Bitcoin, che cosa sono le ICO e perché la Cina le ha messe al bando

La People’s Bank of China ha dichiarato che le raccolte di fondi legate all’Initial Coin offering (ICO) del Bitcoin sono illegali e che gli investitori devono essere rimborsati

Una minaccia per la stabilità del mercato finanziario cinese: questa una delle ragioni per cui la People’s Bank of China ha dichiarato che le raccolte di fondi legate all’Initial Coin offering (ICO) del Bitcoin non solo sono illegali, imponendone lo stop, ma la stessa Banca centrale cinese ha fatto sapere che le società che hanno già ultimato le proprie ICO debbono coordinare la restituzione dei fondi ricevuti. Insomma, gli investitori devono essere rimborsati. Sul suo sito la Banca Popolare Cinese ha spiegato di aver completato la sua indagine nelle offerte iniziali di bitcoin e “punirà offerte future”. La portata della decisione sta tutta nei numeri: secondo una relazione del Comitato Tecnico Nazionale per la Sicurezza Finanziaria Nazionale della Cina, 65 ICO cinesi hanno raccolto circa 2,6 miliardi di yuan (334 milioni di euro) da 105.000 cittadini finora nel 2017. Già ma cosa sono esattamente le ICO? Ne abbiamo parlato a prima dell’estate con Federico Tenga, cofounder di Chainside, piattaforma per gestire pagamenti in bitcoin (qui la sua storia). E con Giacomo Zucco, amministratore delegato di BLOCKCHAINLAB.

Leggi anche: ICO, la nuova forma di finanziamento per l’innovazione. Che cos’è e come funziona

Ico

ICO, a metà tra Kickstarter e la Borsa

Quando si parla di ICO bisogna pensare a un modello a metà tra la raccolta fondi su Kickstarter e il mercato della Borsa. Come su Kickstarter i finanziatori scommettono su progetti che non hanno ancora avuto la validazione del mercato. Mentre, come in Borsa, chi investe acquista una quota dell’azienda che può crescere nel tempo. «Funziona così. Chi promuove l’ICO emette token digitali, concettualmente simili a bitcoin su una blockchain pubblica. L’investitore paga con la moneta della blockchain scelta e acquista una parte dei token messi a disposizione, che possiamo paragonare alle azioni quando si è sul mercato borsistico. In alcune ICO vengono messi a disposizione dei sistemi di conversione, così che l’investitore può pagare in euro. In un secondo momento lo startupper e l’investitore possono convertire i token in valuta tradizionale sulle piattaforme di exchange tradizionali, oppure con transazioni private, come accede di solito nel mondo dei bitcoin».

ICO, dove informarsi e i vantaggi

Tenga ha spiegato a StartupItalia! che esistono delle piattaforme dove gli investitori possono conoscere qual è la prossima ICO prevista, o gli startupper possono avere visibilità per la raccolta fondi. Token Market è uno di questi. «Uno startupper può avere diversi vantaggi da un ICO. Rispetto a un venture capital o business angel, il processo di raccolta è più veloce  e non è soggetto a “frizioni” burocratiche. Inoltre, chi cerca fondi può rivolgersi a una platea molto più ampia, non solo professionisti del settore, ma anche piccoli investitori che vogliono finanziare un progetto con pochi euro. Trattandosi di progetti molto rischiosi, per gli investitori c’è la possibilità di avere ritorni importanti grazie alle fluttuazioni speculative, ma anche con il rischio di perdere gran parte del capitale investito in poco tempo. Poi c’è l’opportunità di raggiungere progetti in tutto il mondo. Chi vuole investire può farlo in Israele, come in USA, senza alcun ostacolo».

Oltre le logiche finanziarie tradizionali

Giacomo Zucco ha messo in evidenza la possibilità delle ICO di spianare la strada a soggetti che sono esclusi dalle logiche finanziarie tradizionali. «La tecnologia blockchain per sua natura – ha spiegato – permette di aggirare molti ostacoli: legali, normativi, fiscali, regolatori, burocratici, barriere linguistiche e geografiche. In teoria le ICO potrebbero dare a tutti la possibilità di accedere a investimenti attivi e passivi: minorenni, migranti, persone del terzo mondo che non hanno accesso alle banche. La regolamentazione e la burocrazia rappresentano una barriera enorme sia per chi vuole investire, sia per chi cerca soldi. Le ICO aggirano potenzialmente questi vincoli».

I rischi

I rischi delle truffe sono dietro l’angolo, secondo Zucco, che ha evidenziato la necessità della tecnologia di maturare per limitare quelli che potrebbero essere seri pericoli oggi e in futuro. Per l’esperto tre i pericoli potenziali per chi vuole investire. «Il primo rischio riguarda la strutturazione economica dell’offerta. Non è ben chiaro ancora cosa gli investitori ottengono in cambio di queste “coin”, questi token digitali che ottengono. A cosa danno diritto? A dividendi del progetto? Altro? Oggi chi compra i “coin” lo fa perlopiù per rivenderli sul mercato secondario a un prezzo maggiore. Gli investitori non sanno bene cosa stanno comprando e questo li espone facilmente a delle truffe. Il secondo rischio è tecnologico: le modalità usate al momento per quasi tutte le ICO sono ancora inaffidabili, insicure, non scalabili, tecnicamente fragili o immature. Il terzo è di natura legale: molte società stanno lanciando ICO per aggirare, di fatto, tutte le normative sugli strumenti finanziari.  Questo concede loro molta libertà, ma se lo fanno mettendoci faccia, nome, cognome e ragione sociale, prima o poi i regolatori si sveglieranno e andranno a chiedere il “conto”, temo».

In futuro più garanzie

La tecnologia non è quindi ancora matura e solo con il tempo potranno essere garantiti “diritti” ai possessori di questi token. Secondo Zucco le ICO saranno destinate ad attraversare bolle, truffe. «Ci saranno fallimenti e dolorose lezioni, e di certo non servirebbe a nulla l’intervento di un ente esterno che provi a “regolamentare” il fenomeno. Bitcoin, del resto, nasce proprio per bypassare le authority esterne e ha bisogno di trovare i suoi limiti al suo interno, con un mercato che sbaglia, impara e matura».

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