Le 5 mosse a sorpresa della Bce su euro e banche, spiegate senza giri di parole

Abbiamo provato a spiegarvi una ad una le nuove misure della Bce per far tornare a crescere l’economia in Europa. Eccole

Ne avevamo forse delineato la visione, scrivendo del report sulla Blockchain e del possibile ritiro delle banconote da 500€, ma ora abbiamo le prime conferme di quello che sarà il vero ruolo della Bce e del suo presidente Mario Draghi sul futuro della moneta unica europea. Da un lato le banche emettono i bond a margine negativo, dall’altro l’Eurotower prova a ridare potere d’acquisto all’euro. Lo fa varando oggi una serie di provvedimenti a sorpresa, 5 in tutto. Si parte subito con un taglio al ribasso del tasso principale di rifinanziamento, sceso allo 0,0%, e con un aumento di 20 miliardi per il programma di Quantitative Easing, che passa dagli attuali 60 miliardi di euro al mese a 80 miliardi a partire dal prossimo aprile. Non solo. Adesso la Bce potrà comprare non solo titoli di Stato ma anche i bond delle grandi aziende.

Le 5 ricette di Mario Draghi, spiegate una ad una

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1. Il tasso scende allo 0,0%

Si diceva che non sarebbe mai sceso oltre la soglia definita «invalicabile» dello 0,25%, e invece a sorpresa il consiglio direttivo della Banca centrale europea ha portato a zero il tasso di rifinanziamento principale delle banche, ovvero quanto gli istituti pagano per finanziarsi presso la Bce. Una mossa con la quale la banca centrale prova a smuovere, a cascata, tutti gli altri tassi.

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2. Il taglio sui depositi e il mondo dei margini negativi

La Bce ha anche portato il tasso sui depositi a -0,40%. Tradotto, vuol dire che le banche potranno ricevere il denaro a costo zero ma che se lo depositano di nuovo presso la Banca centrale europea dovranno pagare un piccolo interesse. Infatti questa misura non incontra le simpatie delle banche e degli istituti di credito europee, perché va a incidere (non poco) sugli interessi dei prodotti finanziari (leggi, in primis, assicurazioni, prestiti, mutui, ecc).

David Simonds Draghi 12.01.14

3. Da aprile 20 miliardi in più ogni mese

Non più 60 ma 80 miliardi al mese sul programma di acquisizione del debito avviato lo scorso anno dalla Banca centrale europea. Con l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce finora si è registrato un effettivo abbassamento del costo del debito, e uno dei paesi dell’area euro a beneficiarne è stato certamente l’Italia. Ora il piano di Quantitative Easing aumenterà di altri 20 miliardi, un terzo in più di quanto acquisito finora. Inoltre i limiti sugli acquisti possibili da parte della Bce per una singola emissione di bond saliranno al 50% (attualmente è il 33%).

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4. La Bce potrà comprare anche i bond delle grandi aziende

Se ne parlava, ma sembrava più fantafinanza, invece adesso davvero la Bce potrà finanziare direttamente le grandi aziende, attraverso l’acquisto di bond societari, purché abbiano un rating con livello d’investimento (cioè non speculativo). Fino ad ora il Quantitative easing ha riguardato in primis titoli di Stato e pochi altri bond emessi da agenzie europee o entità nazionali di rango istituzionale (come la Cassa depositi e prestiti).

Draghi vuole vedere a tutti i costi un effetto sull’economia reale. Più liquidità alle aziende, soprattutto nelle regioni d’Europa in cui industria, manifattura e agricoltura sono attualmente in crisi, significa non solo farle ripartire. E vederne già tra un anno gli effetti sul Pil dell’eurozona.

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5. Soldi subito alle banche che aiutano l’economia

Da giugno la Bce immetterà sul mercato un pacchetto di quattro prestiti “TLtro” alle banche. Tradotto, gli istituti di credito e le banche pagheranno un tasso tanto più negativo (a partire dallo 0,00% del tasso principale) quanto più faranno credito. E per la prima volta il tasso su questi prestiti sarà non più il tasso principale ma il tasso sui depositi, quindi negativo: in pratica la Bce pagherà alle banche che ricevono un prestito un tasso dello 0,40%.

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“Abbiamo sconfitto quelli che dicono sempre di no”

«Se avessimo incrociato le braccia dicendo “nein zu allen” saremmo davanti a una deflazione disastrosa». Il presidente della Bce al termine del consiglio lo ha voluto dire in tedesco, forse non a caso: «Abbiamo sconfitto quelli che dicono sempre no». Chi? La Germania, in primis. Non lo dice, ma glielo dice nella loro lingua. Sulle misure approvate Draghi ha ottenuto oggi in consiglio una maggioranza che lui stesso ha definito «schiacciante». Per la serie, dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io. Il nemico non ha un nome in particolare, ma è innegabile che con questa mossa “SuperMario” ha mostrato davvero i muscoli: la ripresa, se ci sarà, passa da lui e solo da lui. «Quando discutiamo questi temi lo facciamo con in mente non un singolo Paese, ma l’intera Eurozona», ha sottolineato Draghi, rispondendo a chi chiedeva domanda se i maxi-prestiti Tltro fossero in realtà un modo per aiutare le banche italiane.

I nuovi tassi di interesse potrebbero rimanere a lungo su questa soglia. Questo almeno è l’auspicio: «a lungo, e ben oltre l’orizzonte temporale degli acquisti», secondo Draghi, che indirettamente ha dato oggi un messaggio forte e chiaro sulla “forward guidance (per approfondire, leggi la scheda in fondo all’articolo) dei tassi, molto attesa dai mercati.

Aldo V. Pecora
@aldopecora

Scheda: Cos’è la “forward guidance”

fonte: Wikipedia

La forward guidance, o forward policy guidance, è uno degli strumenti a disposizione di una banca centrale per esercitare il proprio potere in politica monetaria al fine di condizionare, con i propri annunci, le aspettative dei mercati sui futuri livelli dei tassi di interesse. Lo scopo è quello di raggiungere determinati obiettivi macroeconomici che l’istituzione si è prefissata, come il ribasso dei tassi d’interesse a lungo termine o lo stimolo agli investimenti e alla spesa aggregata.

Si tratta, essenzialmente, di una strategia di comunicazione pubblica, che rientra nell’arsenale degli strumenti definiti “non convenzionali”, la cui utilità si rivela soprattutto in quelle situazioni economiche dette di trappola della liquidità, in cui gli spazi di manovra “classici” sui tassi di interesse sono estremamente ridotti a causa dal fatto che i tassi nominali a breve termine sono vicini allo zero. In questi casi, la forward guidance può aggiungersi ad altri strumenti di natura “non convenzionale”, come il Quantitative Easing e il Credit Easing.

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