Gli Stati Uniti stanno testando la blockchain per il controllo degli arsenali nucleari

In queste settimane è corso un audit per stabilire la qualità della soluzione di sicurezza, specialmente nel mantenimento dell’integrità dei dati non solo del nucleare ma anche dei satelliti militari

Se la Sita, la supercooperativa delle compagnie aeree che realizza sistemi di sicurezza, logistica e navigazione, ha proposto poco tempo fa di utilizzare il meccanismo della Blockchain per l’identificazione personale ai controlli negli aeroporti, non c’è da sorprendersi della nuova strategia firmata Darpa. Lo storico laboratorio di ricerca del dipartimento della Difesa statunitense che tenne a battesimo i progenitori di internet starebbe infatti pensando a come sfruttare le potenzialità del modello decentralizzato alla base dei Bitcoin per un ruolo della massima delicatezza: proteggere le informazioni sensibili relative all’arsenale nucleare e ai satelliti militari a stelle e strisce.

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Come funzionerà il progetto

Come noto la blockchain è una rete di computer dove alcuni nodi in particolare si occupano di certificare ciò che accade su quell’autostrada condivisa, garantendo la sicurezza in virtù della medesima architettura peer-to-peer. Difficile se non impossibile prenderne il controllo totale visto che l’impostazione è quella di un registro aperto e condiviso, cioè garantito dagli stessi partecipanti a quella complicata ragnatela. Che assicurano anche l’integrità di qualsivoglia transazione messa in campo.

Secondo Quartz la Darpa ha un piano e un uomo, Timothy Booher (ecco di chi si tratta), che si sta occupando di questo progetto. E l’immagine che propone è oggettivamente efficace: invece di costruire le mura del castello sempre più alte per prevenire le invasioni è più importante sapere se qualcuno è entrato e cosa sta combinando.

Una delle applicazioni più delicate per blockchain

Dunque, nel caso della Darpa, la tecnologia blockchain potrebbe trovare un’applicazione ancora più raffinata, almeno da quello che sembra di capire. Andando cioè a funzionare da cane da tartufi per capire cosa sia stato eventualmente modificato o compromesso da un hacker.

Insomma, più che alla protezione le sue ricadute farebbero leva sull’integrità del database e dunque delle informazioni custodite. Con un contratto da quasi due milioni di dollari ci starebbe lavorando una società di sicurezza informatica nota come Galois. Dovrà verificare il lavoro di un terzo soggetto, la società Guardtime, che ha appunto fornito le soluzioni di blockchain che saranno utilizzate dall’agenzia.

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Ovunque siamo impiegate armi l’integrità dei dati è importantissima, dal controllo e comando degli armamenti nucleari a quello dei satelliti

Stiamo pensando a molte applicazioni – ha spiegato Booher – e se le verifiche vanno bene inizieremo una serie di incontri col resto dell’agenzia per avviare il dialogo” e decidere cosa fare concretamente con la Blockchain. D’altronde, “ovunque siamo impiegate armi l’integrità dei dati è importantissima, dal controllo e comando degli armamenti nucleari a quello dei satelliti”.

Gli usi di quella tecnologia si stanno allargando a vista d’occhio, abbandonando il contesto strettamente finanziario, che pure ne sta arricchendo le possibilità (anche se ne parlano tanto e la usano ancora poco). Dai media all’internet delle Cose, per far meglio parlare fra di loro gli oggetti intelligenti, fino ai pagamenti (e dunque all’e-commerce), alla salute o alla pubblica amministrazione.

In quest’ultimo caso, dagli archivi di Stato statunitensi al catasto georgiano fino alla cittadinanza digitale, gli esperimenti si stanno moltiplicando proprio in questi mesi. Presto anche una guerra nucleare potrebbe passare da un’operazione condivisa.

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