Wallet digitali e app: perché la Cina è il gigante del cashless | Analisi

In tutto il Paese ci sono solo 10 milioni di POS e 2,5 milioni di sportelli ATM, 1 cinese su 5 non ha un conto in banca. Un’opportunità di cui hanno approfittato Alipay, WeChat e non solo

La fila per i panini al vapore ripieni di fagioli rossi scorre veloce e disordinata, come tutte le file in Cina. Siamo in un hutong di Pechino, uno dei vicoli con le case a corte pieni di ristoranti, bar e negozi nel centro della capitale cinese. Sono l’unico italiano e anche l’unico che ha in mano i quattro yuan che servono per comprarne uno: a tutti gli altri basta un cellulare e wallet digitale, scansionano un QR code e senza dire una parola si allontanano. La stessa scena per un caffè in catene occidentali come Costa o da Starbucks, per ogni altro tipo di street food, per i supermercati e anche per gli introvabili taxi: la Cina sta diventando sempre più cashless. Secondo China Tech Insights, il 92% dei consumatori nelle grandi città cinesi usa app come WeChat o Alipay come strumento primario di pagamento. I contanti sono al secondo posto, le carte di credito e di debito solo al terzo. La maggior parte degli abitanti di Pechino e Shanghai ormai può trascorrere un’intera giornata in giro senza portarsi il portafogli.

Cina

Late development advantage 

I vantaggi di uno sviluppo in ritardo. È questo il motivo per il quale la Cina metropolitana è passata direttamente dalle banconote con la faccia del grande timoniere Mao stampata sopra ai pagamenti via smartphone, senza sviluppare un vero sistema di carte di credito e bancomat.

In tutta la Cina ci sono solo 10 milioni di POS e 2,5 milioni di sportelli ATM, 1 cinese su 5 non ha un conto in banca e sempre le banche non riescono a raggiungere l’80% delle imprese piccole o medie

è per questo che il venditore di panini al vapore o di dumpling è passato direttamente alle app, con le quali può raggiungere e farsi pagare da uno degli 1,3 miliardi di smartphone che ci sono in Cina. Alipay e WeChat hanno approfittato di questo opportunità con un servizio facile e veloce da usare: molti lavoratori ormai ricevono lo stipendio direttamente su questi wallet digitali. Risultato: i pagamenti mobile in Cina nel 2016 secondo iResearch China sono stati di 38 triliardi di yuan (5 triliardi di euro). Per fare un paragone, negli Stati Uniti nel 2016, il valore era di 112 miliardi di dollari (102 miliardi di euro). È una cifra enorme in cui finiscono non solo i pagamenti nei negozi ma anche antichi tradizioni cinese digitalizzate, come le buste rosse che si regalano fra parenti e amici per la Festa di primavera. I pagamenti digitali nei negozi sono comunque cresciuti dal 3,5% al 17% in cinque anni, 195 milioni di cinesi li usano abitualmente, secondo una ricerca di eMarketer, e saranno la metà di tutta la popolazione cinese entro il 2020.

I giganti Alipay e WeChat

I giganti del settore sono due: Alipay (la società di pagamenti mobile di Alibaba) ha il 54,1% del mercato, a WeChat (e QQ Wallet, che fa parte della stessa conglomerata, Tencent) resta il 37,02%. Entrambe cercano di fare leva sul proprio vantaggio competitivo: WeChat è già il social network di gran lunga più usato in Cina (900 milioni di utenti attivi al mese). Alibaba ha la forza del suo impero dell’e-commerce dalla sua. Recentemente, Marriott ha stretto un accordo con Alipay per 10 alberghi tra Hong Kong e Cina: gli ospiti potranno fare tutti i pagamenti (la camera, le cene e tutti i servizi collegati) con Alipay. Per gli altri, compreso Apple Pay, restano le briciole. Ed è tutta la scena fin-tech cinese a essere diventata imponente: i quattro più grandi unicorni fin-tech al mondo sono cinesi: Ant Financial (Alipay) vale 60 miliardi di dollari, Lufax (prestiti peer-to-peer) vale 18,5 miliardi di dollari, JD Finance (joint-venture con Tencent, la società di WeChat) vale 7 miliardi di dollari e Qufenqi (e-commerce) 5,9 miliardi di dollari.

La riservatezza delle transazioni

Essendo però la Cina la Cina, il problema più grande della digitalizzazione di tutti i pagamenti è la riservatezza delle transazioni. Un’inchiesta di FactWire, agenzia di stampa di Hong Kong, lo scorso dicembre ha rivelato che cinque società di pagamenti mobile (comprese quelle di Alipay e WeChat) tenevano traccia delle informazioni sensibili che gli utenti avevano in memoria sugli smartphone. È ancora più inquietante se pensiamo che la Cina sta progettando una sorta di sistema di credito sociale alla Black Mirror: un database reputazionale nazionale che nasce con lo scopo di assegnare un credito sociale a ogni cittadino basato sui dati sul suo status economico e sociale, compresi comportamenti e abitudini.

Calenda: “Tassare i robot? Bisogna governare la rivoluzione” I temi del G7 e dell’I-7 di Torino

Si apre il sipario sulla “Innovation Week italian”: sei giorni alla Reggia di Venaria, nei quali i ministri si trovano per parlare di industria, scienza e lavoro. Parallelemente al G7 si è aperto anche l’I-7 il summit guidato da Diego Piacentini e che riunisce 48 esperti di innovazione provenienti da tutto il mondo

Parole O_stili, il manifesto per la cultura digitale arriva in classe

In pochi mesi è nato un movimento virale che vuole cambiare il modo di comunicare in rete. Il Manifesto si sta diffondendo nelle classi anche grazie alle agende che Mondadori Education ha realizzato in collaborazione con Parole O_stili

Cyber Mid Year Report, fra tendenze e nuove minacce. Le contromisure dell’Europa

La UE si mobilita con iniziative concrete per fare fronte ai continui attacchi informatici. Ecco cosa emerge dai report di metà anno di Cisco, Check Point, Security on Demand e della National Association of State Chief Information Officers (NASCIO)