Tasse, assicurazioni e salari. Cosa cambierà per startup e imprese con l’elezione di Trump

Flat tax del 15% per tutte le imprese che restano o arrivano negli Usa, a prescindere dalle loro dimensioni, via l’Obamacare, aumentare i salari di chi lavora nella tecnologia. Ecco cosa aveva promesso Trump alle imprese prima del voto

Numeri alla mano, piccole medie imprese e startup innovative rappresentano più della metà (oltre il 55%) della forza lavoro negli Stati Uniti. E quindi tasse, assicurazioni sanitarie obbligatorie e politiche salariali e del mercato del lavoro sono stati tra i temi al centro dei programmi dei due contendenti alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Donald Trump, eletto 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.  Ecco cosa aveva promesso ai suoi elettori.

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Flat tax del 15% per tutte le imprese e startup

Durante la sua campagna elettorale Trump ha proposto una flax tax per tutte le imprese: indipendentemente da quali siano le loro dimensioni, non pagheranno mai più del 15% del loro reddito d’impresa delle imposte, questo si tradurrebbe in enormi risparmi sia per le grandi aziende che per i singoli liberi professionisti e freelance. Secondo gli esperti economici dello staff del neo presidente Usa, un minor carico fiscale aiuterebbe le aziende a restare negli Stati Uniti piuttosto che andare all’estero.

Via l’Obamacare, assicurazioni nel mercato libero

Attualmente, le imprese con più di 50 dipendenti hanno l’obbligo di offrire una copertura sanitaria ai propri dipendenti, e in caso contrario vanno incontro a notevoli multe. Certamente è un discorso difficilmente applicabile a una startup, perché in questo caso il numero di addetti è certamente inferiore a 50. Trump ha dichiarato di voler abrogare l’Affordable Care (ACA), la legge passata alle cronache come “Obamacare”, proponendone la completa sostituzione con un nuovo sistema assicurativo basato su libero mercato.

Aumentare salari nel settore tecnologico

«Prima gli americani», è quanto dichiarato da Donald Trump in merito ai temi di immigrazione e forza lavoro estera. Molte aziende, secondo Trump, assumono lavoratori stranieri con l’escamotage del visto H-1B e pagano loro salari bassissimi. La sua ricetta «prima gli americani» propone di aumentare i salari in alcuni settori qualificanti, a partire da quello tecnologico.

Sempre a proposito di salari, va detto che Trump inizialmente era contro l’aumento dei salari minimi. E lo aveva ribadito più volte nei dibattiti. La strategia (soprattutto di comunicazione) degli ultimi mesi di campagna elettorale è stata basata sul principio di rendere gli Usa un’opzione più attraente per le imprese, anche per quelle estere che intendano esportare i propri business, aumentando quindi il numero totale di posti di lavoro e gli standard salariali in asset strategici, piuttosto che aumentare la soglia dei salari minimi.

Il papà di PayPal alla Corte Suprema

In attesa di vedere quali e quante di queste promesse saranno mantenute, c’è un aspetto non trascurabile per l’ecosistema dell’innovazione americana. Nomi importantissimi della Silicon Valley, oltre 50, avevano dichiarato il loro endorsment per Hillary Clinton. Tra questi, la numero due di Facebook, Sheryll Sandberg, che secondo fonti vicine alla candidata dem, sarebbe diventata Segretario di Stato in caso di vittoria della Clinton. Festeggia invece Peter Thiel, founder di PayPal e investitore in startup: Trump gli ha promesso la Corte Suprema.

Aldo V. Pecora
@aldopecora

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