Martina Pennisi

Martina Pennisi

Mag 27, 2014, 10:22am

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Mag 27, 2014, 10:22am

Social e qualità prima di tutto: Musicraiser spicca il volo e attacca i mercati esteri

Il sito di crowdfunding musicale Musicraiser comincia la sua espansione fuori dai confini italiani e ottiene un finanziamento da 350 mila euro

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Dopo un anno e mezzo di attività la startup fin-tech Musicraiser spicca il volo oltre i confini italiani. E lo fa con i 350mila euro ottenuti dai fondi di venture capital b-ventures e Key Capital. La piattaforma di crowdfunding italiana fondata dal frontman dei Marta sui tubi Giovanni Gulino e dalla sua compagna e dj Tania Varuni è in realtà disponibile anche in inglese fin dagli esordi. “In questi giorni”, anticipa a SmartMoney Gulino, “stiamo iniziando a tastare il terreno per proporci nei paesi anglofoni. Dopo l’estate arriveranno le mosse decisive”.

Quello che già si sa, e che importante per guardare oltre lo Stivale, è che il 20% dei progetti andati a buon fine arriva già da altri paesi, dalla Colombia agli Stati Uniti passando per Islanda e Norvegia. “In un anno e mezzo abbiamo raccolto più di un milione di euro di capitale con 300 progetti, 250 dei quali discografici e 50 legati a festival, documentari o progetti speciali”, racconta con orgoglio il musicista 42enne. Oggi lavorano sulla piattaforma 5 persone a tempo pieno.

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Giovanni Gulino, co-fondatore di Musicraiser (foto di Monelle Chiti via Wikipedia)

Gulino tiene a sottolineare come la fase di selezione si sia dimostrata cruciale nel percorso compiuto: “Noi guadagniamo solo se i progetti raggiungono o superano il 100% di quanto richiesto, quindi cerchiamo di evitare a priori chi non ha una portata comunicativa adeguata”. Il concetto è interessante, soprattutto perché si sta parlando di un settore così delicato, quello della discografia, in un contesto, Internet, che collegato allo stesso è ancora difficile da interpretare. Da una parte Gulino spiega di voler dare una possibilità agli artisti e ai giovani talenti “ignorati dalle case discografiche che non sono più disposte a rischiare e investono solo su chi ha già un seguito”. Dall’altro però restringe il campo a quanti “sono in grado di comunicare in maniera chiara, semplice ed efficace il loro progetto. La prima cosa che guardiamo sono i social network: come li usano e in che modo possono sfruttarli”. Al seguito in dote si preferisce quindi un pubblico potenziale i cui accenni devono però già intravedersi, online chiaramente. Un approccio interessante in un momento in cui la vecchia e cara televisione continua a invadere con le fiammate da talent show i vertici delle classifiche.

Una volta adottata una causa Musicraiser dà il suo supporto alla circolazione del messaggio, attività compresa nel 15% di percentuale che trattiene sulle campagne andate a buon fine. E si parla di cifre molto interessanti. “Il picco l’abbiamo toccato con uno dei fondatori dei Litfiba Gianni Maroccolo: con il primo progetto ha raccolto 27mila euro e da qualche settimana ne ha fatto partire un secondo che ha superato i 20mila”, racconta Gulino.

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Anche le case discografiche si sono accorte delle potenzialità della piattaforma e, sempre per il discorso del seguito già acquisito, sono andati a pescare nel vivaio di Musicraiser: “Gli Amanti sono un esempio”. Dopo aver raccolto 4mila euro con il crowdfunding hanno prodotto il singolo Cane, che precede l’uscita dell’album Strade e Santi, con Universal.

Per quello che riguarda l’attacco ai mercati internazionali Gulino ha le idee chiare: “Il riferimento è Pledgemusic, piattaforma precedente anche a Kickstarter. Altro rivale, che abbiamo già superato in volumi, è Sellaband“. Idee chiare e portafoglio pieno: i presupposti sono ottimi.