Lorenzo Chiriatti

Lorenzo Chiriatti

Giu 16, 2017, 8:00am

Lorenzo Chiriatti

Lorenzo Chiriatti

Giu 16, 2017, 8:00am

UE, approvata risoluzione sulla sharing economy: “Ora serve una strategia condivisa”

L'europarlamentare Nicola Danti. "Grandi opportunità per i cittadini europei, ma troppe normative nazionali in contrasto tra di loro"

L’Unione Europea ci riprova. È di ieri l’approvazione in sede plenaria da parte del Parlamento Europeo, votata cioè dai parlamentari eletti dai cittadini nei vari Stati membri, di una Risoluzione sulla sharing economy, che segue di un anno la comunicazione della Commissione Europea dello scorso giugno sullo stesso argomento.

 

Sharing economy e  strategia condivisa

L’Unione Europea ci riprova appunto, visto che con questa Risoluzione il Parlamento Europeo ha riaffermato con maggior chiarezza alcuni dei concetti già contenuti nella comunicazione della Commissione, facendo in più alcuni importanti passi in avanti, grazie alle analisi ed all’esperienza di questo anno. E bussa con forza alle porte della Commissione Europea e dei parlamenti nazionali. Il relatore, l’europarlamentare Nicola Danti, dopo l’approvazione della Risoluzione a larghissima maggioranza ha infatti voluto sottolineare che “l’economia collaborativa fino ad oggi si è sviluppata in Europa dal punto di vista delle regole in gran parte attraverso le sentenze dei tribunali e le norme nazionali, regionali e locali, che spesso sono in contraddizione tra di loro. Ora è il momento di farla crescere sulla base di una strategia condivisa a livello comunitario”.

 

Normative nazionali e contraddittorie

Il primo elemento da segnalare in questa nuova presa di posizione europea, per nulla scontata, sono le fondamenta da cui muove il ragionamento: la sharing economy è un fenomeno strutturale ed uno strumento importante, se ben utilizzato, per offrire a tutti i cittadini europei opportunità da punto di vista sociale, economico e di tutela dell’ambiente, che contribuisce alla transizione verso l’economia circolare. Partendo da questa importante premessa, il ragionamento svolto dai parlamentari europei si muove attorno a due pilastri.

Primo, il Parlamento Europeo indirizza a tutti i parlamenti degli Stati membri un messaggio forte e chiaro: occorre evitare il rischio di una “balcanizzazione” normativa, cioè di avere una infinità di normative nazionali tra loro diverse e contraddittorie. La Risoluzione chiede quindi agli Stati membri di analizzare innanzitutto la normativa che già c’è, e valutare se vi sia la necessità di nuove norme nazionali che, anche laddove ritenute necessarie, non dovranno comunque creare vincoli ingiustificati e sproporzionati rispetto all’obiettivo da raggiungere. In altre parole il nostro Parlamento Europeo invita i legislatori nazionali a pensarsi come facilitatori dell’economia della condivisione nell’Unione, piuttosto che come ostili regolatori, e soprattutto chiede espressamente alla Commissione l’apertura di procedure di infrazione verso gli Stati che legifereranno male.

Infine la Risoluzione propone ai parlamenti nazionali una proficua collaborazione : per garantire una disciplina comune dell’Unione sarà compito del Parlamento Europeo quello di individuare le linee guida e i principi fondamentali dell’economia della condivisione, mentre i parlamenti nazionali dovranno individuare le normative di attuazione, specifiche per ogni Stato membro. Così da creare un levelled playing field, un campo di gioco europeo con le stesse regole per tutti coloro che operano nella sharing.

 

I lati “oscuri” della condivisione

Dalla necessità di tutelare i consumatori europei derivano anche molte concrete proposte di intervento contenute nella Risoluzione, dove si giunge a richiedere a tutti gli operatori (e quindi anche a quelli non professionali) il rispetto di norme di garanzia adeguate a tutela dei consumatori. Sempre in questo senso si chiede alla Commissione di garantire un ruolo responsabile delle piattaforme e dell’algoritmo che regola la loro azione, lodando anche le iniziative di autoregolamentazione assunte dalle piattaforme, ad esempio per garantire un corretto sistema di rating.

La Risoluzione si occupa anche dei rapporti con l’economia tradizionale, chiedendo una competizione equa, che potrà ottenersi sia tramite l’applicazione della normativa ordinaria agli operatori professionali della sharing, sia garantendo la fedeltà fiscale di coloro che vi operano all’interno, ad esempio tramite forme di proficua collaborazione tra piattaforme e autorità degli stati membri.

 

Un occhio di riguardo poi al delicato rapporto tra mercato del lavoro e diritti dei lavoratori. Tutti vediamo le nuove opportunità di accesso al lavoro offerte dalla sharing, ma anche i rischi per i diritti dei lavoratori, come hanno dimostrato i casi di Uber e Foodora. Su questo la Risoluzione chiede agli Stati membri e alla Commissione di vigilare con grande attenzione sul puntuale impiego degli strumenti già esistenti a difesa dei lavoratori e, dove serve, intervenendo con nuove norme per garantire condizioni di lavoro eque ed un sistema di protezione sociale adeguato per tutti i lavoratori dell’economia della condivisione, a prescindere dalla loro classificazione come lavoratori subordinati o come lavoratori autonomi.

 

Il messaggio della UE

Insomma, l’Europa suona nuovamente al campanello dell’Italia e degli altri stati membri con un messaggio assai poco burocratico ma molto concreto. E l’Italia come risponde ?

Ad oggi si contano alcune sporadiche iniziative (la proposta individuazione di Airbnb come sostituto d’imposta per garantire “alla fonte” la fedeltà fiscale degli operatori della sharing ed il travagliato iter della legge sugli home restaurant). I lavori sulla più organica proposta di legge sulla “Disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione”, dopo l’esame da parte delle Commissioni parlamentari competenti, sono stati invece affidati ad un comitato ristretto. Il 18 gennaio 2017 il comitato ristretto ha reso noto il testo unificato della proposta di legge, che sembra però non cogliere tutti gli spunti indicati dalla Comunicazione della Commissione dello scorso giugno e da questa recente Risoluzione del parlamento europeo, a partire dalla richiesta di evitare l’adozione di vincoli non necessari.

Non resta che augurarsi che la ripartizione di ruoli e compiti disegnata dai nostri parlamentari europei trovi un motore nella Commissione e nel Parlamento Europeo, che sulla sharing sembrano avere le idee ben chiare, ed una intelligente sponda nel nostro legislatore nazionale, anche se su questo l’avvicinarsi della fine della legislatura non permette un eccessivo ottimismo…