Non solo bitcoin: ecco tutti gli usi della blockchain che stanno cambiando il mondo

La blockchain non è solo bitcoin, anzi, può essere usata per cambiare tutto: sanità, tecnologia, finanza, vendite, media, energia e burocrazia. E dopo le banche lo hanno capito aziende del calibro Microsoft, IBM, Samsung e Philips

Le banche, certo. Ma non solo: la blockchain è una tecnologia capace di un impatto rivoluzionario su diversi settori. Dalla finanza alla sanità, dall’automotive ai media. Fino alla pubblica amministrazione. Per capire perché, va fatta un’operazione chirurgica: recidere il cordone che lega la blockchain ai bitcoin. Quella destinata alla monete virtuale è infatti solo una una delle sue possibili applicazioni. Perché, allargando lo sguardo, la blockchain è priva di una gestione centralizzata, che accorcia la catena degli intermediari, consente l’invio di dati in modo rapido, sicuro, a costi ridotti e registra in modo indelebile tutte le tracce precedenti. Dimenticate per un attimo i bitcoin e leggete solo queste caratteristiche. Un report di Deloitte ha provato a immaginare il loro impatto.

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Gli indizi: follow the money

La direzione che la blockchain prenderà è ancora tutta da decidere. Ma ci sono alcuni indizi che non possono essere ignorati e che testimoniano la forza del fenomeno. Il primo e più significativo sta nel flusso di capitali. Le società che, in un modo o nell’altro, si occupano di business legati alla blockchain sono circa 120 (ma il numero è in continuo aggiornamento). Nelle loro casse è arrivato circa un miliardo di dollari, la metà dei quali negli ultimi 12 mesi. In un tempo brevissimo si è assistito a una traslazione delle risorse, un tempo concentrate solo su bitcoin e simili. Dalla fine del terzo trimestre 2015, il focus dei venture capital che investono sulla blockchain si è spostato da valute e sistemi di pagamento agli altri settori (a partire dalla gestione di titoli e contratti).

Altro indizio: 30 delle maggiori banche mondiali (tra cui Citi, JPMorgan, BNP Paribas, Wells Fargo, ING) si sono legate in un consorzio promosso dall’americana R3 per studiare e definire il futuro della blockchain. E anche la Bce si è accorta di questa tecnologia. Nasdaq, la società che dà il nome al listino tecnologico americano, ha incaricato la startup Chain di sperimentando una piazza di scambio basata sulla blockchain. Al momento l’esperimento si concentra sui mercati privati, nella fase di pre-Ipo. Ma una Wall Street fatta di blocchi e catene non è impossibile. Microsoft sta invece esplorando la possibilità di sfruttare la tecnologia nel cloud.

Perché la blockchain non vale solo per i bitcoin

Ma cosa fa della blockchain uno strumento dalle applicazioni così diverse? La risposta è in questi cinque aggettivi.

Affidabile. La blockchain non è una struttura governata dal centro ma allarga il cerchio dei partecipanti diretti. Una libertà d’accesso che si traduce in assenza di una plancia di comando. Il sistema, in questo modo, non è solo meno governabile ma anche meno attaccabile. Se uno dei nodi è danneggiato, gli altri continuano a operare saldando la catena, senza perdere alcuna informazione.

Trasparente. Le transazioni sono visibili a tutti I partecipanti. Non ci sono sale dei bottoni: i luoghi della decisione non sono interdetti perché non ci sono. Raramente come nella blockchain la libertà d’accesso coincide con la trasparenza.

Solida. È quasi impossibile modificare gli anelli già saldati della blockchain. Significa che le informazioni presenti non possono essere manipolate. Una caratteristica che rende le informazioni contenute nella blockchain più attendibili e meno esposte alle frodi. Basti pensare alla forza di questa caratteristica in ambito contrattuale.

Irrevocabile. È possibile effettuare transazioni irrevocabili, in modo da rendere la loro traccia più accurata.

Digitale. Documenti, valute, contratti: tutto si trasforma in codice. Senza perdere concretezza. L’applicazione di questa tecnologia diventa così sterminata, sia per estensione geografica, sia per diversificazione.

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Illustrazione di Cinzia Franceschini

Oltre le banche: tutti i settori in catene

L’orizzonte del possibile è ancora sfumato. Ma ipotizzare disintermediazione, riduzione dei costi e alcune applicazioni non rappresenta un esercizio letterario. Proviamo allora a esplorarlo, questo orizzonte del possibile.

FINANZA – Un sistema distribuito come la blockchain elimina la necessità di un’autorità centrale. Un principio che non vale solo per Bce e Fed ma, potenzialmente, per tutti gli intermediari: banche, mercati finanziari, gestori di pagamento.

Le transazioni potrebbero essere immediate e più economiche. Senza dimenticare la sicurezza. Secondo un report di InnoVentures, il risparmio in commissioni bancarie potrebbe toccare i 15-20 miliardi di dollari entro il 2022, grazie all’incidenza su pagamenti e trasferimento di denaro internazionali. Ecco perché le banche hanno deciso di vederci chiaro. La blockchain è un’arma che è preferibile avere in casa propria.

MEDIA – Per gli editori si apre la porta dei micropagamenti senza commissioni. Potrebbe essere un modo per vendere contenuti singoli (a cifre anche molto piccole) e non un intero abbonamento. Voglio leggere un articolo? Lo pago con un paio di tap.

E che c’azzecca la blockchain con la Siae? C’azzecca, perché la solidità e l’immutabilità della catena consentirebbe, ad esempio, di accertare in modo sicuro e attendibile la proprietà intellettuale di musica e immagini. Un modo univoco per verificare una fonte. Più in generale, la blockchain può essere applicata al settore dei diritti d’autore.

INTERNET OF THINGS – IBM e Samsung stanno guardando alla blockchain come strumento per facilitare il dialogo tra oggetti dell’IoT. Il sistema distribuito potrebbe adattarsi bene alla necessità di collegare molti dispositivi in aree diverse del globo. E la solidità del sistema consentirebbe un trasferimento dei dati più sicuro. La startup Filament sta lavorando prorpio al matrimonio tra blockchain e IoT. E ha già incassato un round da 5 milioni di dollari che vede tra gli investitori Verizon Ventures.

RETAIL – La blockchain può essere una piattaforma di pagamenti alternativa a contanti, carte di credito e di debito per il mercato retail. Questa è la prospettiva più prossima. Ma non la sola. La startup DocuSign vuole rendere la blockchain una piattaforma che faciliti lo scambio di contratti in sicurezza. Ad esempio per l’acquisto di un’auto. Con il passaggio di proprietà saldato in un blocco.

SANITA’ – Salute significa dati sensibili. E in un universo sempre più digitale e connesso, la (cyber)sicurezza è sempre più importante. Ecco il ruolo della blockchain. La startup Factom sta lavorando alla gestione di dati medici, cartelle cliniche e pagamento di fatture. Non è solo una questione di sicurezza. Registrare la propria storia clinica su un sistema comune, renderebbe più facile reperire e condividere le informazioni con medici, ospedali e cliniche diverse.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Proprio in questi mesi in Italia si sta parlando di Freedom of information act. Ed è stato lanciato lo Spid, l’identità digitale che dovrebbe facilitare l’accesso ai dati della PA. Un diritto. Cui si aggiungono quelli alla trasparenza e alla riservatezza. La blockchain potrebbe diventare uno strumento per la gestione delle risorse pubbliche. Il processo non è semplice perché richiede la costituzione di un archivio digitale, da rendere poi consultabile. Ma i vantaggi potenziali (tra i quali la velocità e la riduzione di frodi e corruzione) invitano a un tentativo. Senza dimenticare che, in un sistema senza centro, tutti potrebbero avere un’identità digitale che superi i confini nazionali (bastI pensare a migranti e rifugiati).

ENERGIA – La blockchain potrebbe fare comodo anche alle utility, sia come piattaforma di pagamento sia per la registrazione di contratti. Un vantaggio soprattutto per i soggetti (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo) che non hanno accesso al canale bancario.

Adesso inizia il bello

Se fino all’inizio del 2015 la blockchain era sovrapposta ai bitcoin, adesso ha acquisito una propria identità, distribuendo gli investimenti dalle criptovalute ad altri settori. Nel 2016, gli analisti citati da Deloitte prevedono un aumento dei finanziamenti, per arrivare al boom nel 2017. Obiettivo: trasformare la blockchain da tecnologia per tecnici (quale ancora è) a un ecosistema “plug and play”. Prima per le imprese più innovative e poi per il mercato consumer.

Paolo Fiore
@paolofiore

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