Perché anche le banche si stanno “uberizzando” (ma la burocrazia vince)

Le banche stanno progressivamente migrando verso il modello della piattaforma (tipico di Uber, Airbnb, ecc). Il motivo: i clienti oramai odiano la banca come luogo fisico. E anche i big della Silicon Valley si sono fatti banca

Da qualche anno mi occupo di Consulenza Finanziaria e pian piano mi sono trovata immersa in una evoluzione digitale, soprattutto per quanto riguarda il contatto con il cliente. Le piattaforme social oggi permettono ai clienti di conoscere la persona che gestisce i loro risparmi e avere notizie fresche su più fronti: l’Istituto Bancario al quale si è affidato, il direttore o promotore con il quale lavora. C’è la possibilità quindi di aumentare il proprio tempo a disposizione, ma lo si può aumentare anche perché fisicamente non si entra più in banca.
Credits: coroflot.com
Si può scegliere di non perdere più tempo. Ci sono decine ormai di conti correnti che permettono una soluzione di questo tipo, ma è un vantaggio a cui pian piano il cliente si sta abituando.
Molti ancora non hanno colto questa opportunità, che ha un unico nome: si chiama smartphone.
Non ci possiamo fare ancora il caffè, ma possiamo programmarne l’orario di uscita dalla caffettiera con una app!

Così lo sportello è diventato personale

E proprio grazie alle app, le banche stanno inserendo nelle tasche dei nostri pantaloni o nelle nostre borse tutta la nostra vita finanziaria. Senza muoverci troppo distanti da noi, pensate che secondo una indagine svolta da EY per BBA, l’Associazione Bancaria Inglese, sono state scaricate ad oggi circa 15 milioni di applicazioni mobile che muovono 1 miliardo di pounds al giorno tramite 7 milioni di login quotidiani, contando anche quelli effettuati tramite il web.
Questo avviene perché la maggior parte dei clienti odia fisicamente le banche. Odia stare in coda, ascoltare le lamentele degli altri, mostrarsi a persone che conosce. Fare tutto da una app, seduto comodamente sul divano o in ufficio permette di limitare le interazioni a qualche appuntamento programmato con la persona prescelta. Addirittura, un terzo degli americani non sono andati in filiale, secondo uno studio di Bankrate.

Il successo dei pagamenti mobili (e non solo)

Tuttavia stanno nascendo piano piano delle realtà che eliminano completamente il supporto umano, primi fra tutti gli OTT e a seguire piccole realtà che hanno seguaci anche in Italia:
Google Wallet: permette di inserire al suo interno carte di credito, debito e coupon. Il Google Wallet è già ovviamente disponibile per tutti gli utenti Google, ma la app permette di pagare nei negozi selezionando la carta che riteniamo più opportuna. Potremo così fisicamente lasciare a casa le carte, anche quelle regalo che oggi vanno tanto di moda. Ultima feature ma non meno indispensabile, se abbiamo necessità di inoltrare agli amici dei contanti possiamo inviar loro una semplice mail e decideremo da quale carta verranno scalati.
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ApplePay: permette di caricare al suo interno carte di credito dei maggiori circuiti internazionali e, grazie al Touch ID, basta semplicemente il pagamento addirittura senza PIN. Apple ha dalla sua un Brand al quale sta facendo aderire moltissimi commercianti.
PayPal: l’app più “bancaria” fra le citate, permette infatti anche la visualizzazione delle entrate e uscite nell’account PayPal. Si possono poi inviare o richiedere somme di denaro, con un semplice click, anche se il destinatario non ha un account PayPal. Ed è infine presente la sezione Wallet, con la possibilità di caricare virtualmente le carte di credito presenti nel nostro portafoglio reale.

Il nemico ancora da battere: la burocrazia

Ahimè da noi i punti deboli sono purtroppo ancora tanti. Altri gruppi bancari hanno messo in campo app digitali, molti le tecnologie NFC per le carte di credito, ma raramente si vedono i Wallet. La tecnologia ancora non riesce a battere la burocrazia e i tempi tecnici non riescono ad essere superati. L’invio di denaro da una banca all’altra è macchinoso e soprattutto lento. Le novità tecnologiche paiono restare radicate ai vecchi retaggi del passato. Insomma, siamo in una sorta di purgatorio dantesco finanziario dal quale un Caronte digitale dovrà a forza traghettarci verso la luce del futuro.
Ornella Pesenti