Dopo il furto di 60 milioni, cosa sappiamo degli ether, i “cugini” di bitcoin

Ether è la criptovaluta nata su Ethereum (la blockchain degli smart contracts) ritenuta “rivale” di bitcoin. Qualcuno è riuscito a bucarli e a rubarne 60 milioni di dollari. Ecco alcune cose che (forse) non sai

Un furto da 60 milioni ha scosso la community di Ethereum, la piattaforma decentralizzata che con la sua criptomoneta (detta ether) è diventata negli anni l’antagonista più temuta dei bitcoin. I soldi (3,6 milioni di ether) sono stati rubati all’interno del fiore all’occhiello del network, il DAO, la prima società di venture al mondo che permette ai suoi soci di acquistare quote con lo scopo di investire in nuovi progetti. Per molti analisti questo potrebbe essere un duro colpo per Ethereum che aveva da poco raggiunto il valore di 1 miliardo di dollari.

ether_copertina

Proprio ora che ci credevano tutti…

L’attacco non poteva giungere in un momento peggiore. Proprio ora che l’interesse degli investitori era sempre più vivo e che alcuni leader nel settore, come la startup Coinbase , tra le più importanti e finanziate nell’ambito blockchain (con oltre 106 milioni di dollari dai venture), avevano spostato l’attenzione verso gli ether. Solo pochi giorni prima Fred Ehrsam, l’attuale Ceo di Coinbase, aveva pubblicato un post su CoinDesk, nel quale, senza giri di parole, attaccava la community “stagnante” dei bitcoin, mettendola a confronto con “l’innovazione” del network di Ethereum: «Non c’è nulla che i bitcoin possono fare più degli ether. Ethereum oggi è testata meglio, si muove in modo più veloce, ha una migliore leadership e sviluppatori più abili. Il sorpasso (sui bitcoin, ndr) è una sfida complessa, ma oggi con questo passo, è possibile» spiega.

fred ehrsam

Ethereum, la casa degli smart contract

Il fondatore è il programmatore russo Vitalik Buterin (classe 1994). Dopo aver cofondato il periodico di successo, Bitcoin Magazine, si dà da fare per creare una rete di mining decentralizzata. Oltre a funzionare essenzialmente come bitcoin, cioè come un sistema di pagamento senza alcuna autorità intermediaria (come Visa o Mastercard), Ethereum permette la creazione di software. È qui che risiede il valore distintivo del sistema, questi software vengono usati per creare contratti vincolanti che si sostituiscono ai documenti tradizionali e creano rapporti giuridici tra due o più soggetti senza il coinvolgimento umano. Sono i cosiddetti smart contract. In questo modo Ethereum permette anche la creazione di società, mettendo gli accordi tra i soci nelle “mani” di un contratto intelligente, invece che di un’autorità locale (come un notaio).

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Il DAO, primo esempio di organizzazione virtuale

Lanciata a marzo, e creata su un codice open source scritto da Slock.it, una società con sede in Germania, il DAO è un’organizzazione virtuale di investimenti che ha raccolto oltre 160 milioni di dollari. L’idea è di creare una società senza management, Ceo, consigli di amministrazione: è il collettivo che prende le decisioni con ogni membro che può votare e finanziare i progetti realizzati da altri sviluppatori e società e godere di eventuali guadagni futuri. Insomma, un fiore all’occhiello per Ethereum che ora è messo in crisi dall’attacco. Dopo la notizia, Buterin ha bloccato le transazioni sia sui mercati ether che su quelli del DAO.

Che succede, adesso

Come era prevedibile il valore degli ether fin subito dopo la notizia è crollato, da 17,50 dollari a moneta, a una cifra di 13 dollari, come spiega CoinDesk. E ha aperto un dibattito dove sono emerse le critiche, lo scetticismo e la preoccupazione sul futuro di Ethereum. I più ottimisti guardano il furto come l’opportunità di creare un sistema più forte e più sicuro in futuro. Un po’ come è successo con in bitcoin dopo il disastro di Mt Gox, con la chiusura per bancarotta dell’allora più famoso portale di trading al mondo, con quasi mezzo miliardo di dollari bruciati.  Un terremoto che non ha messo fine ai bitcoin, con la community che ha saputo ricostruire fiducia nel sistema.

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