Redazione

Mag 3, 2016, 10:00pm

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Mag 3, 2016, 10:00pm

Big data & Cybersecurity: a che punto siamo e chi sono le 3 startup finaliste ai Fintech Awards

Hopenly e Tickete sono le 2 finaliste che lavorano coi dati, mentre per la cybersecurity in gara per i Fintech Awards di CheBanca lo spin-off dell'Università di Salerno, NITe. Speciale #IFA2016

Siamo gli sgoccioli. Mancano 3 giorni e conosceremo il nome del vincitore degli Italian Fintech Awards di Che Banca!. Le 12 startup finaliste si contenderanno i premi: 25 mila euro e la possibilità di volare a Londra in due acceleratori, Level39 e Startup Bootcamp FinTech. Tra i tanti ospiti all’evento anche David Birch e il Ceo di Number26 Valentin Stalf.

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I dati sono i soldi del futuro

Tutto un mondo di opportunità di business in solo due parole Big Data. I dati sono la base di ogni business sul Web perché dicono tutto di noi, chi siamo, cosa compriamo, come ci muoviamo. Questa mole di informazioni prodotte dai social e dagli oggetti connessi dall’industria dell’Internet delle cose, sono un bacino da cui ogni business ha bisogno di attingere per profilare i clienti e aumentare le vendite. Sono molte le startup che provano a inserirsi in questo mercato incredibile che raggiungerà un valore di 48,6 miliardi di dollari nel 2019 secondo Informationweek.

Smarkety (Hopenly)

In finale sono approdate imprese innovative che provano a fare innovazione. C’è Smarkety, prodotto dalla startup Hopenly, è un software per aiutare gli uffici marketing nel prendere decisioni sulla base di analisi predittive di dati sia interni che esterni all’azienda. Oltre a suggerire possibili nuovi prodotti e nuovi mercati, Smarkety aiuta a disegnare, monitorare e valutare le campagne promozionali.

Tickete

Tickete, che applica l’analisi dei Big Data al commercio tradizionale, usando lo scontrino come una ricca miniera di informazioni che dicono esattamente dove, quando cosa e quanto spendi. Tramite l’app è possibile associare l’identità online dell’utente con le sue abitudini di acquisto (estratte appunto dallo scontrino).

Nite

Menzione a parte merita la sicurezza informatica, la cosiddetta cybersecurity che utilizza i big data per prevenire attacchi sulla Rete. Si tratta di un mercato che da solo avrà un valore di 170 miliardi di dollari entro il 2020 secondo Forbes. A rappresentare il settore in finale, NITe, spinoff dell’Università di Salerno,  che propone soluzioni nell’ambito bancario per la verifica automatica della firma (sia da immagini off-line che da tablet on-line), per la conferma dell’identità dello scrivente e per la lettura di testo manoscritto presente in documenti bancari, come ad esempio assegni e moduli prestampati.

I big data in Italia, panoramica del settore

Le imprese e la pubblica amministrazione ne hanno capito l’utilità: i big data permettono di estrarre informazioni utili e migliorare le decisioni future. Marketing, amministrazione, finanza, controllo, risorse umane, ricerca e sviluppo, tanti gli ambiti in cui l’analisi dei big data fa la differenza. Il valore complessivo del business nel nostro Paese è di 790 milioni di euro, secondo il report dell’Osservatorio del Politecnico di Milano (Big Data + Business Intelligence, cioè tecnologie usate dalle aziende per raccogliere e analizzare i dati).

I settori nei quali l’analisi dei big data è maggiore sono le banche (29%), l’industria (il 21%), telco e media (14%), Pa e sanità (9%). Seguono GDO, utility e assicurazioni.

Le 33 censite dall’Osservatorio

Secondo il report sono 33 le startup operanti nel nostro Paese, la maggiore concentrazione è al Nord (55%). Tanti i casi virtuosi. Alcuni li abbiamo segnalati nella nostra classifica delle migliori 100 startup del 2015 in occasione dell’Open Summit. Eccone alcune. C’è Pathflow, la startup di Alberto Gangarossa, che usa le telecamere di sorveglianza del negozio per tracciare i movimenti dei clienti, i flussi di entrata e uscita e in generale i loro comportamenti. I dati raccolti dalle telecamere vengono incrociati con quelli delle vendite dei registri di cassa per tracciare un comportamento più dettagliato della clientela. A giugno Business Insider l’ha inserita tra le 11 migliori startup italiane.

SpazioDati, la startup di Michele Barbera che lo scorso anno ha lanciato Atoka (atoka.io), uno strumento di sales intelligence che aiuta PMI, professionisti e artigiani a vendere, trovando nuovi clienti. In poche parole, è un enorme database con informazioni sulle oltre 6 milioni di imprese italiane. Grazie a questo strumento l’utente può sapere cosa fa una data azienda, che prodotti vende, chi è che la guida etc.  È stata l’unica italiana ad aver chiuso round per più di 3 milioni al Web Summit di Dublino.

Altro caso di successo Empatica, a fondarla te ingegneri del Politecnico di Milano guidati da Matteo Lai. La startup produce dispositivi intelligenti nel campo medicale come Embrace, il braccialetto più piccolo in commercio per l’acquisizione di dati fisiologici per la ricerca clinica, nella vita quotidiana. È usato negli ospedali più importanti di tutto il mondo ed è progettato, ad esempio, per salvare la vita ai malati di epilessia. Nel 2014 ha ricevuto un finanziamento di 2 milioni di dollari da parte di angel italiani e americani.

Uno sguardo nel mondo

L’analisi dell’osservatorio sull’ecosistema nel mercato mondiale dell’osservatorio ha individuato circa 500 startup a livello mondiale che hanno ricevuto finanziamenti complessivi di oltre 14 miliardi di dollari. Tra le top ten mondiali, citate in un articolo di Forbes, troviamo Cloudera, azienda fondata da Tom Reilly che offre una piattaforma (Apache Hadoop) per aiutare i business a gestire ed analizzare i dati nel modo migliore. Ha raccolto più di 1 miliardo di dollari. E Palantir, una delle startup più hot della Silicon Valley. Sviluppa software per scovare reti terroristiche, ladri e truffatori online ed è valutata 20 miliardi di dollari. Dietro c’è Peter Thiel, ex PayPal, investitore e cofondatore del progetto. Ha ricevuto round per 2,43 miliardi di dollari.