Professione: creatore di contenuti. Quanto guadagna davvero chi scrive per il web

Negli Usa un giornalista o creatore di contenuti per il web può guadagnare fino a 100 mila dollari l’anno, in Italia la media è intorno ai 10 mila. Ma se si è scaltri si può guadagnare molto di più e vivere felici

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Facebook ha cambiato completamente le carte in tavola soprattutto per i creatori di contenuti. Ormai anche chi scrive per un sito minore, può ottenere una visibilità straordinaria e farsi notare, grazie alla viralità al passaparola. Il social ha sancito definitivamente la vittoria del contenuto sul contenitore.  Quello che invece è rimasto uguale negli ultimi anni è il modo in cui chi scrive (gli scrittori freelance) fa soldi sulla Rete, anche se il nuovo ruolo editoriale che il social sta assumendo potrebbe rivoluzionare le cose (ma aspettiamo per capire).

Anche in quadro mutato con la predominanza dei social e il loro ruolo nell’editoria, le possibilità per chi vuole trasformare una passione, come quella per la scrittura, restano immodificate.

In Italia e soprattutto all’estero. L’ideale sarebbe la conoscenza della lingua inglese. Il mercato anglosassone, in Uk e Usa, hanno per forza di cose una forza di impatto maggiore e quindi dei prezzi molti più vantaggiosi. Ma anche nel nostro Paese è possibile guadagnare un salario decente, soprattutto inserendosi in argomenti di nicchia. Per quelli generalisti gli spazi sono decisamente minori.

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Leggi anche: Facebook e l’era dei contenuti (che potrebbero rottamare i giornali). Parliamone

Quanto guadagnano i giornalisti all’estero

Prima di arrivare in Italia, però, allarghiamo il nostro sguardo all’estero per capire come gli editori maggiori del mondo valutano il lavoro di un collaboratore esterno. È estremamente difficile ottenere informazioni dagli stessi editori che raramente divulgano il prezzo dei loro articoli (con alcune eccezioni, The Verge, per esempio, ammette candidamente di offrire guadagni che vanno dai 40 fino ai 300 dollari), ci sono altre situazioni in cui bisogna affidarsi a statistiche e dati. Una ricerca di PayScale, relativa al mercato americano, svela che la paga media oraria di uno scrittore freelance si aggira intorno ai 24,24 dollari. Lo studio analizza anche la paga annuale che, come è immaginabile, cresce in relazione all’esperienza dello scrittore freelance: se il livello di ingresso è sotto i 20 mila dollari, uno scrittore con esperienza può arrivare fino a superare i 100 mila.

I più pagati, quelli del Washngton Post (di Bezos)

Per andare ancora più nello specifico ci si può rivolgere ai dati divulgati da un progetto molto interessante. Si chiama Who Pays Writers, ed è in sostanza una piattaforma dove collaboratori esterni in forma anonima riportano i guadagni ottenuti (ma anche quelli ancora in attesa) di alcuni dei giornali più importanti al mondo. Analizzando i dati e facendo alcun rapidi calcoli veniamo a sapere, per esempio, che The Washington Post paga un collaboratore intorno ai 500 dollari per pezzi che vanno dalle 2 alle 4 mila parole. The Wall Street journal, 400 dollari per un pezzo di 800 parole, BBC 350 dollari per 900 parole. Più basse le offerte di BuzzFeed, 200 dollari per un pezzo dalle 500 alle 1000 parole, Fast Company, 135 dollari per 500-1000 parole. Mentre Mother Board-Vice, offre 100 dollari per pezzi dalle 500 alle 1000.

Il sito Venngage.com fa un lavoro molto approfondito sui dati di Who Pays Writers, che si può leggere qui per intero.  Emerge che la maggioranza degli autori online, tra quelli che hanno deciso di divulgare i loro dati sulla piattaforma, guadagna meno di 0,25 centesimi di dollaro a parola. Mentre solo una percentuale minima, ben al di sotto del 10% può contare su una media vicina ai 2 dollari a parola: «Come in molte altre professioni, per guadagnare tanto devi essere uno dei top del settore. Ci sono pochi scrittori freelance che possono dipendere solo da quest’attività. In media il 10% di quelli che scrivono», spiega Venngage.

Il 50% dei contenuti dei giornali italiani? Lo scrivono i freelance

I freelance sono protagonisti dell’informazione italiana. Stando ai dati del quinto rapporto sulla professione in Italia realizzato da Lsdi (Libertà di stampa diritto all’informazione) viene fuori un dato sui cui riflettere. I freelance dominano l’industria giornalistica e lo dicono i numeri: il 50% dei contenuti sono realizzati da loro, anche se hanno redditi tra 5,6 e 6,9 volte inferiori a quelli dei giornalisti salariati. La retribuzione media di un giornalista freelance si aggira intorno ai 10.941 euro lordi annui, rispetto ai 61.180 dei lavoratori dipendenti.

Quanto sono pagati ad articolo? C’è una legge che stabilisce una retribuzione fissa, il cosiddetto “equo compenso”,  nato dalla collaborazione tra la Federazione Italiana Editori Giornali, Governo, Inpgi e Fnsi, che fissa il tetto del singolo pezzo (1.600 battute) a una cifra di 20,83 euro lordi. La legge non è piaciuta a molti freelance poiché l’equo compenso violerebbe l’articolo 36 della Costituzione, quello cioè che spiega che il lavoratore ha diritto a una “retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto”.  Può questa cifra essere considerata realmente equa?

Quanto guadagna un contributor in Italia

Per correttezza passiamo in rassegna una serie di modelli di guadagno che, anche se funzionanti, secondo noi non riescono ancora a garantire un salario che permette allo scrittore freelance di vivere solo del suo lavoro. Ci riferiamo a quelle piattaforme come Melascrivi o20, o Textmaster, che fanno incontrare la domanda dei contenuti con l’offerta. In genere, i guadagni partono da una cifra che si aggira intorno ai 3 – 5 euro e si viene pagati solo al raggiungimento di un certo budget, intorno ai 25 euro. Va da sé che bisogna scrivere una serie infinita di articoli per potersi garantire un buon rientro a fine mese. Come anche difficile è arricchirsi con modelli come quelli “Paid to Write” dove è possibile pubblicare articoli e dividere con l’editore i proventi di Google Adsense, come paid2write.

Se si vuole guadagnare cifre importanti e fare della scrittura freelance un vero e proprio lavoro bisogna puntare su altro. Innanzitutto, occorre inserirsi in un settore di nicchia, dove i guadagni per articolo (parliamo di intervista o pezzo di opinione) possono arrivare fino ai 50 euro a pezzo (il range parte da 10 euro), e in alcuni casi superarli.

Oppure rivolgersi ad agenzie di comunicazione che lavorano per grandi brand e hanno bisogno di collaboratori esperti in alcuni rami aziendali, come quello borsistico oppure l’automotive. In questi casi, in settori decisamente di nicchia, i lavori possono essere retribuiti con guadagni decisamente più alti. Un pezzo di poco meno di 4mila battute, può essere retribuito intorno in un range dai 60 agli 80 euro. Mentre per un pezzo complesso di poco inferiore alle 10 mila battute, i prezzi salgono da 150 fino a 200 euro.

Dove arriveremo? Qualità Vs quantità

Gli editori italiani in genere hanno difficoltà a pagare in modo adeguato i collaboratori esterni. Il perché lo spiega bene Luca Sofri de Il Post all’interno di un’indagine molto interessante della rivista online “Studio”, che è possibile leggere qui. La questione è quella delle revenue pubblicitarie che sono calcolato sulla basse delle mille visualizzazioni (in Italia siamo intorno a una media di ritorno tra i 7 e i 15 euro).

«Faccio un esempio: io so giudicare che, nel migliore dei casi, un pezzo mi renderà 27, o 34, o 58 euro di introiti pubblicitari, molto più comunemente meno. Questo significa che posso offrire a chi me lo propone 50 euro al massimo. Il problema è che, se è un pezzo che richiede molto lavoro, offrire 20 o 30 o 50 euro non ha semplicemente senso, conviene lasciare perdere», spiega Sofri.

La questione è molto delicata ed è affidata a un modello pubblicitario in parte già vecchio che premia la quantità sulla qualità, laddove in altri Paesi si stanno sviluppando altre soluzioni che premiano il tempo di visualizzazione della pagina, invece del numero dei click. In sostanza si presuppone che su un pezzo di spessore l’utente passi più tempo e quindi aumenti anche la visibilità di un banner  e con questa la percezione che avrà l’utente di quella pubblicità. Cambiando questo paradigma (quantità vs qualità) anche i guadagni degli autori di contenuti potrebbero di conseguenza aumentare in un contesto che diventerebbe molto più meritocratico di quello attuale.

Inoltre, potrebbe essere uno dei modi per contrastare le bufale che circolano sui social (Facebook è stato al centro dello scandalo fake news dopo l’elezione di Donald Trump). Sarà la qualità del content a cambiare il futuro dell’informazione e a far ritrovare credibilità al social di Mark Zuckerberg?

@giancarlodonad1

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