circa 160 miliardi. La mancanza di finanziamenti “classici” da parte delle banche ha spinto molte realtà, come per esempio le startup, a valutare canali alternativi.

Stando ai dati presentati da Mamacrowd, “abbiamo circa il 60% di tutto il marketshare italiano. In parte si può spiegare nella nostra presenza storica. D’altro canto molto si deve anche al nostro impegno in questi anni nel costruire una rete di partner. Vi sono 36 strutture tra acceleratori e incubatori che ci garantiscono, con la loro attenta due diligence, che le realtà di startup che vengono a finanziarsi grazie alla nostra piattaforma, sono startup che possono offrire una sicurezza, in termini di investimento, maggiore rispetto ad altre. Il mercato ha riconosciuto questa ambizione al continuo miglioramento e la conseguenza è la nostra massiva presenza sullo scenario italiano del crowdfunding”.

L’esperienza di N26 e Moneyfarm

Veloce l’intervento di Matteo Concas, general manager Italia di N26, gruppo tedesco che ha presenza in decine di nazioni. La loro soluzione: una banca agile, che partendo dai millenials, sta prendendo piede anche verso le generazioni più mature che, inutile sottolinearlo, hanno un potere di spesa e risparmio maggiore rispetto ai millennials.

Moneyfarm, con il suo direttore marketing porta una ventata di novità in un settore, quello del robo advisoring, che ancora fatica ad essere compreso. L’approccio del robo advisor, in ambito risparmio e investimento, è significativo. Non si parla specificamente di una serie di algoritmi che analizzano solo il mercato. Come spiega Alessandro Onano, Cmo di Moneyfarm “il cliente tipo è quello che va dal consulente con un problema che vuole risolvere. Comprarsi una casa, una macchina etc., la costruzione delle nostre soluzioni si basa su questo concetto. Il nostro scopo è costruire un’intelligenza artificiale che possa affiancarsi al consumatore, comprendere i suoi comportamenti, e poterlo definire in modo da profilare una serie di scelte che, nel tempo, permetteranno alla IA di divenire un perfetto consulente finanziario.”

Coordinato da Cecilia Guimaraes, il workshop durato circa un ora ha permesso al pubblico di acquisire una visione di insieme, grazie ai singoli speaker, che costituisce il fondamento di un percorso di studio e ricerca nel mondo del fintech.

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