Il conto corrente in 8 minuti: anche in Italia | I segreti di N26 spiegati da Matteo Concas

Numeri e prospettive dell'app sviluppata dalla fintech tedesca di Valentin Stalf. StartupItalia! incontra il General Manager Italia

N26, è già un nome che non ha bisogno di spiegazioni. La banca per smartphone, con sede a Berlino, arriva in Italia con tutti i suoi servizi. Per chi non ne avesse ancora sentito parlare è un’app per iPhone o Android, da cui aprire un conto corrente bancario e da cui gestire in tempo reale le proprie finanze.

Ci vogliono soltanto 8 minuti per ricevere l’IBAN, attivo da subito, e poi un paio di giorni per la spedizione a casa della carta Mastercard associata

Abbiamo incontrato Matteo Concas, brillante giovane sardo, classe 1987 e protagonista dell’arrivo sul mercato italiano della fintech tedesca e gli abbiamo chiesto di raccontarci tutti i segreti (o quasi) della startup di Valentin Stalf.

n26

In Europa i clienti sono già più di 300.000. In questo dato quanto pesa l’Italia?
«In Italia siamo attivi da gennaio 2017 e abbiamo più di 10.000 clienti che hanno deciso di aprire un conto corrente e a cui offriremo altri servizi come prestiti real-time e conti di deposito molto presto».

Più che un arrivo quello in Italia è un ritorno: N26 aveva già abbozzato una prima espansione, ma le iscrizioni erano poi state sospese in attesa di un consolidamento generale dell’offerta. Cosa è cambiato da allora?
«Si è vero i residenti in Italia e altri paesi europei potevano aprire un conto corrente N26 già nel 2015, ma al tempo non eravamo localizzati completamente come adesso, a partire da offrire il supporto clienti in italiano. L’acquisizione clienti per la maggior parte del 2016 è stata sospesa a livello europeo per via del processo di ottenimento della licenza bancaria e dello sviluppo di una piattaforma tecnologica completamente nuova che ci permette di essere super competitivi nel mercato in termine di flessibilità e capacità di offrire velocemente nuovi servizi finanziari ai nostri clienti. Inoltre nell’estate 2016 abbiamo completato un round di finanziamento da 40 milioni di dollari che ci ha dato la possibilità di fare un lancio definitivo in altri 15 paesi dell’area Euro (oltre a Germania e Austria in cui era stata lanciata inizialmente) tra cui l’Italia.

Il nostro Paese è uno dei mercati di riferimento dove vediamo importanti opportunità di crescita grazie da un lato a un utilizzo sempre maggiore dello smartphone da parte della popolazione

– e il tasso di adozione in Italia è tra i più alti nel mondo – e dall’altro per una mancanza di offerta di mobile banking da parte delle banche tradizionali che spesso non è al livello delle aspettative dei consumatori».

Possiamo dire che la differenziazione di N26 dalle altre realtà tradizionali e fintech italiane si sostanzia in due fattori: l’indipendenza dai grandi gruppi del settore e l’effettiva assenza di filiali. Ne citeresti altri?
«Sì, assolutamente i due che hai menzionato sono una dei nostri punti di forza per poter avere un business model sostenibile nel lungo periodo. Vediamo come la maggior parte delle banche stiano chiudendo filiali in tutta Italia perché sempre meno clienti si recano in filiale – in più non abbiamo nessun tipo di sofferenze con le quali confrontarsi come molte banche oggi devono fare. Aggiungerei il fatto che siamo una banca digitale al 100%, con delle fondamenta che si basano su tecnologie di ultima generazione rispetto ai sistemi di 20 anni fa sulle quali la maggior parte delle banche tradizionali ancora fanno affidamento».

Apertura di un conto mobile, in 8 minuti, gratuito e possibilità di accedere a tipologie di servizi bancari e di pagamento digitali. Dov’è la fregatura?
«La fregatura è l’offerta bancaria attuale che si basa su commissioni semi nascoste per sopperire proprio a quello di cui parlavo prima, alti costi tecnologici di mantenimento dei conti correnti e degli altri servizi finanziari offerti, oltre che ai costi elevatissimi delle filiali, sempre più spesso vuote. Ci sono ancora banche che fanno pagare 1-2 euro per bonifico effettuato con l’online banking. I business model del mercato dei viaggi, dello shopping, delle telecomunicazioni, della musica e tanti altri sono stati sconvolti dalla tecnologia e internet negli ultimi 20 anni, ora è il momento delle banche».

C’è anche un conto premium, N26 Black (5,90€ al mese), qual è il vantaggio principale che offre?
«Una bellissima Mastercard nera! Oltre a questo offre una copertura assicurativa per i viaggi all’estero e per il furto dello smartphone. Chi viaggia in paesi non-euro potrà poi effettuare prelievi gratuiti presso ogni sportello Mastercard, senza nessuna commissione sul tasso di cambio del giorno».

Il tuo trascorso professionale è tutt’altro che da startupper e si snoda tra banche d’investimento, tra cui JP Morgan, e diverse importanti boutique finanziarie. Cosa ti ha spinto ad accettare la sfida di N26?
«Mi inorgoglisce far parte di una società che ha raggiunto in pochi anni questo successo in Europa, e che ha voluto darmi la responsabilità del mercato italiano. Vogliamo creare una vera banca europea – e mondiale – e sono estremamente felice di dare il mio contributo per raggiungere questo obiettivo».

Da outsider, come valuti l’ecosistema delle startup in Italia? Quali sono le differenze tra Milano, Berlino e la stessa Londra, dove hai lavorato per diversi anni?
«L’Italia come ben sappiamo ha ancora un ecosistema molto più piccolo degli altri top paesi europei, inclusa la Spagna. Tralasciando i motivi politici, burocratici e di tassazione che sono stati esplorati in dettaglio da persone più competenti di me quello che non vedo nel nostro Paese è un gruppo di società di grandi dimensioni che faccia da consolidatore dell’ecosistema. Basta semplicemente guardare le top 20 società per capitalizzazione in Italia, Spagna, Francia e Germania, e possiamo vedere le differenze in termini di dimensioni e di industrie rappresentate. L’Italia per un motivo o per un altro non è più un paese di colonizzatori dai tempi degli antichi romani, e lo vediamo anche nel campo economico dove anche in un settore come quello della moda non siamo riusciti a creare un colosso che sfrutti economie di scala e organizzative, in Francia invece ne hanno ben due e a Berlino una società come Rocket Internet ha dato sicuramente una bella spinta al movimento startup».

Un messaggio ai tuoi concorrenti, banche e fintech. Perché dovrebbero temere l’arrivo di N26?
«Siamo 200 persone a Berlino, provenienti da tutto il mondo, con dei background e delle competenze molto complementari. Dal developer cervellone appena uscito dall’università all’ex CEO di una banca digitale con esperienza decennale»

Il successo di una compagnia si basa sulle persone, perché sono queste che lavorano sullo sviluppo del prodotto, il lancio e soprattuto lo migliorano continuamente per offrire una esperienza ottimale al proprio cliente