Così le imprese italiane potranno chiedere soldi ad Amazon (e quelle cinesi ad Alibaba)

La nuova sfida dei colossi digitali è l’utilizzo dei big data per erogare prestiti alle imprese: ecco come si stanno muovendo Amazon e Alibaba

Buone notizie per le piccole e medie imprese alla ricerca di fondi. Alle banche tradizionali si affiancano i colossi del digitale che stanno incominciando a utilizzare l’enorme mole di dati in loro possesso. È il caso di Alibaba: con MyBank si prepara ad offrire prestiti basandosi sulla propria potenza di calcolo e sui big data. Analizzando cioè quei dati delle transazioni che avvengono sulla piattaforma attraverso il sistema di pagamento Alipay, proprietario proprio del colosso cinese. MyBank altro non è che una banca digitale, da qualche tempo lanciata da Jack Ma. Adesso, come ogni banca, si prepara ad erogare servizi di credito anche alle imprese. La differenza (e la novità) non è soltanto il target a cui si rivolge: soprattutto medie imprese della Cina rurale in genere tagliate fuori dai prestiti erogati dagli istituti finanziari tradizionali, ma anche il meccanismo di composizione dell’offerta di MyBank.

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Come si calcola il rischio

Questo è totalmente data-driven, dove la fonte dei dati per offrire prestiti mirati e personalizzati in base alle esigenze del singolo cliente e per calcolare il rischio di credito è rappresentata dalla stessa piattaforma Alibaba dove questi clienti vendono le loro merci e incassano i loro pagamenti tramite il sistema Alipay. Ant Financial Services, l’affiliato di Alibaba per i servizi finanziari, che possiede il 30% di MyBank, offrirà prestiti sino al valore di 5 milioni di yuan (circa 800mila dollari) mentre il capitale sociale della Banca digitale di Alibaba secondo quanto riportato da un’agenzia stampa cinese, la Xinhua News Agency, ammonterebbe a 4 miliardi di yuan, l’equivalente di 654.15 milioni di dollari. Lo stesso Presidente dell’ Ant Financial, Jing Xiandong, è stato nominato a capo della Banca. Mentre gli altri shareholders includono conglomerati cinesi leader nei settori dell’agricoltura, delle assicurazioni e della manifattura.

Amazon parte anche in Italia

Nel frattempo il rivale giurato Amazon non sta a guardare, e coinvolge anche l’Italia. Il colosso di Jeff Bezos, secondo quanto riportato da Reuters, ha in previsione di lanciare entro la fine dell’anno il suo programma di piccoli prestiti per i rivenditori, finora attivo in American e in Giappone, non solo in Cina ma in altri 7  paesi tra cui anche l’Italia. Il gigante dell’e-commerce punta, dunque, ad aiutare tutte quelle piccole realtà dove la liquidità è un fattore chiave per per sopravvivere e competere. Anche per Amazon i dati derivanti dal proprio marketplace sono fondamentali nella scelta dell’erogazione del prestito. Il programma di prestiti di Amazon, non è infatti aperto a tutti i venditori iscritti alla piattaforma. Per poter accedere ai finanziamenti sarà necessario un “invito”  da parte di Amazon stessa. Il motivo risiede nel rischio stesso nel voler finanziare piccole realtà il cui business potrebbe non decollare. Proprio per questo, Amazon va a verificare con accuratezza i dati dei rivenditori prima di proporre un eventuale formula di prestito.

La sfida alle banche e alle startup

Un servizio quello dei prestiti lanciato per competere, oltre che con la finanza tradizionale, anche con le emergenti piattaforme di P2P lending. Ma in Cina tra gli esperti del settore finanziario c’è chi scommette che dopo i crediti erogati sulla base del calcolo del rischio grazie agli analytics, la prossima mossa di Alibaba saranno i depositi bancari. Un business forse ancora più rischioso per una Internet Company.

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