Redazione

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Giu 8, 2016, 9:59am

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Giu 8, 2016, 9:59am

Perché le banche (forse) non capiscono niente di cloud

Portare tutto su cloud potrebbe essere la salvezza di centinaia di banche, piccole e grandi, ma non lo capiscono. Ecco i 4 vantaggi e le sfide da vincere

Le banche hanno ancora un approccio prudente verso il cloud anche se la tecnologia potrebbe salvare la vita degli istituti finanziari. In che modo? Abbattendo i costi e creando servizi più adatti alle esigenze dei clienti.

4 benefici dell’adozione del cloud per le banche

1. Riduce i costi
Permette alle banche di non investire più somme ingenti in hardware, software e forza lavoro.  Con il cloud è più facile per gli istituti finanziari aggiornare le loro infrastrutture  IT, pagando solo per lo spazio per l’archiviazione dei dati di cui hanno realmente bisogno.

2. Migliora flessibilità e scalabilità
Offre alle banche la possibilità di rispondere più velocemente ai cambiamenti, alle esigenze dei clienti. Il cloud aiuta le banche a lanciare rapidamente prodotti e servizi sul mercato con il minimo investimento IT.  E a penetrare in nuovi mercati.

3. Crea relazioni più strette con i clienti
Combinando big data e il potere illimitato del cloud, le banche potranno analizzare una più grande mole di dati e grazie a questo aiutare i clienti a fare decisioni più sagge e creare servizi più personalizzati.

4. Abbassa i costi di manutenzione, e non solo
Riduce i costi di manutenzione e consente agli istituti finanziari di disporre di un budget più ampio per promuovere l’innovazione o i profitti.

Chi usa il cloud risparmia 20 milioni all’anno

C’è già chi, come svela Networkworld, ha capito i vantaggi del cloud e lo ha introdotto all’interno del suo business. Come Finra, uno delle più importanti authority americane nel campo dei titoli, che ha spostato il 75% delle sue operazioni sul cloud. Due i vantaggi: un risparmio di 20 milioni l’anno e una maggiore velocità nelle ricerche sul database “da diverse ore a pochi secondi, consentendo all’authority controlli più rapidi e con più dati a disposizione”. Ma Finra non è l’unica azienda finanziari ad aver rivolto lo sguardo al cloud. Anche Bankinter usa il cloud per calcolare il rischio di credito. Risultato: 20 minuti, mentre prima servivano 23 ore. Dalla Spagna all’Australia è la stessa musica con The Commonwealth Bank che ha deciso di passare al cloud: da 8 settimane e migliaia di dollari per preparare nuovi server, agli 8 minuti e 25 centesimi per fare la stessa cosa sul cloud.

Così Amazon fa affari con le banche più furbe

Fortune in un articolo recente ha rivelato che molte delle più grandi strutture finanziarie usano i servizi cloud di Amazon (AWS) in fase di test, sviluppando nuovi servizi e applicazioni. Nell’elenco del giornale di business americano figurano J.P. Morgan Chase, Capital One, Citigroup e Goldman Sachs. In questa prima fase lo usano per gestire eventi critici come il Black Friday (il giorno successivo al “Giorno del Ringraziamento” dedicato agli sconti e allo shopping natalizio, ndr) nel quale il volume delle transazioni con carta di credito cresce in modo esponenziale: «Perché comprare tonnellate di nuovi server per eventi che accadono una o due volte l’anno?» spiega a Fortune, Matt Zames, Ceo di J.P. Morgan Chase.

La sfida delle regole

Le sfide del “banking on the cloud” sono diverse e quasi tutte convergono sul nodo “sicurezza”. Come trovare una sintesi fra le soluzioni cloud e le regole sulla sicurezza diverse nei diversi Paesi? O come assicurare che i dati siano sempre reperibili nel caso di disastri naturali o eventi non prevedibili? E poi vanno menzionate la mancanza di soluzioni verticali e la difficoltà di gestire gli accessi da diversi provider, sia interni –  privati, che esterni – pubblici, come spiega il report di CipherCloud, azienda americana specializzata nella cloud security.