Lorenzo Gottardo

Lorenzo Gottardo

Nov 24, 2017

Impossibile trovare una casa in affitto: in Canada le città si schierano contro Airbnb

I proprietari guadagnano di più con gli affitti brevi e per i lavoratori non c'è posto. Multe e restrizioni per chi ha diverse abitazioni: ecco le normative anti-sharing economy di Vancouver. Ma presto arriveranno anche a Toronto

Pregi e difetti della digital economy.  Pro: negli ultimi anni il Canada, da sempre apprezzata metà turistica, ha visto aumentare il numero dei visitatori, anche grazie a siti online come Airbnb che hanno reso incredibilmente più facile e veloce trovare uno spazio in affitto. Contro: attirati dalle opportunità del nuovo mezzo molti privati hanno destinato i propri immobili alla locazione di breve periodo, e così per i lavoratori senza una casa di proprietà vivere in città è diventato praticamente impossibile.

Una situazione insostenibile, soprattutto per coloro che appartengono alle fasce sociali meno abbienti: lavoratori stagionali, ma anche dipendenti con basse retribuzioni di cui l’economia canadese non potrebbe fare a meno. Ecco perché le città canadesi sono corse ai ripari facendo entrare in vigore nuove normative che pongano rimedio alla situazione.

Vancouver capofila

Vancouver è stata la prima a far approvare misure particolari sulle locazioni a breve termine. Il nuovo regolamento impedisce alle aziende di offrire abitazioni in affitto tramite Airbnb o servizi simili. I privati potranno proporre sul mercato solo le loro residenze principali. Spazi come cantine o garage, divenuti grazie alla digital economy un’importante fonte di reddito secondario, non potranno più essere proposti sulle piattaforme online.

A Vancouver oggi più della metà delle famiglie della città vive in un'abitazione in affitto

© Jeremy Bittermann

Le norme applicate dal Consiglio comunale richiedono poi che tutti i possibili locatori, che offrono le loro abitazioni in affitto a Vancouver, paghino una tassa annuale di 49 dollari canadesi. Per chi non si dotasse della licenza potrebbero arrivare multe fino a 1.000 dollari.

 

“La sharing economy ha un sacco di aspetti positivi, ma può creare anche molti problemi” ha dichiarato il sindaco di Vancouver, Gregor Robertson, al New York Times. “Secondo le nostre informazioni, ci sono oltre 6 mila affitti illegali a breve termine in città” ha aggiunto.

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Economia in forte espansione e investitori stranieri hanno fatto lievitare il prezzo delle case, mentre il numero degli alloggi disponibili scende giorno dopo giorno. A Vancouver il problema delle case in affitto è davvero serio.

 

Soprattutto se si tiene conto del fatto che più della metà delle famiglie della città vive oggi in un’abitazione in affitto. E che Vancouver ha una delle medie più alte in tutto il Canada per i canoni di locazione, alcuni degli affitti più alti in Canada. Aggiungendo a ciò il boom del mercato di affitti a breve termine, è facile capire come, per le persone con i lavori meno retribuiti, vivere in città sia diventato sempre più difficile.

Granville Street, Vancouver

I casi si moltiplicano

Quello di Vancouver non è un caso isolato. Anche altre città del Canada, infatti, stanno cercando di limitare le attività di Airbnb.

 

A Toronto si sta mettendo in atto un approccio leggermente meno restrittivo che dovrebbe interessare un numero superiore alle 20mila proprietà. Oltre alla prima casa, verrà permesso ai privati di affittare pure un’abitazione secondaria. La provincia del Québec punterà, invece, sulla tassa di soggiorno. Un contributo già applicato alle imprese che offrono servizi di accoglienza come gli hotel. E che adesso inizieranno a riscuotere anche i proprietari degli immobili.

La sharing economy ha un sacco di aspetti positivi, ma può creare anche molti problemi

Gregor Robertson, sindaco di Vancouver

Ma il tema è caldo anche oltre il confine con gli USA. Sono diverse le città americane che hanno varato speciali regolamenti che disciplinano i noleggi a breve termine. A New York ci sono misure specifiche che vietano di affittare appartamenti condominiali, o in realtà multiabitative, a meno che non sia presente chi ospita. E, similmente, avviene ad Austin, in Texas, per impedire a chi opera nel settore di creare problemi.