La pulsazione fintech oggi: blockchain, back office e Sud Est Asiatico

L'analisi di KPMG sullo stato globale del fintech nella nuova ricerca The Pulse of Fintech, dedicata al secondo trimestre del 2017

“Strong rebound”, in forte ripresa. È così che KPMG definisce lo stato globale del fintech nella sua nuova ricerca The Pulse of Fintech, dedicata al secondo trimestre del 2017. Lo studio fornisce un quadro interessante, che va al di là dei tre mesi oggetto dell’analisi e che mostra in che direzione sta andando nel mondo il settore del fintech. Ed è in questa chiave che abbiamo provato ad analizzarlo. Quello che dicono i numeri di KPMG è che il focus del fintech si sta spostando dal migliorare l’esperienza del consumatore al migliorare l’efficienza e l’ottimizzazione delle risorse delle banche e assicurazioni, che il blockchain è uno degli orizzonti più interessanti e che dobbiamo aspettarci in futuro delle nuove mega acquisizioni, come quella da 3,6 miliardi di dollari di DH Corp. Per individuare la prossima si dovrà guardare con attenzione verso l’Asia.

fintech

Raddoppiati gli investimenti nel fintech

Il rebound di cui parla il rapporto è soprattutto in un dato: nel secondo trimestre del 2017 gli investimenti in fintech hanno raggiunto gli 8,4 miliardi di dollari, il doppio del precedente, terzo di un’infilata di tre trimestri piuttosto statici. C’è stata molta vivacità anche sul fronte delle acquisizioni, con 293 transazioni registrate nel mondo. Ma, come detto, l’informazione più interessante è che il mercato è sempre più interessato ai prodotti B2B più che a quelli destinati al consumatore finale. La maggior parte dei movimenti di mercato più importanti hanno riguardato fintech capaci di migliorare i costi e l’efficienza del back-office, come dimostrano i casi di CCH Tagetik (software di corporate performance management), Pos Portal (device di pagamento) o ITRS Group (anche qui gestione e controllo delle performance).

Blockchain

«C’è stato un aumento nell’interesse degli investitori e delle grandi aziende in tecnologie che possano abilitare funzioni di back office più efficienti», si legge nel rapporto. Esempi di settori fintech che stanno crescendo sull’onda di questo passaggio dal B2C al B2B: intelligenza artificiale, robotica, regtech, big data e cloud. Un discorso a parte lo merita il blockchain, che «continua ad attirare un’attenzione significativa sia dal venture capital che da grandi aziende, banche e assicurazioni». Anche i governi (come Singapore e gli Emirati Arabi) hanno aumentato i propri sforzi per diventare hub del blockchain. La sfida del blockchain a questo punto è «passare dal provare le capacità tecniche dei prototipi al provare che il blockchain può creare valore per le aziende».

I pagamenti nel Sud-Est asiatico

Chiudiamo questa analisi con la geografia. Le Americhe stanno dominando questa fase storica del fintech, in particolare grazie a una sola exit, quella della canadese DH Corp, acquisita da Ventura Equity Partners per 3,6 miliardi di dollari. DH Corp a parte, Stati Uniti ed Europa guidano il mercato, avendo raccolto circa 2 miliardi in investimenti a testa. Il nostro continente in particolare è aiutato anche dall’aver diversificato gli hub del fintech. Il rapporto elenca: Londra, Berlino, Parigi, Dublino. E poi c’è l’Asia, che tiene il passo ma non fa registrare (per ora) nessun evento pari a quello di DH Corp. Ma non è detto che non ce ne siano a breve: «Ci si aspetta molta attività in Asia, in particolare con i giganti della tecnologia e dei pagamenti in cerca di occasioni di espansione internazionale». Con una previsione finale: il prossimo terreno di battaglia saranno i pagamenti nel Sud-Est asiatico.