Lorenzo Gottardo

Lorenzo Gottardo

Nov 28, 2017

“Tassa Airbnb”: l’Antitrust dice no e invita il governo a cercare un’alternativa

L'Autorità garante della concorrenza si schiera contro la cedolare secca al 21% sugli affitti brevi. "Misura troppo gravosa che potrebbe danneggiare i consumatori". Esulta il portale dell'house sharing

L’Antitrust ha detto no alla “tassa Airbnb”. Potrebbe anche non avere dirette conseguenze, ma di sicuro la presa di posizione dell’Autorità garante della concorrenza, che ieri si è dichiarata contraria alla cedolare secca del 21% sugli affitti brevi, farà discutere.

La "tassa Airbnb" potrebbe alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori

La segnalazione dell’Antitrust

In una segnalazione inviata ai ai presidenti di Camera e Senato, oltreché al ministero dell’Economia e all’Agenzia delle Entrate, l’Antitrust si è espressa sulla cosiddetta tassa Airbnb sostenendo che potenzialmente “potrebbe alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori, con possibili ricadute negative sui consumatori finali dei servizi di locazione breve”.

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Introdotta dal governo con la manovra correttiva della scorsa primavera, la cedolare secca riserva agli intermediari immobiliari (portali online, ma anche agenzie tradizionali) il compito di raccogliere le tasse per i proprietari di casa, inviando contemporaneamente dati e segnalazione all’Agenzia delle Entrate. Ecco perché nel suo intervento l’Antitrust precisa di essere “pienamente consapevole che l’intervento del legislatore mira a realizzare un interesse pubblico di natura fiscale e a contrastare il fenomeno dell’evasione”. Aggiungendo però che le stesse finalità “potrebbero essere perseguite altrettanto efficacemente con strumenti che non diano al contempo luogo a possibili distorsioni concorrenziali nell’ambito interessato”.

Il rischio maggiore, infatti, è che ne risulti complessivamente scoraggiata l’offerta di prodotti acquistabili attraverso forme di pagamento digitale, danneggiando così quelle piattaforme che hanno semplificato e incentivato le transazioni online. La concorrenza tra i gestori dei portali telematici ne verrebbe alterata, “a discapito di coloro che adottano modelli di business fortemente caratterizzati dal ricorso a strumenti telematici di pagamento”.

Conseguenza che, secondo l’Antitrust, “potrebbe penalizzare i consumatori finali conducendo a una minore ampiezza e varietà dell’offerta, nonché avere un possibile impatto negativo sulla domanda stessa”. Il suggerimento, dunque, è che ci si limiti a prevedere misure meno invasive.  Come “la previsione di un obbligo fiscale di carattere informativo in capo agli intermediari e ai gestori di piattaforme immobiliari telematiche”, tenuti così a trasmettere all’Agenzia delle Entrare, rispettando una cadenza ancora da definire, il flusso delle prenotazioni raccolte.

Opposte reazioni

In una nota pubblicata dal proprio ufficio stampa Airbnb saluta l’indicazione dell’Antitrust come una vittoria personale. “L’Autorità garante della concorrenza”, queste le parole scelte dal portale dell’house sharing, “ha ampiamente confermato ciò che da mesi denunciamo”. Completamente opposta, invece, la reazione di Federalberghi che invita il governo a mantenere rigide misure di controllo in materia di disciplina fiscale delle locazioni a breve termine. “Le imprese italiane, che sono soggette a un carico fiscale tra i più gravosi al mondo non comprenderebbero il senso di aggiustamenti volti a strizzare l’occhio agli evasori”.

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