Bitcoin e blockchain: a cosa servono davvero e perché non moriranno (ma cambieranno)

In un sistema disegnato per il tradimento, bitcoin e la blockchain rappresentano un cambio di paradigma senza precedenti. Qualcosa cambierà, a partire dai nomi, ma comunque vada hanno già vinto

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È normale per un sistema con un padre sconosciuto che tutti si sentano in grado di suggerire l’idea del perché sia nato questo nuovo mondo di criptovalute e registri decentralizzati.

La disruption delle monete

Per il cambio di paradigma che stiamo sperimentando proviamo ad esaminare alcune ragioni e a metterle in relazione:
– Ci sono 2 tendenze che si sovrappongono, una di breve e una di lungo periodo. Nel breve periodo ci sono innovazioni che sfidano le banche sia nell’infrastruttura di back-end, come la blockchain, sia nel front-end, con l’innovativa user experience che non richiede di andare nei loro uffici, neanche per aprire il conto. Il caso più eclatante di successo è Number26. Il lungo periodo è che si arrivati al limite della sopportazione per i costi e i tempi che gli intermediari finanziari trattengono solo per trasferire denaro, cioè informazioni.

– C’è l’ingresso nel mercato dei pagamenti di soggetti che hanno già in mano la domanda, ossia miliardi di utenti, come Apple, Facebook, Google, etc. Il primo di questi che davvero innoverà avremo il fenomeno del “winner take all”, e come sempre accade con le piattaforme, il vincitore avrà il controllo totale del mercato.

– C’è il peso da superare di una moneta ancora molto fisica, che vale solo entro un’area geografica, che siamo costretti ad accettare e che ci impone di aver fiducia nello Stato che l’ha emessa.

– C’è una sfida molto insistente da parte della costa ovest dell’America. Le startup californiane con il processo Fintech insidiano chi finora ha dettato legge nel campo della finanza, come la costa occidentale, newyorkese, con tutti i suoi grandi e lussuosi uffici, tutti mantenuti a spese degli utenti.

Cosa è già cambiato

Le istituzioni finanziarie, di fronte a questi fenomeni, colgono ogni occasione per modernizzarsi, ma devono anche far in fretta. Qui entra in campo lo studio della blockchain come possibile soluzione aperta e condivisa, a minor costo, per implementare un sistema di pagamento transnazionale. In particolare, cercano di rendere il sistema pronto per l’instant payment (non aspetteremo più domani per vedere l’accredito di un bonifico, e almeno 3 giorni per l’estero).

Poi è in via di implementazione la sostituzione dei protocolli proprietari, come per esempio lo SWIFT. Si può osservare dalla loro comunicazione aziendale che lo stanno sperimentando, e questo è già un ottimo risultato.

Perché ora ci serve la blockchain

Se abbiamo bisogno di fare transazioni con persone conosciute e fidate non c’è bisogno di usare la blockchain. Possiamo interagire direttamente o servirci di intermediari, come facciamo da secoli. Se non ci fidiamo dell’altro (o di un servizio automatico che temiamo possa essere hackerato) ecco che ci è utile un registro di tipo blockchain.

Adesso, per la prima volta nella storia, abbiamo la possibilità di creare informazioni che hanno 4 specifiche caratteristiche digitali:
1. la scarsità (bene rivale, come l’oro);

2. l’unicità (identificazione della persona, oggetto o servizio);

3. la trasferibilità diretta (senza intermediari);

4. l’immutabilità (per sempre, e non escludibile).

Noi desideriamo un registro che sia sicuro, permanente, aperto, incontrollato, veloce ed economico. Obiettivi difficili da raggiungere contemporaneamente, ma non siamo mai stati così vicini.

Bitcoin e la blockchain non possono morire, ma cambieranno

“Bitcoin è morto, è un fallimento”. Così come ci sono tanti padri, ci sono tante Cassandre. Lo dicono ogni volta che il sistema ha un colpo di tosse. Ogni volta però chi lo dice è costretto a rinviare i funerali.

Come ci riesce? Il sistema resiste grazie a un’idea che ha un forte disincentivo a ingannare: il costo del proof of work lo si affronta immediatamente, non bisogna più attendere che la truffa venga scoperta e pagare un costo che non si può calcolare nel momento in cui la si compie. In altre parole, fa fare a tutti i minatori – prima – di ricevere l’eventuale ricompensa, un lavoro costoso in termini di energia, apparecchiature e tempo.

È certo che la tecnologia evolverà e che in futuro si cambierà il nome della criptomoneta (es. Ethereum), il metodo di consenso (es. proof of stake) e il tipo di registro (es. Ripple), ma i fondamentali concetti resteranno tra noi. È tecnologia, quindi per sua natura non può morire, ma cambia adeguandosi al contesto umano.

Dopo l’esperienza dei ripetuti fallimenti bancari, il sistema appena descritto si basa su un modello che è “designed for failure”. Con il cuore angosciato si deve notare che Bitcoin, la blockchain e gli Smart Contracts non sono ancora falliti perché sono disegnati per essere resilienti a qualsiasi tradimento, umano.

Massimo Chiriatti
@massimochi

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