Redazione

Giu 18, 2016

Come la blockchain può prevenire la prossima crisi, stanare Uber e restituirci il controllo dei nostri dati personali

La rivoluzione è già cominciata. La blockchain ridisegna completamente molti settori, mettendo davvero le persone al centro di tutto. Un libro, Blockchain Revolution, raccoglie gli scenari più interessanti

Dan e Alex Tapscott sono i founders dell’azienda di consulenza per startup Northwest Passage Ventures. Entrambi esperti di blockchain, hanno pubblicato un libro ricco di scenari sul futuro del protocollo che rivoluzionerà tantissimi settori, non solo le banche: Blockchain Revolution.

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Mai più crisi finanziarie

Nel libro gli autori spiegano che la blockchain può offrire l’opportunità alle authority finanziarie di avere un più facile e rapido controllo sui sistemi bancari. La tecnologia infatti è una sorta di libro mastro che registra tutte le operazioni che avvengono in tempo reale e offre a tutti accesso alle informazioni. In questo modo gli enti di vigilanza possono verificare i rischi del sistema, la liquidità (o l’assenza di liquidità) in alcune banche, decidere in modo imparziale quali sostenere e quali penalizzare: «Potranno avere più informazioni, un quadro più chiaro e quindi fare meglio il loro lavoro. Proprio da questo dipende la stabilità finanziaria. Se tu sei connesso su una stessa rete come tutti gli altri, non hai bisogno di andare in ogni banca a esaminare le singole transazioni per capire se rispettano la legge o meno. Questo taglia i costi di controllo e migliora il lavoro» spiega a Quartz Alex Tapscott.

La blockchain certifica chi siamo e tutto ciò che è nostro

Tapscott ricorda che ci sono 2,5 miliardi di persone nel mondo che non hanno alcun accesso ai servizi finanziari perché non hanno un’identità da dimostrare o abbastanza soldi per aprire un conto. Secondo lui la blockchain può abbattere queste barriere poiché diminuisce i costi di accesso e consente a tutti di avere un’identità tracciabile sulla Rete. E così consentirebbe a miliardi di persone di avere un ruolo nell’economia mondiale.

L’autore del libro ricorda, poi, che il 70% dei proprietari di beni immobili quali un appezzamento di terra hanno in realtà un titolo di possesso debole, un pezzo di carta che può facilmente perdere il suo valore con eventuali azioni oscure da parte di governi o multinazionali.

Com’è accaduto in Honduras, dove molte persone – ricorda Tapscot – sono state buttate fuori dalle loro proprietà, o a Rio de Janeiro dove diversi piccoli agricoltori sono stati espropriati dai loro possedimenti: «Se questi stessi titoli fossero stati registrati sulla blockchain nessuna persona o governo corrotto avrebbe potuto alterarli o modificarli».

Rompe il dominio di Uber e Airbnb

Tapscott ragiona sul concetto di sharing economy e ritiene che molte delle aziende che si fregiano di appartenere all’economia della condivisione, siano in realtà business multi miliardari che prendono tutto per sé e danno poco alla gente. «Gli autisti di Uber, per esempio, non hanno alcun potere. Uber cattura i soldi e anche i dati delle persone, usandoli per sfruttare “commercialmente” gli utenti».

Un sistema come la blockchain determinerebbe la fine di Uber e di tutti gli intermediari in business simili: «Si potrebbero costruire delle app sulla blockchain, un modello che in automatico sa che macchina guidi, dove stai andando e quando e ti mette in connessione con persone che vogliono andare nella stessa direzione. Anche il nodo pagamento è risolto, grazie ai bitcoin. A questo punto a cosa ti serve un intermediario?», dice Tapscott.

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La blockchain ci restituisce i nostri dati

Un’altra questione che Tapscott affronta è quello dei big data, “il più grande asset dell’economia moderna”. L’autore di Blockchain Revolution è convinto che oggi i dati personali che noi concediamo alla Rete finiscano perlopiù nelle mani delle big company che si arricchiscono alle spalle degli utenti. Se tutti i servizi, come Google, l’accesso ai social media, come ai siti online, fossero costruiti sulla blockchain noi potremmo possedere i nostri dati e decidere come usarli: «Se vai in uno store e fai un acquisto – spiega Alex Tapscott – il negozio online non dovrebbe sapere tutto su chi sei, dove vivi, come navighi sul web, ma solo che tu hai i soldi per onorare il pagamento. Oggi non è così, compri un panino e ti viene chiesto se hai una licenza di guida. Con la blockchain invece sei tu a possedere i tuoi dati e a scegliere quale informazioni tue concedere e a chi».

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