Dagli interventi in mare all’istruzione: il crowdfunding per aiutare i migranti

Dalla colletta per salvarli in mare a quella per farli continuare a studiare. Le raccolte dal basso a favore di chi fugge dal proprio Paese si moltiplicano di ora in ora e hanno sempre più successo.

La “colletta” è quasi sempre associata a uno scopo benefico, anche quando si parla della sua evoluzione digitale. A dimostrare che il crowdfunding mantiene la sua forte radice solidale c’è la gara globale di raccolta fondi “dal basso” che si è scatenata negli ultimi giorni a favore  dei migranti che arrivano in Europa.

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La favola di Abdul, il venditore di penne 

Fra le più famose c’è sicuramente quella dedicata al rifugiato siriano Abdul, scappato da un campo profughi di Yarmuk a Damasco e fotografato per le strade di Beirut mentre cerca di vendere qualche penna vicino ad un semaforo con in braccio la figlioletta di quattro anni. Un’attivista islandese ha pubblicato le immagini di Abdul su twitter e dato il via alla raccolta fondi su Indiegogo che –  partita con un obiettivo flessibile di soli 5.000 dollari – ha letteralmente sbancato, raggiungendo il 15 giorni quasi 190 mila dollari.

Le guide per aiutare i migranti

Iniziative di questo genere, anche se meno fortunate e con scopi diversi, si sono moltiplicate di ora in ora. Il Guardian è stato fra i primi a scrivere un vademecum su cosa fare per aiutare i migranti, stessa cosa ha fatto anche Mashable. In Italia, un lavoro del genere è stato fatto anche da Valigiablu e da Internazionale che ha chiesto agli utenti disegnare una mappa di tutte le iniziative organizzate dai cittadini per ospitare o sostenere i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo arrivati in Italia nelle ultime settimane.

L’Università per Rifugiati

Se si opta per il crowdfunding, a  livello internazionale c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Per garantire ai  rifugiati (nel 66% dei casi siriani) sbarcati sull’isola di Lesbo i diritti umani fondamentali  (acqua, cibo e riparo), in Grecia, è stato lanciata una raccolta che anche in questo caso è andata molto oltre rispetto al traguardo posto in partenza: dalle mille sterline si è arrivati infatti in un baleno alle 13.615 promesse.

Ma c’è anche il modo di fare un passetto in più, andando oltre i bisogni primari e pensando anche all’istruzione di chi è scappato dal proprio Paese d’origine. Secondo quanto dichiarato dal ministro degli esteri tedesco la Germania, per l’intero 2015, si aspetta l’arrivo di 800.000 migranti, molti di loro sono giovani istruiti che hanno bisogno e vogliono continuare a studiare, farlo però è molto complesso a causa della burocrazia, dei costi molto alti e delle difficoltà linguistiche. Ecco perché a Berlino vedrà la luce la prima “Università per Rifugiati” quasi totalmente gratuita (costa solo il 5% di un normale corso universitario) che permetterà loro di usufruire delle lezioni online delle migliori università al mondo come Harvard, Standford o Yale. Una realtà che consentirà loro non solo di studiare ma anche di vivere un’esperienza di integrazione nei luoghi messi a disposizione dall’università. L’obiettivo è quello di partire con mille iscritti, ma per farlo c’è bisogno di raccogliere (qui il link alla campagna) 1.200.000 euro entro l’estate del 2016 (servono infatti almeno 1.200 euro per ogni studente).

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Un’altra bella iniziativa è  quella di “People’s Armada” , una raccolta fondi a sostegno delle navi che individuano e aiutano i barconi dei migranti in pericolo. L’intento è quello di comprare e risistemare un’imbarcazione da donare poi al Moas (Migrant Offshore Aid Station) un’organizzazione maltese che in partnership con Medici senza frontiere svolge attività di salvataggio nel Mediterraneo. Questa volta il traguardo sembra molto difficile da raggiungere (si tratta di 3 milioni di euro), specialmente considerando il poco tempo messo a disposizione (10 giorni).

Una colletta 2.0 meno ambiziosa ma non per questo meno importante è quella lanciata Talal, un ingegnere meccanico siriano scappato dal suo Paese e ora rifugiato in Brasile, dove vive da più di due anni. L’uomo ha cambiato completamente vita aprendo un ristorante di cucina araba e per finanziarlo ha deciso di chiedere aiuto alla rete, ha già raccolto la metà di quanto gli serve per raggiungere il suo obiettivo e c’è un’altra settimana per arrivare ai 60 mila euro richiesti. Molto concreta è anche la campagna lanciata a favore delle donne rifugiate nella città di Kleve in Germania, l’intento è quello di fornir loro tutti i prodotti igienici necessario per il periodo mestruale.

L’Airbnb dei rifugiati e l’aiuto di Uber

In Francia e in Germania sono partiti invece gli “AirBnb per rifugiati”. Il modello è lo stesso che si usa per le vacanze, al posto dei turisti però, le stanze messe a disposizione dai privati sulla piattaforma digitale servono per ospitare (quasi gratis) i migranti che hanno fatto richiesta d’asilo. Un’esperienza simile, tutta italiana è quella di Rifugiati in famiglia, a Parma infatti 10 famiglie ospiteranno 10 migranti per nove mesi. Nella lista dei volenterosi e solidali bisogna includere anche Uber che qualche giorno fa ha dato vita a una bella iniziativa. Con #UberGIVING  – grazie alla partnership tra Uber e Croce Rossa Italiana attiva in 20 città di 11 paesi europei – è stato possibile prenotare per un giorno intero un auto che gratuitamente è passata a prendere direttamente a casa dei donatori vestiti, sacchi a pelo, scarpe, giubbotti e biancheria per portarli alla sede delle CRI che ha poi provveduto a smistarli tra i rifugiati che ne avevano bisogno.

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