Claudio Simbula

Apr 12, 2016

Cos’è (e cosa non è) Sardex, l’ex startup diventata SpA

Partita da un piccolo paese della Sardegna, in 5 anni Sardex è arrivata al round da 3 milioni. Ecco come funziona (e perché piace così tanto)

Ieri è stata una giornata molto importante per il settore fintech italiano: Sardex, il circuito di moneta complementare nato in Sardegna, ha chiuso un round di investimento da 3 milioni di euro, dando il benvenuto a 6 nuovi investitori. L’investimento è accompagnato da un importante cambiamento societario: Sardex Srl diventa Sardex SpA e avrà un nuovo presidente, Stefano Meloni, che ha investito nel progetto con la sua società Melpart.

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Cos’è (e cosa non è) Sardex

Sardex è un circuito commerciale composto da professionisti, aziende e imprese che usa una valuta precisa: il Sardex, che ha un valore pari all’Euro (1 Sardex=1 Euro). Ogni società aderisce al circuito pagando un’iscrizione e un canone annuale o mensile. Una volta all’interno, la società può mette in vendita i propri beni e servizi e acquistare quelli messi a disposizione da altri.

Dimenticate Bitcoin, blockchain e le allusioni con il baratto: il ragionamento è più complesso e raffinato, ma allo stesso tempo molto semplice.

Facciamo un esempio considerando delle imprese appartenenti al circuito Sardex: un ristoratore può acquistare degli arredi da un negozio, per un totale di 1000 Sardex. Il negozio di arredi guadagnerà così 1.000 Sardex sul conto, che potrà poi utilizzare per comprare una vacanza in un albergo (600 Sardex) e un intervento da un dentista (400 Sardex). Il tutto senza dover attingere al proprio conto in Euro.

Ricapitolando, Sardex non è:

– una moneta virtuale (non è qualcosa di simile ai Bitcoin);

– un sistema di baratto (perché il baratto è solitamente immediato e unilaterale, cioè io do qualcosa a te, tu la dai a me: con Sardex io do qualcosa a te e poi posso comprare 1, 2, 3 altre cose da altre persone, facendo leva sui crediti accumulati).

Le transazioni sono agevolate dai contatti con i broker e gli account del circuito, sempre a disposizione per agevolare le imprese e per evitare l’accumulazione: i crediti vanno fatto circolare continuamente per alimentare il circuito stesso ed evitare la stagnazione.

L’obiettivo non è dunque possedere più crediti, ma far girare l’economia. Ecco uno dei motivi principali del perché Sardex funziona. In questo modo, l’attività economica si sgancia dalla finanza. I beni e servizi prodotti rappresentano la “moneta”, il cui valore è calcolato in Sardex.

5 anni di Sardex, in 6 tappe

Sardex è un sistema complesso ma allo stesso semplice che nel giro di 5 anni è cresciuto sempre di più. Ripercorriamo le tappe della crescita dell’azienda dal 2010 al 2015 riprendendo le parole di Nicola Pirina, direttore generale di Sardex:

2010: poco meno di 100 iscritti fanno la prima transazione, per chiudere poi l’anno con 250 iscritti e 350 mila euro transati;

2011: transano un milione ed entra Digital Investment;

2012: con 500 iscritti e 5000 operazioni transano 5 milioni;

2013: con 1.500 iscritti fanno oltre 10 mila transazioni;

2014: superano i 50 milioni di transato;

2015: con oltre 3.500 imprese iscritte, il circuito supera per la prima volta i 100 milioni di transato.

Per il 2016 si prevede una crescita costante, e l’investimento ed evoluzione dell’azienda comunicato ieri certifica la crescita in atto.

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Da Serramanna a tutta Italia

Il modello Sardex è stato applicato anche nel resto d’Italia, creando un Circuito di Credito Commerciale che condivide regole, processi e valori ben precisi, oltre ad abbracciare un codice etico comune. Le regioni coinvolte sono 9 (oltre la Sardegna): Piemonte, Lombardia, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Umbria, Campania, Emilia Romagna.

Ogni regione ha la sua moneta complementare: in Emilia Romagna il Liberex, che nel 2015 ha segnato oltre 300.000 crediti transati; in Lazio il Tibex, che a Marzo 2016 ha raggiunto i 2 milioni di crediti transati dalla sua nascita; in Piemonte il Piemex, che a giugno 2015 ha raggiunto un volume di transazioni pari a 400.000 crediti.

E poi in Abruzzo l’Abrex, in Lombardia il Linx, in Campania il Felix: le monete complementari avanzano, pronte a replicare le dinamiche positive registrate in Sardegna.

Cosa piace di Sardex

Il perché del successo di questo progetto è da ricercare in tanti fattori e su livelli diversi, da quello economico a quello umano. Partiamo da quest’ultimo: Sardex aiuta a mettere in rete imprese e persone: genera nuovi rapporti di fiducia, aiuta a fare gruppo e avviare collaborazioni, partnership e progetti condivisi, oltre ad aprire in maniera immediata nuovi mercati. Dal punto di vista economico, invece, Sardex contribuisce a creare nuovi business, mettendo l’economia al centro rispetto alla finanza. La moneta, come detto precedentemente, è rappresentata dai beni e servizi forniti dall’impresa.

Una lettura interessante del fenomeno l’ha data in un’intervista proprio Gianluca Dettori, il primo investitore a scommettere davvero nel progetto Sardex. «la circolazione del Sardex – dice il founder di dpixel – è 11 volte superiore all’euro: 1 Sardex genera 11 euro di Pil, 1 euro di finanza genera 1,4 euro di Pil. Insomma è un fortissimo stimolo al commercio ed incrementa il fatturato del circuito, ne riduce i costi e apre l’acceso al credito anche a chi non ne ha diritto secondo gli standard tradizionali».

Claudio Simbula