Gli italiani che faranno sparire il contante dalle vostre tasche. Speciale SmartMoney

In meno di 2 anni i pagamenti digitali faranno girare 246 miliardi. Abbiamo raccolto in uno speciale le principali startup e aziende fintech italiane del settore. Cinque, secondo noi, quelle che corrono di più

pagamenti-startup-italia_copertina

I numeri dei pagamenti in Italia

Eppur si muove, per dirla alla Galileo Galilei. Il futuro dei pagamenti non ruota più intorno all’orbita del contante, anche se con un volume di 430 miliardi di euro transati resta ancora al centro della scena.  Nella loro rincorsa al podio i pagamenti digitali fanno sentire il fiato sul collo al “dio” contante. Nel 2015 hanno registrato un +12% che è un risultato da celebrare, specie in Italia, Paese non particolarmente incline agli acquisti da mobile e online in genere: il 50% dei pagamenti passa ancora attraverso il contante, mentre quelli con carta poco più del 20% per l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano. Siamo ancora lontani da una società cashless, ma le stime ci confortano. L’e-payment (e il mobile payment) è destinato a raggiungere i 246 miliardi entro il 2018, nel 2015 ha sfiorato i 175 miliardi.

In un quadro normativo incerto. Se da un lato, l’obbligo del Pos voluto dal governo sembra remare nella giusta direzione, la Legge di Stabilità, che ha aumentato a 3 mila euro il limite del contante per i pagamenti, pare andare controcorrente, non incoraggiando lo sviluppo del settore.

Leggi anche: Ok ai micropagamenti, potremo pagare con la carta anche un caffè

I dati del report dell’Osservatorio, che abbiamo sviscerato, raccontano che nella crescita dell’intero comparto del payment italiano, svolgono un ruolo determinante quelli che sono definiti new digital payment, ovvero i pagamenti che avvengono attraverso pc, tablet e mobile o in punti di vendite con carte contactless o su mobile Pos: 21,5 miliardi il valore oggi. Ed  è proprio nell’ambito del new digital payment e in tutte le sue estensioni (mobile commerce, mobile money transfer e il mobile proximity payment) che sono nate alcune delle soluzioni più interessanti del nostro hitech. Con startupper che hanno saputo sfruttare i cambiamenti in atto e creare business che con discreti ritmi di crescita e contribuiscono al buon momento dell’interno comprato.

Abbiamo provato a censire quelli che secondo noi sono i maggiori attori del payment italiano, startup già affermate, alte che si affacciano sul mercato e le multinazionali che stanno investendo. Con i round raccolti, l’innovazione di cui si fanno promotori e i risultati che hanno saputo raggiungere finora.

N.B.
Come per la mappa delle startup fintech italiane, vogliamo considerare questo speciale un cantiere sempre aperto ai contributi di tutti. Per segnalazioni e/o suggerimenti c’è la mail [email protected].

Le 5 startup che corrono di più

Satispay

alberto-dalmasso-satispay

Ceo: Alberto Dalmasso

Round: 8,5 milioni

Business: Microtransazioni via smartphone

Breve descrizione: L’utente di Satispay scarica l’app gratuitamente ed effettua l’iscrizione con documento di identità, codice IBAN e codice fiscale. Dopo aver effettuato questa procedura seleziona la quantità massima di denaro di cui vuole disporre ogni settimana, dopodiché può scambiare soldi con altre persone e fare acquisti in alcuni negozi convenzionati. Da qualche mese il servizio è integrato anche ai POS. Tutti gli esercizi commerciali che ne hanno uno possono iscriversi alla piattaforma. Un passo importante per la startup che punta a conquistare il mercato del B2B e ad espandersi all’estero. Tra gli investitori c’è Iccrea Banca e i due fondatori del progetto di Google Wallet, Jonathan Weiner e Ray Iglesias.

Costi del servizio: Gratuito per i privati, mentre i business pagano 20 centesimi solo su transazioni superiori ai 10 euro.

Solo

solo_cover1

Ceo: Edoardo Raimondi

Round: Undisclosed

Cos’è? POS virtuale

Descrizione: Un POS senza avere un POS. SOLO è una soluzione che consente a qualsiasi impresa, commerciante e professionista di accettare pagamenti con carta di credito senza dover strisciare la carta in un supporto fisico. Tutto avviene sul web con la creazione di un link (solo.sh/username) da condividere con i clienti che possono collegarsi e pagare da qualsiasi dispositivo, smartphone, tablet, o pc. Non c’è bisogno di installare nessuna applicazione, hardware e non ci sono costi di attivazione o canone mensile. Incubata in Digital Magics, l’idea di Edoardo Raimondi ha vinto nel 2014 InnovAction Lab.

Costo del servizio: Fee del 2,50 + 0,25€ su ogni transazione.

Jusp

jusp

 

Ceo: Stefano Calderano

Round: 6 milioni di dollari

Cos’è: Trasforma in POS, pc, smartphone e tablet

Descrizione: Un’altra soluzione in ambito POS. Jusp è uno smart POS che agisce indipendentemente dalle banche. Per metterlo in funzione basta agganciarlo ai conti online dell’esercente. Il software, il gestionale, monitora i flussi di cassa, analizza e ordina i dati dell’attività e in più invia le ricevute dei pagamenti ai clienti, diventando così un canale preferenziale di fidelizzazione attraverso sconti e promozioni. Recentemente la startup ha vinto il Premio per l’innovazione, premiata dal Presidente della Repubblica al Quirinale. Tra gli investitori Principia SGR e Vertis.

Costi del servizio: Esistono tre tariffe diverse. Jusp for Italy, che accetta solo Carte PagoBancomat, prende lo 1,50% su ogni transazione e non c’è bisogno di un abbonamento mensile.

Scloby

scloby

Ceo: Francesco Medda

Round: 300mila euro

Cos’è:  Sostituisce i registratori di cassa con tablet e smartphone

Descrizione: Scloby è un software che snellisce il processo di fatturazione. Come? Con un’app collegata ad un tablet e una stampante che permette all’esercente di svolgere tutta la sua contabilità in cloud. I vantaggi sono soprattutto il risparmio in termini di carta e la comodità nella consultazione dello scontrino che viene inviato direttamente sull’email del cliente. In questo modo Scloby, un po’ come accade con Jusp, diventa un canale di comunicazione diretto con il cliente che può essere sempre aggiornato sulle novità del suo negozio preferito. «Con noi il commerciante oltre a portar emettere il documento fiscale, tiene organizzato il magazzino, gestisce la parte anagrafica dei clienti (ad esempio può raccogliere i loro dati e utilizzarli per inviare messaggi pubblicitari mirati, senza dover necessariamente avere grosse conoscenze di marketing e informatica)» spiega Medda a SmartMoney. Tra gli investitori Club Italia Investimenti 2.

Costi del servizio: una spesa iniziale di 1.500 euro (acquisto del software e installazione della stampante al piombo) e circa 50 euro di abbonamento mensile

2Pay

2pay

Ceo: Daniele Bernardi

Round: 2,8 milioni di euro

Cos’è: carta prepagata virtuale

Descrizione: È un’app di mobile payment che l’utente scarica gratuitamente e si registra inserendo il suo numero di telefono. Dopodiché cerca punti convenzionati dove effettuare pagamenti via smartphone, ricevendo un cashback che può utilizzare come crede. Come avvengono le transazioni? Basta inserire il numero di cellulare delle persona che deve ricevere i soldi e il proprio pin di sicurezza. Funziona anche in assenza di collegamento telefonico attraverso dei codici QR che possono essere mostrati al commerciante. Quest’ultimo userà il cellulare come se fosse un codice a barre. I founder sono riusciti a raccogliere il denaro per iniziare il business grazie alla partecipazione di enti come Micro Credito per l’Italia.

Costi del servizio: 2 centesimi di euro indipendentemente dall’importo ricevuto.

Altre realtà da tenere d’occhio

Sinba e Mobysign

andrea-visconti-sinba

Chi non ha il sogno di pagare al supermercato senza fare più lunghe code? Sinba prova a realizzarlo. In sostanza l’app di Andrea Visconti consente agli utilizzatori di pagare direttamente la merce scansionando con il proprio smartphone il codice a barre dei prodotti. Incubata in HFarm ha chiuso un round con l’incubatore (per l’8%) e un business angel (per il 2%). La startup si è fatta conoscere al grande pubblico partecipando all’edizione di Shark Tank. Oggi il servizio è ancora in beta.

Un solo pin da ricordare, per tutti i tipi di operazione e non sei più costretto a ricordare tante password per fare login e a dover copiare i dati delle carte di credito per i pagamenti online. Mobysign, startup fondata da Antonio Bonsignore, trasforma lo smartphone in un sistema di autenticazione. Digiti sullo smartphone un pin, e utilizzando il telefono, da solo o con altri dispositivi come computer, tablet, sportelli bancomat o POS,  effettui  pagamenti su piattaforme di eCommerce e da mobile, accedi a operazioni su siti di online banking,  prelevi da bancomat. Puoi anche usare Mobysign per firmare documenti a distanza. La startup è stato tra i progetti vincitori dello UK-Italy FinTech Springboard. 

Jiffy e Tinaba

Jiffy è il sistema di pagamenti per banche sviluppato da SIA, società specializzata nella gestione di infrastrutture per il mondo finanziario. L’app (oggi utilizzata 23 gruppi bancari italiani) consente il trasferimento di denaro tra privati. Grazie a Jiffy, infatti, gli utenti possono trasferire denaro in tre passi: selezionano il destinatario dalla rubrica telefonica dello smartphone, inseriscono l’importo con e inviano il denaro. Le commissioni per l’utilizzo di Jiffy sono decise dalle banche che aderiscono al sistema, in alcune non sono previste. Oggi il servizio ha superato i 400mila utenti ed è partito il progetto pilota per portare i pagamenti nei negozi.

Tinaba è invece il sistema di payment realizzato da Banca Profilo e Gruppo Sator, società di investimenti guidata da Matteo Arpe. L’app consente di trasferire denaro P2P e P2b per i micro pagamenti senza costi di trasferimento. L’investimento dichiarato è stato di oltre 30 milioni di euro.

Leggi anche: Payments, a che punto siamo e chi va in finale agli Italian Fintech Awards
(speciale a cura di Giancarlo Donadio)

Baroni all’università: “Questo è mio, questo è tuo, questo è coso”

L’indagine di Firenze dimostra che i feudi sono ancora troppi ma anche che l’Abilitazione scientifica nazionale funziona: costringe i baroni a esporsi più che in passato, mettendoli all’angolo

A colloquio con gli insegnanti via Skype, l’idea di un Liceo Classico di Cosenza

Il dirigente scolastico Antonio Iaconianni spiega a StartupItalia! i dettagli di questa iniziativa che punta a modernizzare il liceo classico Telesio. E semplificare il rapporto tra famiglie e scuola sfruttando la tecnologia