Tommaso Magrini

Tommaso Magrini

Apr 15, 2018

Le criptovalute puntano sull’oro per attirare gli investitori islamici

OneGram, una startup di Dubai, ha sviluppato la prima moneta digitale sostenuta al 100% dall'oro fisico. E svela che unire le nuove tecnologie al bene rifugio classico ha una motivazione anche religiosa

In Gold We Trust. È lo slogan che campeggia in cima all’home page del sito internet di OneGram, una startup di Dubai che ha lanciato una moneta digitale totalmente ancorata all’oro fisico. Una semplice frase per capire che la mossa, che con modalità diverse sta coinvolgendo anche altri attori legati al mondo delle criptovalute, non è dettata solo dalla volontà di coniugare le nuove tecnologie al più classico dei beni rifugio. Almeno nel caso di OneGram, infatti, c’è anche la volontà di attrarre gli investitori islamici, superando le loro perplessità morali e religiose sulle monete digitali.

Il legame tra moneta digitale e oro

Non si può certo dire che investire in bitcoin o nelle altre criptovalute sia un affare per cuori deboli. Le oscillazioni del valore delle e-currencies sono spesso improvvise e tempestose. In ogni caso l’impennata del loro valore durante il 2017 ha portato alcuni analisti a ipotizzare che le monete digitali possano rappresentare  in futuro quanto ha sempre rappresentato l’oro, vale a dire un bene rifugio. Al di là di tali previsioni, per ora definibili un azzardo, ci sono però numerosi casi di startup che stano sviluppando sistemi in grado di unire i due elementi.

Più stabilità per le criptovalute

L’incontro tra l’innovazione e la forma di pagamento più antica del mondo è per esempio al centro del progetto del gruppo CME, che sta testando una piattaforma in grado di fornire criptoasset garantiti da un controvalore in oro. Digix, una compagnia di Singapore, ha invece sviluppato una e-currency sostenuta da lingotti fisici custoditi nelle banche del Paese asiatico. L’intenzione di questi e altri attori è quella di dare stabilità alle criptovalute, attenuandone la vulnerabilità legata agli sbalzi sul mercato e ai potenziali attacchi hacker.

L’esempio di OneGram

Ma c’è chi investe per collegare criptovalute e bene rifugio anche per motivi diversi. È il caso di OneGram, startup di Dubai fondata nel 2017, che ha sviluppato una moneta digitale ancorata al 100 per cento ai lingotti fisici. Ogni coin di OneGram corrisponde a un grammo d’oro. Il corrispettivo fisico è riscattabile in qualsiasi momento mentre tutte le transazioni realizzate tramite la criptovaluta comportano una commissione che viene subito reinvestita in oro.

L’ostilità del mondo islamico

La motivazione che spinge OneGram è però anche un’altra. La startup di Dubai vuole infatti provare a convincere i musulmani che investire nelle criptovalute è compatibile con la loro fede. Le monete digitali sono difficilmente assimilabili dalla cultura islamica. In particolare per l’Islam sunnita, possedere e utilizzare bitcoin e affini è considerato un peccato, in quanto strumenti di speculazione finanziaria. I principi della shari’a enfatizzano il ruolo dell’economia reale legata ad asset fisici, contrapponendola a quella fatta di interessi e speculazioni finanziarie. Alcuni enti religiosi, come il Diyanet (Direzione per gli affari religiosi) in Turchia e il Grand Mufti’ in Egitto hanno definito le criptovalute come opera del demonio.

Aderenza alla shari’a

OneGram sta provando ad aprire una breccia nel mondo islamico proponendo quella che la stessa startup definisce come la prima “moneta digitale basata sulla tecnologia blockchain sostenuta fisicamente e conforme alla shari’a”. L’oro è ritenuto come la forma di moneta più accettabile dal mondo musulmano, in quando rappresentava la prima forma di denaro nelle antiche società islamiche. “Stiamo provando a dimostrare che le regole e i principi della shari’a sono perfettamente compatibili con le criptovalute e la tecnologia blockchain”, ha spiegato alla Reuters il fondatore di OneGram, Ibrahim Mohammed. non si tratta di un aspetto di secondo piano. Enti e istituzioni del mondo islamico sono infatti molto attente a questo tema e gli eventuali investimenti o meno sulle monete digitali sono strettamente correlati all’aderenza della criptovaluta ai principi della shari’a. I governi hanno finora mantenuto un atteggiamento cauto. Arabia Saudita ed Emirati Arabi, per esempio, non hanno proibito bitcoin & company, ma hanno avvisato i cittadini dei possibili rischi a essi collegati. Ma iniziative come quelle di OneGram potrebbero presto sbloccare l’impasse, sfruttando il grande potenziale tecnologico e soprattutto economico dell’area.

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