La sfida a Uber dei tassisti romani: arrivano i pagamenti in bitcoin (grazie a un 23enne)

La startup si chiama Chainside, e ha stretto un accordo con l’Unione Radio Taxi Italia per prenotare e pagare le corse con bitcoin

Da oggi puoi prenotare e pagare il tuo taxi a Roma via bitcoin. Chainside ha stretto una partnership con Uri (Unione Radio Taxi Italia) e il suo presidente Loreno Bittarelli: «Chainside offre un prodotto che aiuta le aziende a gestire nel modo migliore le transazioni con valute digitali. Siamo partiti con i tassisti, ma ci espanderemo ad altri business» spiega Federico, cofondatore della startup a SmartMoney.

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Cos’è Chainside

Federico, 23enne globetrotter con studi di Economia e finanza, è tra i promotori Blockchain Educational Network, associazione nata nel 2014 dall’unione di alcuni Bitcoin Club intorno al mondo, come quello di Stanford, del Mit, e dell’University of Michigan. L’obiettivo è di far collaborare studenti e appassionati e sperimentare insieme nuovi modelli.  Oggi il network si è espanso in tutti i continenti in oltre 150 università degli Stati Uniti, Filippine, Kenya ed Europa: «Chainside è nata dall’unione tra appassionati di blockchain con un background multidisciplinare. La collaborazione con Uri è frutto della partecipazione di uno dei cofounder, Lorenzo Giustozzi, a un hackathon. Qui gli è stato proposto di lavorare a un sistema di pagamenti che permettesse ai taxi di accettare bitcoin. Questa prima collaborazione ha dato la direzione al nostro progetto» racconta Tenga.

L’accordo per pagare il taxi in bitcoin

Chainside offre ai taxi portafogli virtuali, servizi di invoice e monitoraggio che si integrano con la loro piattaforma IT. In sostanza, l’utente che vuole prenotare una corsa si collega sul sito ItTaxi, dove può calcolare l’itinerario e il costo della tratta. Il sito invia una email con un coupon che dimostra che ha già pagato. Se vuole pagare in bitcoin viene rendirizzato su una pagina di Chainside, che, una volta ricevuto il pagamento, manda una conferma a ItTaxi. I bitcoin ricevuti poi sono gestiti direttamente dal sito fino a che il fornitore del servizio (la compagnia di taxi, nel caso specifico) decide di venderli o di trasferirli in un altro wallet. Chainside controlla che questo passaggio avvenga senza alcuna criticità: «Non tratteniamo fee di transazione, e non prevediamo di farlo in futuro» spiega Federico.

Il founder romano spiega che il team sta già lavorando per chiudere altre partnership in Italia e all’estero per «proporre soluzioni personalizzate a seconda delle necessità». Oltre a questo, stanno provando a farsi spazio anche nel B2C: «Stiamo progettando un prodotto di walleting da rilasciare pubblicamente, integrato con i nostri prodotti business».

Bitcoin anche per Uber

Non  la prima volta che un’azienda di trasporti decide di accettare bitcoin. Ha fatto già scuola Uber che in Argentina ha scelto di passare alla criptomoneta dopo la decisione del governo di bloccare le sue carte di credito.

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1

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