I soldi li hanno i vecchi, non i millennials. Ma le banche sbagliano a pensarlo

Mentre gli istituti finanziari hanno come target vecchie generazioni e pensionati, il fintech sta conquistando il cuore e tasche dei millennials con nuove soluzioni

Conquistare i millennials è la vera sfida delle banche per i prossimi anni. Nonostante ciò, il comportamento degli istituti finanziari verso le nuove generazioni è ancora ambiguo, secondo il Time. La rivista americana prende ad esempio le più recenti dichiarazioni di Jamie Dimon. Il Ceo di J.P. Morgan Chase ha prima scosso il mondo bancario al grido “La Silicon Valley sta arrivando” con soluzioni innovative nel fintech pensate per un nuovo pubblico di consumatori. Ma poi ha fatto un passo indietro quando ha ammesso che i millennial non amano le banche, ma “solo fino a quando ricevono il primo salario e aprono un conto corrente”. Sarà proprio così?

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Jamie Dimon

Più di 7 millennials su 10 preferiscono Google alle banche

Dimon è smentito da una ricerca della multinazionale dell’entertainment, Viacom. Secondo un sondaggio, il 75% dei millennial americani preferirebbe affidare i suoi soldi ad aziende come Google o PayPal invece di depositarli in una banca tradizionale. Lo studio rivela inoltre che il 71% dei giovani andrebbe più volentieri da un dentista che dalla sua banca. A dire il vero, negli anni qualcosa nel mondo bancario è cambiato. Hanno abbracciato il mobile banking e i millennial hanno potuto apprezzare alcuni servizi, proprio come dice Dimon. Eppure il fintech continua la sua inesorabile ascesa e presenta soluzioni alternative come Acorns, la startup di Noah Kerner, che punta a diventare “la destinazione naturale dei soldi dei millennial” come spiega il Ceo.

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Noah Kerner

Acorns, la startup che fa fruttare il resto

Di Acorns ne abbiamo già raccontato qualche mese fa. La startup che arrotonda il resto è riuscita a raccogliere circa 60 milioni di dollari, di cui 30 in un investimento guidato da PayPal. In buona sostanza, l’idea della fintech è di consentire a tutti di risparmiare e investire in modo automatico. L’app si collega al tuo conto bancario e preleva piccole somme di denaro mentre fai acquisti con carta di credito da destinare in ETF (una tipologia di fondi di investimento). Funziona pressappoco così: fai una spesa, acquisti una colazione per 2,40 dollari, Acorns arrotonda e trattiene 60 centesimi, quello che sarebbe il tuo resto, per investirli. L’idea è pensata per fare la differenza sul lungo termine: se risparmi 1 dollaro al giorno e hai una crescita del 7% l’anno, in 50 anni potresti raggiungere 160mila dollari. L’app si scarica gratis e guadagna con delle fee di un dollaro al mese per conto bancario sotto i 5mila dollari, mentre fee del 25% l’anno per conti con più grandi. Interessanti i dati anagrafici dei suoi utenti, Il 75% ha un età i 18 e i 34 anni.

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Perché le banche sbagliano a seguire solo chi ha soldi

Secondo Business Insider i grandi istituti finanziari continuano a mettere al centro dei loro interessi i pensionati e in genere le vecchie generazioni perché è lì che oggi si trovano i soldi. Interrogato sui prestiti online, un settore conquistato dal fintech, Dimon ha aggiunto che le banche “possono offrire servizi del genere, certo che sono in grado di farlo”. Ma tra il “dire e il fare” c’è di mezzo il fintech. E se gli istituti finanziari continueranno a perdere tempo, rischiano di offrire sempre più spazi alle startup che più di loro riescono a intercettare le esigenze dei millennials e sanno come conquistarli.

Un Commento a “I soldi li hanno i vecchi, non i millennials. Ma le banche sbagliano a pensarlo”

  1. Ascanio Graziosi

    La cultura bancaria in Italia è datata; risente ancora del modo di fare banca degli anni 70-80, l’epoca dei BOT e delle sottoscrizioni di titoli emessi dallo Stato con rendimenti elevati per renderli appetibili. In questo di fare banca modo era più facile e meno impegnativo impinguire il portafoglio di obbligazioni e titoli garantiti anziché valutare il finanziamento a medie e piccole imprese, certamente con un grado di rischio più elevato. In questo modo è venuta meno la funzione del banchiere che sa usare la leva finanziaria, expertise che non si acquisisce in un giorno, ma necessita di “daily exposure to risk”.

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