Mariachiara Furlò

Mariachiara Furlò

Dic 10, 2015, 8:30am

E’ davvero lui il papà di Bitcoin? Cosa cambia se sappiamo chi si nasconde dietro Nakamoto

Pare che dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto (il misterioso fondatore di Bitcoin) si nasconda in realtà un informatico australiano, Craig Wright. Wikileaks non ci crede, ma intanto la polizia gli ha perquisito casa. E se davvero fosse lui, che succede adesso?

Un perfetto sconosciuto. O almeno, lo era fino a pochissimo tempo fa. Potrebbe essere Craig Steven Wright, un professore australiano di 44 anni, il fondatore di Bitcoin, la persona in carne e ossa nascostasi per anni dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

Craig Wright

Craig Wright

A rivelarlo – mostrando come fonti delle mail in cui lo stesso Wright scriveva nel 2008 di essere a lavoro su questa nuova moneta digitale chiamata “Bitcoin” – sono stati dei reporter di Gizmodo e Wired. Scoop o bufala che sia, gli articoli sono riusciti a mobilitare non solo i più o meno fanatici e appassionati di criptomonete di tutto il mondo, ma anche la polizia australiana che ha perquisito la casa di Sidney del professore universitario. A riferirlo alla stampa sono stati gli stessi agenti, spiegando che l’azione è collegata a indagini fiscali e non alla moneta virtuale.

Nakamoto, il mito del papà di Bitcoin

Dalla creazione del Bitcoin nel 2009, l’identità del creatore è rimasta un mistero. In una timeline sulla storia di Bitcoin, si comincia proprio da “Satoshi Nakamoto…the legend” scrivendo che dietro questo pseudonimo si sarebbero nascoste addirittura più persone, che in gruppo (e dal Giappone) avrebbero cominciato a lavorare a quella che pochi anni dopo sarebbe diventata la criptomoneta più famosa e discussa al mondo. Una storia che potrebbe essere totalmente ribaltata se la notizia che sempre di più circola in queste ore venisse confermata ufficialmente.

Prima lo snobbavano, ora anche alle banche piace bitcoin

Dalla prima transazione in Bitcoin del 12 gennaio 2012 ad oggi le cose sono molto cambiate, visto che negli ultimi tempi perfino le banche hanno cominciato ad attrezzarsi nello sviluppo di sistemi di pagamento alternativi simili ai bitcoin (ne è un esempio la notizia che il gigante dell’alta finanza Usa, Goldman Sachs,  abbia depositato una domanda di brevetto per una nuova criptovaluta denominata SETLcoin). Ad essersi susseguite nel tempo però sono state anche le diverse identità attribuite di volta in volta alla figura mitologica di Satoshi Nakamoto: si va dal matematico John Nash, morto a maggio del 2015 e inventore della teoria dei giochi (celebrato anche nel film “A beautiful Mind”) alla stessa National Security Agency (Nsa) americana, passando dal “cypherpunk” Wei Dai ad altri super accreditati studiosi nipponici.

Satoshi Nakamoto

Satoshi Nakamoto, o meglio, colui il quale credevamo essere l’inventore di Bitcoin

Cosa cambia se abbiamo scoperto davvero chi ha creato Bitcoin

Quando i giornalisti hanno chiamato Craigh Wright per chiedergli conferma delle fonti che avevano in mano, il professore australiano si è limitato a rispondere “come avete fatto ad ottenere quelle mail? Non avreste dovuto averle!”. Dal diretto interessato quindi nessuna conferma, ma nemmeno una smentita. Come riporta il Guardian, Wright è un consulente in Information Technology e sicurezza australiano, che nel suo profilo Linkedin si descrive anche come “senior management executive information security specialist”. Nella sua pagina riporta anche diverse connessioni con istituzioni pubbliche australiane e dice di essere stato coinvolto in progetti di cyber security e difesa. Si definisce anche un accademico della Charles Sturt University.

Intanto, le conseguenze dello svelamento della reale identità di Satoshi Nakamoto sarebbero anche e soprattutto pratiche. Secondo Vox  – che parla di diversi fattori a base della probabile autenticità dello scoop – l’assenza fisica del fondatore di Bitcoin ha contribuito a dar lustro a una delle caratteristiche base del sistema: la decentralizzazione, senza il controllo specifico di una persona o di una organizzazione. Anche lo stesso Andreessen, che ha ereditato il ruolo tecnico di Nakamoto ma non il suo prestigio, non ha mai preso nessuna decisione. Di conseguenza , la comunità Bitcoin ha dovuto decidere sempre per consenso, senza che nessuno avesse mai brandito un veto sulle scelte tecniche. Proprio questo ha reso Bitcoin difficile da regolamentare per le autorità.

Wikileaks non ci crede

Il mondo Bitcoin ha reagito alla notizia con un  mix di sorpresa, sospetto e incredulità. Su Coindesk  vengono ricostruite diverse conversazioni in cui si smonta la tesi che vede Wright dietro Nakamoto, fra queste c’è anche un tweet di Wikileaks che definisce “improbabile” la possibilità che l’australiano sia il principale coder della nascita di Bitcoin:

Una sintesi efficace riportata sempre dallo stesso post di Coindesk è quella riportata nel tweet dell’ex direttore esecutivo di Bitcoin Foundation, Patrick Murck, che ha twittato questo:

Probabilmente questo è solo l’inizio.

Mariachiara Furlò
@mariachiarafur