Enrico Verga

Enrico Verga

10 maggio 2017

 

Internet crea o distrugge posti di lavoro? L’opinione di Jack Ma (Alibaba)

Capire come la rete veramente modificherà le nostre vite è uno sfida analitica continua. Il punto di vista del fondatore dell’Amazon cinese, è un buon punto di partenza.

L’estensione della rete, la sua pervasività in ogni ambito della vita privata, è qualcosa che ancora oggi, dopo circa due decenni di internet, fatichiamo a comprendere.

I politici tra tutti sono i meno preparati, se si esclude alcune realtà di rispetto come i paesi baltici, ad affrontare, legiferare e sfruttare questo scenario.
In mancanza di una visione politica vale la pena prendere ad esempio gli scenari e le analisi di imprenditori che hanno saputo cogliere le opportunità della rete.

Alibaba e il suo fondatore Jack Ma

Alibaba Group Holding Ltd. Non ha bisogno di presentazioni. È semplicemente l’Amazon cinese, con un ulteriore focus sul business 2 business.
In forte crescita, sfruttando come base il mercato cinese, questo colosso delle vendite online ha un insegnante come fondatore: Jack Ma.
Dall’alto della sua posizione ora può offrire degli spunti di riflessione sugli scenari futuri.
In una recente conferenza Ma  ha dichiarato che “nei prossimi 30 anni il mondo avrà più sofferenza che felicità da internet” parlando di posti di lavoro e sistema finanziario l’imprenditore continua spiegando che “i conflitti sociali nelle prossime tre decadi avranno un impatto su tutti i settori industriali e il sistema di vita”.
Vale la pena ricordare che Alibaba sta investendo in differenti settori e aree geografiche. Dall’industria cinematografica al video streaming, dalla finanza al cloud computing.

Disoccupazione o nuovi lavori?

Jack Ma spesso viene messo sotto accusa poiché Alibaba, al pari di altri mercati digitali, distrugge l’occupazione.
La sua posizione è da sempre chiara: “Taobao, il nostro marketplace ha creato milioni di posti di lavoro”.
Per quanto questa risposta sia sulla carta corretta, c’è da discutere anche della qualità dei posti e non solo della quantità, un tema che lo stesso Ma sfiora nelle sue previsioni.
La creazione di posti di lavoro di solito si riferisce a piccole realtà. Se in alcuni casi si tratta di imprenditori, spesso di parla, come il caso Uber ben dimostra, di dipendenti mascherati. Peggio ancora di persone che, non trovando un lavoro che offra loro un minimo di sicurezza a causa di una offerta di lavoro carente, diventano indipendenti.
La frammentazione di due secoli (se parliamo di occidente) di diritti del lavoro è un evento che sta investendo, e investirà con maggior veemenza tutto il mondo.
A questo, pare, si riferisca Ma.

Scuola o intelligenze artificiali?

Un passaggio epocale, una percezione del binomio scuola per formarsi verso il lavoro che, con radici solide in occidente, sta via via sgretolandosi.
In aggiunta a questo scenario, l’ultimo tema che Ma affronta sono l’intelligenza artificiale, l’invecchiamento della forza lavoro (malgrado quello che si pensi la Cina sta invecchiando molto rapidamente, e presto avrà una crisi demografica simile a quella giapponese o italiana) e la scarsità di lavoro.
In tal senso Ma sostiene che “le macchine dovrebbero fare solo quello che gli uomini non possono fare, solo in questo modo potremmo avere le macchine come partner di lavoro, invece che sostituti di posti di lavoro”.

Credito al consumo e finanza

Il tema lavoro e forme di lavoro è sensibile anche e soprattutto per il mondo della finanza internazionale (legato a 4 mani con i prestiti retail: case, debito studentesco, auto e carte di credito). Se è vero che i milioni di posti di lavoro generati dai market place (Alibaba ma anche Amazon, Uber etc..) è importante egualmente la credibilità creditizia che questi individui possono avere, quando devono contrarre un prestito.
In tal senso le istituzioni finanziarie occidentali tradizionali non hanno, o non vogliono avere, la capacità di poter analizzare a pieno la solvibilità e le abitudini di un potenziale debitore; preferiscono rinunciare a investire (o brutalmente parlando prestare soldi) su di lui.
Parlando della finanza lo stesso Ma ha dichiarato che il sistema finanziario tradizionale è in una situazione di stallo, e che i prestiti devono essere concessi a un sempre più ampio segmento della popolazione.

Da Alibaba a Alipay

Supportato da questa visione Ma ha fondato Alipay, l’unità che si occupa dei pagamenti online su Alibaba, in seguito nel 2014 rinominata Ant Financial. Il tema che sempre più spesso sfugge alla finanza retail tradizionale è come valorizzare i big data. Alibaba non viene dalla finanza ma con le sue soluzioni, tra tutte Mybank, sta emergendo velocemente come campione di finanza retail in Cina e blocco asiatico.
La visione di Jack Ma è corretta, resta da domandarsi se gli istituti di credito, concessionarie di auto e tutto quel mondo che vive di “garanzie e debito” sia pronto ad affrontare alcuni decenni di “insicurezza e sofferenza” o sono destinati anche loro a estinguersi.

@enricoverga

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