Smart Working: ovvero come liberare il talento, lontano dall’ufficio | Il punto

Al Senato una riflessione sul lavoro agile: i numeri, la normativa, i dati delle imprese che lo hanno adottato

Gli smart workers sono 305 mila in Italia, hanno in media 40 anni, lavorano al Nord, per il 68% sono uomini, rispetto al 2013 aumentano del 60% e del 14% rispetto al 2016. Sono questi alcuni dei dati emersi dal report Smart Working ed evoluzioni normative, redatto da Jobsinaction e presentato ieri nella Sala Koch del Senato nel corso del convegno Smart Working ed evoluzioni normative. Il rapporto fa il punto sulle evoluzioni normative applicate a lavoratori e imprese partendo dai dati dell’Osservatorio Smart Working 2017 del Politecnico di Milano. Oltre ai dati, la riflessione si concentrata sugli effetti della legge 81 del 2017, norma che disciplina il lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato. Intervenuti il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, Annamaria Parente (capogruppo Pd in Commissione Lavoro Senato, promotrice di Jobsinaction), Fiorella Crespi (direttore Osservatorio Smart Working Politecnico di Milano), Silvia Candiani, (CEO Microsoft Italia), Andrea Ciccolini, (Vice Presidente e CIO Whirlpool EMEA).

Più produttivi e responsabili

«In Microsoft – ha spiegato Silvia Candiani, Amministratore Delegato Microsoft Italia – abbiamo introdotto lo Smart Working oltre 10 anni fa: questo ci ha consentito di organizzare il lavoro in modo più flessibile e attento alle responsabilità dei singoli. Il 79% dei dipendenti dichiara infatti di essere più produttivo, mentre per l’80% di noi è migliorato il worklife balance. Ci auguriamo – ha detto ancora – che siano sempre più numerose le aziende a implementare il lavoro agile e a coglierne opportunità e benefici, non soltanto in termini di innovazione e produttività, ma anche in direzione di una maggiore inclusione della diversità, prerequisito per la crescita delle imprese».

Le big, le PMI e la PA

Sul rapporto tra imprese e lavoro agile, dai dati dell’Osservatorio è emerso che un 36% di grandi imprese ha già lanciato progetti di smart working strutturati (il 30% nel 2016), una su due poi ha avviato o sta per avviare un progetto, ma le iniziative che hanno portato veramente a un ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro sono ancora limitate. Anche tra le PMI cresce l’interesse, anche se a prevalere sono approcci informali. Nella Pubblica Amministrazione solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati e un altro 4% pratica lo Smart Working informalmente.

Nuovo modo di concepire  il lavoro

Non solo. Dal report è emersa poi la necessità di promuovere un modello di organizzazione innovativo del lavoro attraverso nuovi approcci manageriali, di gestione delle risorse umane e di flessibilità degli orari di lavoro, più orientata a limiti di orario settimanale e non giornaliero. Un nuovo modo di concepire  mansioni, compiti e giornata lavorativa, valorizzando alla fine i risultati dello svolgimento dell’attività, piuttosto che le ore impiegate per realizzarla.

 

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